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Due pesi, una sola fede: l’anti-trumpismo europeo si ferma a Caracas

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L’Europa predica anti-trumpismo e censura etica, ma applaude l’operazione USA in Venezuela e l’opposizione filo-mercato. Tra guerra in Europa, doppi standard e amnesie coloniali, la sinistra liberale dimentica l’emancipazione e si allinea al capitale.

L’anti-trumpismo di sinistra sciolto nel Venezuela

Esiste un anti-trumpismo a geometria variabile da parte della governance europea, seguita a ruota da tutto il pavoneggiante mondo della società civile progressista. Quello degli appelli alle censure etiche per gli intellettuali, per intenderci.

Il management europeo appare molto determinato a spezzare la via della pace sul suolo continentale, nonostante gli Stati Uniti, che la guerra la innescarono, siano ormai propensi ad accettare la sconfitta militare della Nato.

Così straparla di asset russi da utilizzare per far pagare a Mosca i danni di guerra. Una vera e propria provocazione immemore di Versailles, con la novità storica di essere presentata a chi quel conflitto lo ha praticamente vinto. La reazione, comprensibilmente, non sarebbe proprio amichevole.

Nel mentre, però, i contabili di Bruxelles, con sorridente noncuranza, acclamano genuflessi l’operazione trumpiana in Venezuela e portano in trionfo la fascista María Corina “Pinochet” Machado, pronta a svendere a Trump le risorse energetiche del suo paese, perché sia soddisfatta quella putrida borghesia compradora da sempre nemica della giustizia e, con impeto razzista, di quei campesinos che grazie alla rivoluzione bolivariana hanno ottenuto democrazia e protezione sociale.

Ecco la sinistra liberale, sempre attenta al bon ton delle conversazioni di prammatica, sempre concentrata a elogiare la produzione artistica dal ritmo algoritmico inclusivo, improvvisamente, non solo salta sul carro della violenza capitalista d’esportazione, ma si dimentica delle lotte reali di emancipazione che gli sfruttati combattono nei loro paesi. Diventa di buon grado l’amichetta intimidita, ma occhieggiante, del trumpismo.

Il vero nemico del capitalismo è sempre stato e sempre sarà il socialismo. Questo assunto rappresenta l’oggetto della corrispondenza di amorosi sensi tra chi ha magari differenti visioni sul futuro dell’imperialismo occidentale, ma ha una ferrea certezza: colpire duro tutti i paesi che rifiutano la colonizzazione dei nostri mercati. Altro che destra e sinistra.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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