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mercoledì, Agosto 17, 2022

La Germania in crisi, raziona energia. Der Spiegel: ‘Bisogna trattare con Putin’

Se la Germania trema, il resto d’Europa che minimizza racconta favole ai suoi cittadini per momentanea convenienza politica, la sintesi brutale della realtà che abbiamo di fronte.
Il punto di Piero Orteca per Remocontro*

La Germania senza gas trema. Der Spiegel: ‘trattare con Putin’

Finestra russa di opportunità strategica?

Il Cancelliere Scholz, bisogna dargliene atto, l’aveva presagito fin dal primo momento che questa dannata crisi ucraina avrebbe finito per devastare l’Europa. A cominciare proprio dal suo Paese, da sempre in prima linea nel guardare ad est, costretto anche dalla geografia.

E chi è in prima linea, si sa, può guadagnarsi luccicanti medaglie al valore o vedersele assegnare “alla memoria”. Con la chiusura “per manutenzione” del gasdotto Nord Stream 1, Putin, probabilmente, sta sfruttando una “finestra di opportunità” strategica.

Almeno, così la pensano molti analisti. Vuole provare a mettere in ginocchio le economie dei Paesi europei, prima che le sanzioni mettano in ginocchio lui. È una questione di tempi. Certo, la situazione che ha creato è pesante.

Segnali allarmanti seminascosti

“La Germania sta razionando l’acqua calda – scrive il Financial Times – abbassando l’intensità dell’illuminazione stradale e chiudendo le piscine. Tutto questo mentre l’impatto della sua crisi energetica comincia a diffondersi, dall’industria agli uffici, fino ai centri ricreativi e alle case”. Decisioni da economia di guerra, in definitiva.

Secondo l’autorevole quotidiano finanziario britannico, la mossa di Putin, di tagliare le forniture al Nord Stream 1 già il mese scorso, “ha fatto precipitare la Germania, cioè la più grande economia europea, nella peggiore crisi energetica dallo schock petrolifero del 1973”.

Ma siccome, quando si ha l’acqua alla gola, si è pronti a rinnegare filosofie politiche e altre cianfrusaglie ideologiche, il Ministro Robert Habeck (Economia e Protezione climatica) ha detto che il Governo di Berlino andrà avanti, bruciando fino all’ultimo pezzo di carbone. E via inquinando di questo passo.

Semaforo Verde all’emergenza di guerra

Il ministro Habeck è un “Verde”. Come Annalena Baerbock, la Ministra degli Esteri. Che, ormai, di ambiente non parla più: le interessano maggiormente missili e carri armati e dice che trattare con i russi è tempo perso. Meglio la guerra, insomma.

E le tre centrali nucleari che ancora sono attive? Il governo avrebbe deciso di chiuderle, alla fine dell’anno, su pressioni dei Verdi. Resteranno aperte, perché, tutto il mondo è paese, ormai l’emergenza autorizza a rimangiarsi programmi e promesse elettorali.

Il gas a spegnarsi

Fino a maggio la Germania importava il 55% del suo fabbisogno nazionale di gas dalla Russia. Poi, Mosca ha improvvisamente tagliato il 60% dei flussi, facendo esplodere i prezzi, fino a 170 euro al Kilowattora. Una vera mazzata per tutti, ma in particolare per i settori produttivi e per i cittadini. I primi già in lotta con l’aumento dei costi di materie prime e semilavorati, i secondi strangolati da un’inflazione al 7,6%, che non conoscevano da decenni.

Un’inflazione che rischia di decollare, rivelandosi incontrollabile, per l’aumento esponenziale dei costi dell’energia (e degli alimentari), ma soprattutto per l’inerzia o, forse, a questo punto, l’inettitudine della Banca Centrale Europea.

Il deprofundis è arrivato con il blocco totale del Nord Stream. Durerà per i 10 giorni programmati? In molti, specie in Germania, cominciano a dubitarne. E, com’è logico, quando dai grandi ideali si passa sul terreno, più accidentato, ma prioritario, di pane e companatico, le grida di dolore diventano “cori lagrimosi”.

Der Spiegel e i criminali in guerra

Der Spiegel non usa mezze misure e si chiede: “Puoi parlare con un criminale di guerra?” E prosegue, tanto per far capire dove voglia andare a parare: “La Russia ha decine di migliaia di vite sulla coscienza in Ucraina, ma le richieste di iniziative diplomatiche stanno diventando più forti in Occidente. In Germania, un numero crescente di partiti di governo, ma anche di opposizione, vorrebbe vedere colloqui con Mosca”.

Questo, a lume di logica, vuol dire che Putin, lungi dall’essere vinto sul campo di battaglia, fatica ad essere piegato anche dalle sanzioni. Anzi, l’impressione è che la Russia non solo resista, ma parta anche al contrattacco economico dell’Occidente.

Sanzioni americane alla Von der Leyen

Sempre Der Spiegel pubblica un report sull’efficacia delle sanzioni. Ebbene, lo stesso ideatore dei “pacchetti”, Bjorn Saibert, capo di gabinetto di Ursula Von der Leyen, manifesta qualche dubbio. Mentre un autorevole esperto, Gabriel Felbermayr (Istituto austriaco per la ricerca economica) sostiene che “Mosca sta facendo molto meglio del previsto, perché le sanzioni da parte dell’Europa e degli Usa non sono state abbastanza coerenti”.

Allora, se a Bruxelles si studia addirittura un sesto pacchetto di interventi contro l’economia russa, probabilmente le perplessità manifestate dagli esperti hanno un fondamento. Forse Putin stringe i rubinetti del gas perché vuole costringere l’Europa a trattare alle sue condizioni?

Putin: "Le armi americane all'Ucraina? Le schiacciamo come noci"

Azioni barbare in Ucraina e i Talebani

“Per quanto grave sia la guerra – scrive a questo proposito Der Spiegel – e le azioni della Russia in Ucraina sono davvero barbare, è sempre necessario evitare che accada ancora peggio: catastrofi umanitarie, un’estensione della guerra ad altri Paesi ò un’escalation nucleare. Ecco perché i russi e gli americani hanno mantenuto i contatti durante la Guerra fredda. E perché il governo tedesco ha negoziato con i talebani afghani per anni, anche se avevano migliaia di vite sulla coscienza”.

Tedeschi e francesi (ma anche gli italiani, almeno all’inizio) hanno cercato in tutti i modi di fare ragionare Putin. Vedevano lontano.

E i Verdi? Beh, in Germania, almeno per decenza, vista la politica energetica che stanno avallando, si scelgano un altro colore. Magari “fumo di Londra”. Farebbero più figura.

* Remocontro

Gas, la russia taglia ancora: -50% all'Italia

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