L’Europa, nuova periferia del mondo

La geopolitica che cambia: nei prossimi anni, per capire il mondo, dovremo ripulirci dalle vecchie idee che pongono l’Europa (e appendici) ancora al centro.

L’Europa e la geopolitica che cambia

Come noto, l’amministrazione USA ha riorganizzato Indiano e Pacifico in Indo-Pacifico, unificando la strategia. Mentre il ruolo del Pacifico è chiaro, quello dell’Indiano, va indagato.

L’Oceano Indiano rappresenta il 20% dell’acqua della superficie terrestre, ma l’80% del trasporto mondiale di petrolio (vi si affacciano Golfo Persico, Stretto di Malacca, Mar Rosso + Suez).

Nel 1995, Mandela durante una visita in India, propose l’Indian Ocean Rim Association, per co-gestire economia e sicurezza.

L’organizzazione oggi include membri di Africa, Asia e Oceania e svariati osservatori (tra cui l’Italia).

L’Oceano Indiano fu percorso dalla Via della Seta Meridionale, associata alle spezie (in particolare pepe), che costeggiando Indocina e India, risaliva da Aden tutta la penisola arabica.

Fu l’oceano in cui missionari buddhisti, induisti, cristiani, mercanti cinesi di porcellana, pirati giapponesi, venditori di cavalli arabi (Aden ne fu un centro), commercianti di spezie dell’Insulindia, venditori di datteri dal Medio Oriente, di oro-avorio e pelli dall’Africa, mercanti di schiavi dalla fascia sudanese fondarono quartieri-empori con un caratteristico melting pot dell’area (di cui l’India diventò specchio: unità nella pluralità).

Oceano con la base aeronavale anglo-americana di Diego Garcia, ma anche con le due aree a maggiore concentrazione di pirati (Somalia-Yemen-Socotra // Insulindia).

Con Gibuti pieno di basi militari di ogni paese con velleità e destinazione privilegiata per investimenti di Turchia, Qatar, EAU.

Area schiacciata tra i BRICS (Cina-India-Sud Africa tracciano una diagonale), ma al centro del Dialogo Quadrilaterale di Sicurezza (QUAD: Giappone, Australia, USA, ancora India).
Fino alla proposta giapponese di “Indo-Pacifico libero e aperto” del 2016, ripresa nel 2019 dagli USA.

Il timore è che questa area Indo-Pacifica, recentemente nata, possa minacciare gli interessi del vecchio centro. Una vicinanza tra BRICS e mondo arabo chiuderebbe l’Indiano, portando avanti -con qualche variazione- le previsioni di Mackinder su una saldatura euroasiatica.

La mappa sotto include tre aree:

1 La rossa è l’Oceano Indiano
2 La blu è il Pacifico
3 la verde è l’ASEAN (crescita PIL 2022: +6,5%; 620 milioni di abitanti; complessivamente terza economia in Asia -dietro le confinanti India e Cina- e settima al mondo; tra il 2007-2014 Pil pro capite cresciuto del 76%).

L'Europa, nuova periferia del mondo

Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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