G7, BRICS e neo-feudalesimo: quali scenari si aprono al futuro?

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Neo-feudalesimo, fascismo democratico e egualitarismo decentralizzato: quale scenari si aprono al futuro delle nostre società?

G7, BRICS e neo-feudalesimo

Fa notare Wallerstein che il 1968 e il 1989 furono due momenti molto simili nella storia contemporanea.

In tutti e due casi, si esprimeva il dubbio che lo Stato riformista o socialista potesse non rispondere alle esigenze di una maggiore uguaglianza.

L’autore aggiunge che il crollo del socialismo reale ha innescato una più rapida disgregazione del capitalismo. Viene a mancare la molla del nemico esterno/interno.
In quelle stesse pagine si vagheggiano tre futuri possibili, dato il crollo del sistema vigente:

1- Un neo-feudalesimo: un mondo di poteri frammentati, in cui il capitale perde l’aspetto di motore, ma le disparità sopravvivono giustificate con la naturalezza di una gerarchia sociale o delle competenze (tante piccole Singapore).

2- Un “fascismo – democratico” (lo chiama così): una minoranza abbastanza vasta vive in un regime post-democratico, capitalista, ma con una certa eguaglianza interna; mentre circa l’80% della popolazione mondiale vive in povertà, come proletariato che produce beni di consumo.

3- Un mondo egualitario e decentralizzato: presentato come il meno probabile, ma non impossibile.

Oggi vedendo quanto accade nel mondo queste previsioni sembrano quanto mai attuali e verosimili.

Abbiamo un G7 che sembra optare per la seconda possibilità (anche se stento a credere nell’eguaglianza interna sul lungo periodo).

Abbiamo stati più piccoli che sono diventati richiamo per i ricchi di tutto il mondo e che cercano di basarsi o sulla tecnocrazia (Singapore) o su un senso generico di adesione al proprio ruolo socio-gerarchico (Emirati Arabi Uniti); per certi versi, simili al profilo 1.

Infine abbiamo l’alternativa 3, difficile sapere se BRICS stia prendendo questa linea. Con un minimo di senso realistico verrebbe da dire no. BRICS è in parte diventato strumento per la politica estera cinese, in minor chiave russa (più di riflesso), ma questo non esclude un maggiore equilibrio in quella proposta che nel mondo odierno o negli altri due scenari.

 

Sarebbe interessante però inserire altri due stimoli.

Gli studi di P. Clastres in cui sostiene che la gerarchia non è connaturata alla nostra specie. Interi gruppi amazzonici (tribali o società di banda) non hanno una vera gerarchia.

1. Questi piccoli gruppi vivono perennemente in guerra tra loro e il capo per mantenere questo titolo è costretto a combattere per primo, questo lo porta spesso a morire, a non accumulare potere (o a far crescere abbastanza i figli per ereditarlo);

2. Il guaritore (che spesso vive ai margini, altro trucco anti-potere) è una figura esterna alla sfera sociale, ma comunque di contro-potere;

3- Il capo è costretto (dal ruolo) ad arringare ogni sera il suo gruppo e (cosa che lasciava stupiti tutti gli antropologi) nessuno lo ascoltava;

4- Il capo aveva il diritto di avere più mogli, dovendo quindi sfamare più bocche, cacciare di più (con tutti i rischi del caso in una società senza antibiotici). Il capo, quindi, era una figura di potere in guerra e nella poligamia, cosa che però gli dava povertà e un’alta possibilità di morire per primo.

Il secondo spunto sul neo-feudalesimo riguarda il post-umano (e la grande riflessione che se ne è fatta in una certa sinistra spinoziana). Cosa accadrà quando potremo effettivamente implementare il nostro cervello o il nostro corpo con tecnologie esterne?

Cosa accadrà quando con 15.000 euro potremo disporre di un traduttore universale interno? O di protesi per trasportare 100kg? O di memorie alternative su cui spostare parte della nostra e non dimenticare nulla? So che sembra fantascienza, ma alcune di queste tecnologia saranno disponibili nei prossimi decenni.

Che squilibrio ci sarà tra chi avrà accesso (tramite denaro) a queste tecnologie e chi ne sarà tagliato fuori? Non sarà come ricreare una nuova nobiltà? Vale la pena ricordare come “aristocrazia” derivi dal greco “aristos” migliore “cratos” superiore, di comando, quindi: migliore per comandare.

Siamo davanti a una nuova aristocrazia cyborg (letteralmente umano-macchina)?

Nella foto copertina: “Il pesce grande, mangia il pesce piccolo” di Pieter van der Heyden.

 

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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