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Il No alla riforma segna una sconfitta netta per il governo. Decisivo il voto del Sud, che ribalta gli equilibri del Nord. Emergerebbe una possibile alternativa politica, ma resta il nodo delle fratture interne e dell’allineamento euro-atlantico.
È il Sud che ha determinato il risultato*
– Fausto Anderlini
La sconfitta della destra, e della Meloni in primis, è sonora e segna un cambio di fase. La discesa in campo della premier ha forse ridotto uno scarto che sarebbe stato più grande (emblematica la compattezza del voto nel Nord), ma ha reso ancor più evidente una sconfitta che le tarpa le ali in via, come probabile, definitiva.
Il terreno prescelto come viatico alla grande e finale decostruzione della Costituzione era il più favorevole per la comune antropologia. E infatti tutti i motivi più vieti del senso comune acrimonioso sono stati utilizzati allo scopo. La magistratura, come ogni organo istruttorio e giudicante, non è amata, quanto temuta, anche quando rispettata. Il suo operato non si risolve mai in un plauso erga omnes. Una parte in causa esce sempre scontenta, e spesso tutte le parti hanno motivo di insoddisfazione. Solo in rari momenti (come è stato nell’interregno di “Mani pulite”) riesce a godere di una popolarità prevalente.
In tutte le indagini di gradimento la magistratura è quasi sempre agli ultimi posti, assieme alle banche, ai partiti, alla classe politica e ai sindacati. Se il dispositivo diffamatorio non ha funzionato è anche perché è apparso chiaro il tentativo di una componente ancor più screditata dell’élite politica, ma non solo, di vendicarsi garantendosi l’impunità.
Questa ennesima difesa con successo della Costituzione ad opera del popolo italiano è perciò ancor più significativa e, nell’immediato, rafforza l’autorevolezza di un terzo potere logorato da diverse incrinature.
Sarà interessante approfondire l’analisi del voto nella molteplicità dei suoi risvolti, ma un dato balza agli occhi con grande evidenza. Le grandi aree urbane del centro-nord e le regioni tradizionalmente orientate a sinistra si sono mosse secondo le attese, sostenendo il No. Ma questo non sarebbe bastato a contrastare l’orientamento dominante del resto del Nord. Tutto il valore aggiunto che è stato decisivo per il risultato nazionale si deve al Sud e alle isole. Qui, sebbene meno gente si sia recata alle urne, il pronunciamento per il No è stato massiccio (sempre con divari attorno a venti punti e anche più) e uniforme. Tanto nelle grandi città che nei piccoli centri e nel territorio. Solo una provincia, quella di Reggio Calabria, e in misura ristretta, ha premiato il Sì.
È il Sud che ha determinato il risultato.
La geografia del voto è la stessa, solo più accentuata, delle elezioni del 2022. Un’alleanza elettorale Pd-5S avrebbe garantito, con la legge elettorale vigente, una sicura vittoria sulla destra, permettendo una saldatura fra il Sud, il centro e le grandi aree urbane. I motivi per i quali questa saldatura non avvenne sono noti. Il blocco euro-atlantico dominante nel Pd impose la frattura, aprendo consapevolmente la strada alla destra. Questa unificazione elettorale è oggi di nuovo possibile, ma per transitare dalla mappa cartacea al fatto politico occorre suturare quella frattura, riportando indietro il rullino della vicenda.
Senza una chiara revoca dei misfatti euro-atlantici, con tutto ciò che ne deriva, e cioè una netta opposizione alle guerre imperiali e per procura e alle politiche di riarmo, il campo largo si ritroverà di nuovo ristretto. Credo che queste siano le attese popolari che danno significato profondo al voto. Non per caso la cd. “sinistra per il Sì” (che esce letteralmente spianata dal voto) è la stessa che più si è esposta contro la Russia e nel sostegno a Israele sino a compiacersi del “tradimento infame” (come lo ha definito Zuppi) perpetrato con l’assassinio della dirigenza iraniana.
Con costoro nessuna alleanza è possibile. Nessuna pluralistica compiacenza. Nessun surrettizio abbozzamento. Se c’è qualcosa di più disgustoso della destra è proprio questa sedicente “sinistra per la destra”.

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini
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