Il boomerang iracheno: il piano contro l’Iran incendia Baghdad

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

Il piano Usa-Israele di usare milizie curde dal Kurdistan iracheno per destabilizzare l’Iran rischia di trasformarsi in un boomerang. Teheran colpisce preventivamente e il mondo sciita iracheno si mobilita. Il rischio è riaccendere una guerra settaria regionale.

Il boomerang iracheno

Quando le potenze giocano a scacchi con il Medio Oriente, spesso dimenticano un dettaglio: sulla scacchiera non ci sono solo pedine, ma società fratturate, identità religiose e rivalità storiche che aspettano solo l’occasione per riesplodere. L’ultimo piano attribuito all’asse Washington–Tel Aviv sembra rientrare perfettamente in questa categoria.

L’idea, almeno sulla carta, è semplice: utilizzare le milizie curde presenti nel Kurdistan iracheno come leva militare per destabilizzare l’Iran dall’interno. Un’infiltrazione di combattenti verso i confini occidentali della Repubblica islamica dovrebbe fungere da scintilla per alimentare un’insurrezione più ampia contro il regime degli ayatollah. Una strategia elegante nei briefing strategici. Molto meno nella realtà.

Teheran, infatti, ha reagito con una rapidità che suggerisce quanto l’ipotesi fosse già stata prevista. L’esercito iraniano ha colpito con missili alcune basi curde nel nord dell’Iraq, dichiarando di voler neutralizzare gruppi armati considerati ostili alla rivoluzione islamica.

Un messaggio piuttosto chiaro: se qualcuno pensa di aprire un fronte terrestre contro l’Iran partendo dall’Iraq, la risposta arriverà prima ancora che il piano entri davvero in azione.

Il fronte curdo e il rischio dell’escalation

Secondo diverse fonti internazionali, tra cui BBC e Associated Press, negli ultimi giorni circolavano voci insistenti su contatti diretti tra l’amministrazione statunitense e leader delle milizie curde. L’ipotesi sarebbe quella di utilizzare gruppi dissidenti curdo-iraniani, già presenti nel nord dell’Iraq, come forza d’urto contro Teheran. Il problema è che la geografia politica della regione non è un laboratorio sterile.

Il Kurdistan iracheno ospita diverse organizzazioni armate che storicamente hanno avuto rapporti ambivalenti con Washington. In passato gli Stati Uniti hanno sostenuto le forze curde nella lotta contro l’ISIS, ma l’idea di trasformarle in uno strumento diretto contro l’Iran introduce una variabile molto più destabilizzante.

Teheran, dal canto suo, ha già dimostrato di considerare la questione curda una minaccia strategica. I recenti bombardamenti contro obiettivi nel Kurdistan iracheno sono stati presentati proprio come un’operazione preventiva per impedire un’incursione transfrontaliera. Il rischio è evidente: trasformare una tensione regionale in una guerra su più fronti.

Se il piano occidentale prevede di sfruttare la questione curda per indebolire l’Iran, la reazione iraniana potrebbe essere quella di mobilitare l’intero universo sciita della regione. E qui entra in scena l’Iraq.

L’Iraq sciita: la miccia più pericolosa

L’Iraq non è esattamente un modello di stabilità. Dopo l’invasione americana del 2003, il paese è stato riorganizzato secondo un delicato equilibrio confessionale: una maggioranza sciita, una consistente minoranza sunnita e una regione curda semi-autonoma.

Sulla carta doveva essere un sistema di bilanciamento. Nella pratica è una formula precaria che ha già prodotto anni di guerra civile. Oggi circa il 60% della popolazione irachena è sciita e molti dei partiti più influenti mantengono legami politici e religiosi con Teheran. Non sorprende quindi che alcune autorità religiose irachene abbiano condannato l’attacco occidentale all’Iran, definendolo una violazione delle norme internazionali.

La posizione del grande ayatollah Ali al-Sistani, una delle figure più rispettate dello sciismo globale, è stata particolarmente significativa. Nella sua dichiarazione ha denunciato la guerra come un’azione pericolosa destinata a destabilizzare l’intera regione.

Tradotto dal linguaggio diplomatico: se la pressione militare sull’Iran continuerà, la solidarietà sciita potrebbe trasformarsi in mobilitazione politica — o peggio militare. Un incubo strategico per Washington.

Perché l’Iraq ospita ancora basi e personale militare statunitense. Immaginare un sollevamento delle milizie sciite irachene contro queste installazioni non è fantapolitica: è uno scenario che molti analisti considerano plausibile.

Nel frattempo la politica irachena attraversa una fase delicata. Il possibile ritorno al potere di Nouri al-Maliki, considerato vicino all’Iran, è visto con grande sospetto a Washington. Gli Stati Uniti hanno già fatto sapere, più o meno discretamente, di preferire un altro equilibrio politico. Un dettaglio che non aiuta certo a calmare le tensioni.

Il vaso di Pandora mediorientale

Attaccare una potenza regionale come l’Iran — novanta milioni di abitanti, una lunga tradizione statale e una rete di alleanze informali in tutta l’area — significa mettere mano a un sistema geopolitico estremamente fragile. Ogni mossa produce conseguenze imprevedibili.

L’idea di utilizzare i curdi iracheni come trampolino per un’offensiva contro Teheran potrebbe rivelarsi un clamoroso errore strategico. Non solo rischia di rafforzare le fazioni più radicali in Iran, ma potrebbe anche riattivare le tensioni settarie in Iraq, un paese che non ha mai davvero superato le cicatrici della guerra civile.

Il Medio Oriente è un sistema di equilibri instabili. Basta una scintilla per accendere incendi che nessuno riesce più a controllare. E se la storia della regione insegna qualcosa, è che le guerre iniziano spesso con grandi piani strategici… e finiscono con crisi che nessuno aveva previsto.

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

Sira Beker
Sira Beker
Leggetemi sulla fiducia.

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli