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Dopo la morte di Ali Khamenei, l’Assemblea degli Esperti nomina Mojtaba Khamenei nuova guida suprema dell’Iran. Mentre la scelta ha enormi implicazioni geopolitiche, parte della stampa occidentale preferisce concentrarsi su case di lusso e dettagli privati.
Il nuovo leader iraniano e il racconto deformato dei media
Il 28 febbraio ha segnato una nuova fase nella crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele. Negli attacchi condotti contro obiettivi iraniani è stato ucciso l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica dal 1989.
A pochi giorni da quell’evento, l’organo costituzionale incaricato di designare il leader religioso e politico del Paese — l’Assemblea degli Esperti — ha annunciato la nomina del nuovo capo dello Stato teocratico: Mojtaba Khamenei.
Cinquantasei anni, figura considerata vicina alle posizioni più conservatrici del sistema iraniano e da tempo indicato come possibile successore del padre, Mojtaba Khamenei è diventato così il terzo leader della Repubblica islamica dopo Ruhollah Khomeini e lo stesso Ali Khamenei.
La nomina è stata comunicata dalla televisione di Stato iraniana con una dichiarazione ufficiale che ha richiamato esplicitamente l’articolo 108 della Costituzione iraniana, la norma che disciplina l’elezione della guida suprema.
Nel comunicato si legge: “Nel commemorare la memoria di queste guide divine e popolari, si dichiara che, dopo un’attenta e approfondita revisione e avvalendosi della capacità dell’Articolo 108 della Costituzione, in conformità con il suo dovere religioso e la sua fede nel porsi al cospetto di Dio Onnipotente, nella sessione straordinaria odierna, l’Ayatollah Seyyed Mojtaba Hosseini Khamenei (che Dio lo preservi) è nominato e presentato come terza guida del sacro sistema della Repubblica Islamica dell’Iran con il voto decisivo degli onorevoli rappresentanti dell’Assemblea degli Esperti”.
Sul piano politico il messaggio è evidente: il sistema istituzionale iraniano ha scelto una figura interna alla continuità del potere religioso e militare del Paese, con il sostegno delle Guardie Rivoluzionarie e dell’apparato clericale.
Ma accanto al dato politico esiste un altro elemento che raramente compare nelle analisi occidentali: il contesto personale in cui avviene questa successione.
Secondo diverse ricostruzioni, negli attacchi del 28 febbraio Mojtaba Khamenei avrebbe perso diversi membri della propria famiglia, oltre al padre, tra cui la madre, la moglie , un figlio, la sorella, un cognato e due nipoti. Una circostanza che, nel linguaggio politico iraniano, viene presentata come sacrificio personale per la sopravvivenza dello Stato.
In altre parole, per la nazione iraniana la successione non rappresenta soltanto una scelta istituzionale, ma anche un simbolo di continuità e di rivalsa nazionale.
Quando la geopolitica diventa gossip
Ed è qui che entra in scena la stampa occidentale. In teoria, la nomina della guida suprema di uno dei principali attori geopolitici del Medio Oriente dovrebbe essere trattata come una notizia di grande rilievo strategico: rapporti di forza regionali, equilibri militari, prospettive diplomatiche. In pratica, gran parte della copertura mediatica ha scelto un’altra strada.
Un caso emblematico è quello di Repubblica, che ha dedicato ampio spazio a dettagli sulla vita privata del nuovo leader, tra cui presunte proprietà immobiliari di lusso e cure mediche per problemi di fertilità.
È una scelta editoriale interessante, perché rivela molto sul modo in cui il sistema informativo occidentale seleziona e costruisce le proprie narrazioni.
Quando si tratta di analizzare la leadership di paesi considerati ostili, la dimensione geopolitica tende a essere ridotta a un racconto morale o personale. Non strategie, ma psicologie. Non equilibri di potere, ma biografie scandalistiche.
Il risultato è una trasformazione della politica internazionale in una sorta di cronaca mondana. Il problema non è tanto criticare il nuovo leader iraniano — cosa perfettamente legittima — quanto il modo in cui la critica viene costruita.
Perché mentre la stampa occidentale si concentra sulle abitazioni private o sui trattamenti medici di un leader iraniano, nello stesso spazio mediatico restano spesso in secondo piano questioni molto più rilevanti: l’escalation militare nella regione, le vititme civili, i crimini di guerra. l’impennata dei prezzi energetici. In altre parole, la geopolitica scompare dietro il gossip.
Il paradosso diventa ancora più evidente se si guarda tutto questo pensando agli Epstein files dove emerge come un bel pezzo della classe dirigente occidentale era a conoscenza, direttamente o indirettamente, se non collusa, consapevolmente o meno con una rete di spionaggio, ricatti, pedofilia, con ipotesi di reati gravissimi, corruzione, violenze sessuali, morti sospette, finanziamenti a partiti, da destra a sinistra, interi governi, monarchie…ma il figlio di Khamenei ha case di lusso e ha fatto cure per l’infertilità.
La stampa libera ci da grandi soddisfazioni.

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