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mercoledì 18 Maggio 2022
PolisErdogan bombarda Kobane, la città simbolo della resistenza curda. Silenzio della Nato

Erdogan bombarda Kobane, la città simbolo della resistenza curda. Silenzio della Nato

Bombe su Kobane: con la scusa di perseguire i combattenti curdi del partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), la Turchia sta facendo terra bruciata del Kurdistan dell’Iraq.

Erdogan bombarda Kobane

La guerra in Ucraina sta facendo da ombrello mediatico oscurando tutte le situazioni di crisi nel mondo nell’asimmetria totale del giudizio da parte di politica e media.

È il caso della città di Kobane, considerata peraltro un simbolo della resistenza all’Isis, finita nuovamente sotto le bombe turche.

Con la scusa di perseguire i combattenti curdi del partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), la Turchia sta facendo terra bruciata del Kurdistan dell’Iraq: intensifica gli attacchi ai curdi della Siria e continua le operazioni militari nel Kurdistan Iracheno.

Ankara sta usando la copertura della guerra in Ucraina per attaccare il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK).

Questo avviene nel più totale silenzio dei paesi occidentali. Ennesimo caso di aggressore e di aggredito che non fa notizia. Quelle turche, paese che fa parte della Nato, sono “bombe umanitarie.”

L’esercito di Recep Tayyip Erdogan ha lanciato una serie di attacchi sul territorio nel Kurdistan dell’Iraq, guidato dal governo regionale del Kurdistan (KRG), non solo nel territorio del Kurdistan Siriano, per la precisione nel nord-est della Siria.

Mercoledì un drone turco ha ucciso il co-comandante delle forze della milizia sostenuta dagli Stati Uniti a Kobane e altri due combattenti delle Unità di Protezione delle Donne (YPJ) a guida curda.

Venerdì quattro missili lanciati dell’esercito turco hanno colpito direttamente la città. Diversi civili sono stati feriti, secondo i rapporti locali.

Nell’ultima settimana, dalle zone controllate dai turchi, l’artiglieria ha ripetutamente preso di mira Tal Tamr e Zarkan, uccidendo cinque persone e ferendone almeno altri dieci, secondo il Rojava Information Center.

Ankara considera i combattenti siriani sostenuti dagli Stati Uniti non scindibili dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan, o PKK, un gruppo militante di sinistra con sede nelle montagne del vicino Iraq settentrionale.

Erdogan continua offrirsi come mediatore della pace tra la Russia e Ucraina, ma sia in Turchia che nei paesi limitrofi continua a violare il diritto internazionale e la sovranità di Iraq e Siria.

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