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giovedì, Agosto 11, 2022

Elezioni comunali, astensione record ma tutti contenti: vincere tra le macerie

Il voto delle comunali si chiude con un’affermazione del cosiddetto “campo largo”, l’alleanza di centrosinistra allargata anche al M5s. Conquistate anche Piacenza, Alessandria e Monza. Il dato più significativo resta la bassa affluenza. Ma alla politica evidentemente sta bene così. La vittoria tra macerie che ha contribuito a creare – è una garanzia per la sua sopravvivenza.

Elezioni comunali, astenuti e contenti

Sette sindaci al centrosinistra, 4 al centrodestra, 2 alle liste civiche. E’ questo il nuovo quadro venuto fuori dal turno di ballottaggio. Con cinque comuni che cambiano amministrazione da centrodestra a centrosinistra (Verona, Monza, Alessandria, Piacenza e Catanzaro) e uno da centrosinistra a centrodestra (Lucca).

Il dato finale sull’affluenza ci dice che si è recato alle urne il 42,2% degli aventi diritto. Quasi 12 punti percentuali in meno rispetto al primo turno.

Più di un elettore su due non ha votato. Un elemento che ci dice molto più di tanti altri della crisi della politica.

La rappresentazione plastica di quello che accade è nel centrodestra che dopo gli ottimi risultati del primo turno, prende una batosta ai ballottaggi.

Se si votasse a livello nazionale una coalizione di centro-destra-molto destra, vincerebbe a mani basse. Nelle elezioni comunali invece continua ad arrancare.

Questo è possibile poiché c’è una netta divisione tra il leaderismo di facciata e l’impostazione ideologica che si può dare nel complesso, rispetto al locale dove emerge clamorosamente la mancanza di una classe politica presentabile e qualificata.

Il populismo delle destre ha azzerato i corpi intermedi. Ci sono leader mediatici che occupano la scena e sotto di loro il nulla.

Dall’altra parte, nel centro-sinistra, resiste la figura del professionista della politica, costruito in casa, con idee generiche intercambiabili, conservative, e una capacità di comunicazione ai minimi termini, spesso del tutto scollegata con il sentire del proprio elettorato.

 

 

Elezioni? Vulgus vult decipi…

L’altro elemento che non si può non sottolineare è l’abisso che si coglie tra la narrazione dei tg, in cui ogni giorno si canta il “laudato sia Draghi“, perché grazie al nostro beneamato leader, nonostante pandemia e guerra siamo “stabili” ed è aumentata la nostra credibilità internazionale, e la realtà dove le uniche cose che aumentano per i cittadini sono invece toccabili con mano: bollette, benzina, generi alimentari.

Un mondo virtuale dorato, che però ha la stessa consistenza dei social: una vittoria elettorale da rilanciare tra hashtag e proclami ( Letta: “Risultato rafforza il governo”), o analisi improbabili (Repubblica: “Quella domanda di serietà che sale dal Paese“) e tra 48 ore sarà tutto passato in carrozza, senza soffermarsi all’analisi del reale.

Le elezioni sono frequenti e senz’alcuna sacralità, i miglioramenti annunziati e promessi ogni volta nelle campagne elettorali, talmente improbabili, che il corpo elettorale non si sente più investito da alcuna missione, tant’ è vero che non c’è nessuna sorpresa. I risultati sono compresi sempre nella forbice delle possibilità già calcolate.
Bobbio la chiamava “apatia democratica“.

Tutto è appaltato al vertice: la verticalizzazione della politica assorbe tutta la sfera delle decisioni nel punto più alto e sotto rimane inevasa la domanda che non si incontra con le decisioni che vengono prese, ristagna, non trova canali di comunicazione, si distacca progressivamente dagli strumenti di partecipazione democratica e alla fine viene neutralizzata dalle risse da pollaio tra partiti.

La crisi della politica è figlia di tutto questo: i movimenti politici sono stati del tutto commissariati dall’economia e dalla finanza e non provano nemmeno ad immaginare di poter incidere sui sistemi sociali. Si limitano ad amministrare come fossero delle riunioni di condominio.

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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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