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giovedì 19 Maggio 2022
PolisMondoCrisi Ucraina, Biden e una strategia da “danni collaterali” devastanti

Crisi Ucraina, Biden e una strategia da “danni collaterali” devastanti

“Gli Stati Uniti devono darsi una mossa“, avverte Piero Orteca. “La strategia fin qui seguita, per gestire la crisi ucraina, proprio non funziona. La crociata anti-Putin di Biden, sebbene sia giustificata da un’invasione russa che ci ha fatti ripiombare in pieno Medio Evo, si porta appresso “danni collaterali” devastanti”.

Di Piero Orteca*

Guerra in casa europea e guai elettorali in casa americana se non finisce presto

Guai europei fronte americano

Ieri, a Kiev, visita “supersegreta” (ma lo sapevano tutti) del Segretario di Stato, Antony Blinken, e del capo del Pentagono, Lloyd Austin. I due hanno visto Zelensky, forse per concordare un nuovo piano d’azione. Che si spera, sotto sotto, possa essere anche diplomatico. Novità? Vedremo.

Non pensiate che a Washington si faccia solo “foreign policy” francescana, sareste fuori strada. No, alla Casa Bianca sono pure loro, alla bisogna, seguaci della “realpolitik”. Dunque, devono, tutto in una volta: arginare Putin creandogli una specie di Vietnam europeo, asfissiarlo con le sanzioni economiche, tenere compatto il fronte degli alleati (che pagano dazio), non lasciarsi scappare da sotto il naso i grandi Paesi “non allineati”. Questo, tanto per cominciare.

Partito elettorale Usa

Contemporaneamente (ciò che conta di più), Biden deve tenere d’occhio il fronte interno, perché il compito numero uno di un Presidente Usa, al primo mandato, è molto semplice: essere rieletto per un secondo quadriennio. Glielo chiedono , anzi, lo spingono, il suo partito e la galassia di imprenditori, banchieri, alti funzionari e amministratori che lo hanno, praticamente, sostenuto per arrivare allo Studio Ovale.

Il passaggio-chiave, sulla strada del secondo quadriennio, sono le “Midterm”, le elezioni di “mezzo termine”, appunto, per il rinnovo del Congresso. Che quest’anno sono a novembre. Se Biden le perde, riconsegnerà Camera e Senato ai Repubblicani, e lui diventerà una “lame-duck”, cioè un’anatra zoppa, nel senso che il Congresso gli potrà bloccare tutte le leggi di spesa importanti.

Trilioni da superpotenza

Parliamo di trilioni di dollari. Che servono per infrastrutture, welfare, spese militari da superpotenza “schiacciasassi” e, in ultima analisi, come biglietto da visita per le prossime Presidenziali. Tutto questo sulla carta, perché, da che mondo è mondo, i piani più sofisticati sembrano fatti apposta per incepparsi.

Nel caso specifico, Biden si è collocato nell’occhio di una tempesta perfetta. Una piccola zona di calma, da dove però basta spostarsi un  poco per essere risucchiato da venti ciclonici. Pandemia da coronavirus, interruzione della catena degli approvvigionamenti produttivi (materie prime, energia e semilavorati) e guerra in Ucraina hanno determinato una situazione sociale ed economica devastanti, a livello planetario.

Particolarmente difficile negli Stati Uniti, dove è comparsa, dopo oltre quarant’anni, un’inflazione mostruosa, che ormai viaggia verso il 9% e che la stessa Federal Reserve fatica a controllare.

Politica Social e sondaggi

E siccome ogni Presidente americano vive di sondaggi, in qualsiasi momento della giornata, a Biden i suoi advisor hanno messo sotto il naso numeri che proprio non sono incoraggianti. Sta precipitando nel gradimento degli elettori, come i Democratici. L’accoppiata guerra (spese militari) e inflazione “sudamericana” agli elettori proprio non va giù.

Ormai, tutta la stampa d’Oltreoceano dibatte quotidianamente le avvisaglie di una crisi politica che forse porterà il partito di Biden a perdere le elezioni di novembre. E sarebbe una vera catastrofe. Deve cambiare qualcosa di corsa.

Anche perché, come dicevamo prima, il resto del pianeta è in fibrillazione e i Paesi del Terzo mondo sono di fatto in ginocchio. Se Biden non chiude la guerra in Ucraina, in qualche modo, perderà le elezioni di Medio termine.

La generosità degli interessi

Se Biden non spende la sua autorità, per mettere intorno allo stesso tavolo Zelensky e Putin, allora la crisi planetaria si aggraverà e quella negli Stati Uniti farà lo stesso. Così il Partito Democratico perderà anche le prossime Presidenziali.

E non si straccino le vesti, i grandi sacerdoti dell’ortodossia “morale”, perché se gli americani fossero stati animati da questo sacro furore e da questa preoccupazione per l’Ucraina, non sarebbero scappati dall’Afghanistan senza voltarsi, lasciando un intero popolo nelle mani dei talebani. E senza farsi venire scrupoli. Ma ora, forse, potenza dei sondaggi, qualcosa sta cambiando nella politica estera degli Stati Uniti riguardo all’Ucraina.

Usa, la reconciliation di Biden a un bivio

*L’articolo originale pubblicato su Remocontro

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