L’audio sgraffignato con le parole di Berlusconi sulla guerra si concludono con un fragoroso applauso dei parlamentari di Forza Italia. Quel battito di mani scrosciante appare come la parte più inquietante della registrazione.
Berlusconi e Putin: gli applausi
Nelle apparizioni televisive, durante le votazioni sull’invio di armi all’Ucraina, durante gli interventi parlamentari, nessun esponente di quel partito ha messo mai in dubbio la strategia belligerante dell’Occidente. Mai e neanche per sbaglio. Sempre e solo cieca fedeltà.
Ma in un consesso di partito emergono, con quell’applauso, convinzioni opposte a quelle snocciolate in pubblico.
Personalmente trovo inaudito il doppio registro. La guerra non dovrebbe essere oggetto di scelte politiche opportunistiche. In gioco ci sono interessi così dirimenti – la vita umana e il futuro dell’umanità intera – da non poter tollerare opinioni o scelte di indirizzo politico dettate dalla spicciola convenienza.
Non so se questa simulazione sia frutto di un’autocensura o di imposizioni calate dall’esterno. In entrambi i casi si sta parlano di democrazia commissariata. Che tocca i punti nevralgici della libertà politica. L’applauso dimostra che il dibattito istituzionale è incentrato su una finzione. E che determinate visioni sul conflitto in corso non possono in alcun modo essere rappresentate.
Negli anni della guerra fredda questo meccanismo totalitario non poteva neanche essere concepito. E non si verificò per la crisi missilistica a Cuba o per l’invasione del Vietnam. I partiti, parlamentari o meno, potevano incidere nello scontro politico con posizionamenti genuini. Tanto che nessun conflitto mondiale è mai scoppiato.
La cappa persecutoria nei confronti di chi dissente oggi è strisciante ma di soffice violenza. Soffice perché non prevede, per ora, arresti. Ma comunque tendente all’esclusione dalla legittimazione politica.
Segnale inequivocabile sulla prossimità della guerra. E della cristallizzazione di un Regime che si servirà anche dei fascisti per sotterrare ciò che resta della libertà e della giustizia.

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