La (post)fascista Meloni o il cattolico liberale Letta e persino il non si sa Conte debbono fare quotidianamente professione di fedeltà alla NATO e contendersi il grado di fedeltà all’alleanza.
O fedeltà alla NATO o tutti a casa
Per anni quando parlavamo della NATO sembrava che fossimo dei nostalgici degli anni ’60. Nulla di male visto che quanto a emancipazione, cultura, musica, voglia di vivere, lotte fu certo un periodo frizzante che più di qualche nostalgia la merita.
Ora si scopre che la fedeltà fanatica alla NATO, la chiamano atlantismo, è l’ideologia ufficiale a cui si conformano tutti i partiti, il riferimento obbligato che viene prima della Costituzione (già messa in un cassetto da lungo tempo) e persino dei, per loro sacri, trattati europei.
Non era così durante la guerra fredda quando la politica italiana si ritagliava spazi di autonomia e veniva punita con destabilizzazione, stragi, bombe, ricatti.
La (post)fascista Meloni o il cattolico liberale Letta e persino il non si sa Conte debbono fare quotidianamente professione di fedeltà alla NATO e contendersi il grado di fedeltà all’alleanza.
Draghi nel discorso alle Camere per la fiducia aveva “dimenticato” di citare la Costituzione ma più volte aveva sottolineato la fedeltà all’atlantismo e alla NATO. Giorgia Meloni annuncia che il governo può anche non nascere se non è certa la saldezza della collocazione internazionale.
Facile ironizzare su una destra che ha esaltato il conservatorismo reazionario e il nazionalismo di Putin come esempio di difesa dei valori europei” (quelli che hanno causato due guerre mondiali?) c’è da riflettere sulla colonizzazione della sinistra.
Nei tempi andati dai comandi NATO uscivano strategie, trame e bombe per impedire che il Partito Comunista Italiano andasse al governo o per impedire che la politica italiana si autonomizzasse troppo nelle relazioni con il sud del mondo, il Medio Oriente e i paesi socialisti.
Ora la ex-sinistra italiana, come d’altronde gli altri partiti “socialdemocratici” europei, è completamente sussunta nella NATO e dell’oltranzismo atlantista ne fa il tratto principale della propria identità.
La dialettica politica italiana è tra uno schieramento trumpiano e uno che fa riferimento ai clintoniani. Ma sempre sull’attenti.
Il problema della NATO non ha nulla a che fare con nostalgie di una storia passata ma col mondo e l’Europa usciti dal 1991 che non somigliano per nulla a quella casa comune che auspicava Gorbaciov.
Liberarsi della NATO dovrebbe essere un imperativo per i popoli e la sinistra europea.

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