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martedì 17 Maggio 2022
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E anche Wikipedia si dà alla propaganda antirussa e ‘riscrive’ la strage di Odessa

La foga anti-russa cancella la realtà: Wikipedia ‘riscrive’ la strage di Odessa trasformandola in un effetto collaterale agli scontri tra manifestanti filorussi e sostenitori del nuovo governo.

Wikipedia ‘riscrive’ la strage di Odessa

Se la propaganda russa è lo spauracchio di tutti i media occidentali, c’è da dire che da questa parte della “barricata” le cose in maniera più sottile, non è che vadano proprio benissimo. Sono ormai quotidiani i casi di notizie non verificate, deformate o direttamente inventate di sana pianata, che i media mainstream danno in pasto all’opinione pubblica.

Si dirà: la propaganda è uno dei mezzi principali di ogni guerra. Vero, questo dovrebbe far capire che siamo parti in causa del conflitto e non solo spettatori interessati.

Molte persone pensano che la propaganda si basi fondamentalmente sulla diffusione di notizie false, ma in realtà non è così: la propaganda utilizza molto spesso notizie vere.

La propaganda può servire come una forma di guerra politica e sociale per identificare e diffamare gli oppositori. Può mettere in discussione la legittimità, la credibilità, l’accuratezza e persino il carattere dei propri oppositori e delle loro idee.

Poiché le persone sono naturalmente attratte dal conflitto, un propagandista può fare un uso strategico della controversia per attirare l’attenzione. Attaccare gli avversari incoraggia anche il pensiero “aut-aut” o “noi-loro” che sopprime la considerazione di informazioni e idee più complesse.

E dunque un caso di propaganda esemplare è quello che è avvenuto con Wikipedia che riscrive la strage di Odessa del 2 maggio 2014 che diventa il risultato di generici disordini tra gruppi di cittadini.

La strage di Odessa

Ad Odessa, Ucraina, il 2 maggio del 2014, ufficialmente 48 persone (ma secondo altre stime potrebbero essere state molte di più)  persero la vita nella Casa dei Sindacati della città dove avevano trovato rifugio in seguito agli scontri tra manifestanti in favore del nuovo governo filo-occidentale e sostenitori del precedente governo filo-russo deposto.

Le persone rimaste uccise nell’edificio appartenevano a questo secondo gruppo. Dalle ricostruzioni attraverso foto e filmati la cosa certa è che al di fuori dell’edificio centinaia di sostenitori del nuovo governo, guidati da gruppi neonazisti, lanciarono bottiglie incendiare contro l’edificio.

Le autorità ucraine non effettuarono alcuna indagine approfondita come accertato da un rapporto delle Nazioni Unite. Non c’è stato mai nessun arresto e nessuna condanna di alcun responsabile.

Ricordiamo che il Ministro degli Interni, che tra le altre cose sovraintende la polizia, era già allora Arsen Avakov, l’uomo che ha irreggimentato nei corpi statali i gruppi paramilitari neonazisti come il famigerato Battaglione Azov, e che ha nominato Vadym Troyan, ex numero due di Azov, a capo della polizia.

La versione di Wikipedia

La pagina di Wikipedia sulla strage alla Camera del Lavoro di Odessa del 2014  è stata stravolta già a partire dal titolo della pagina che da “Strage di Odessa”  è diventata prima “Rogo di Odessa” e oggi compare come “Incendio della Casa dei sindacati di Odessa”.

Ma anche il contenuto è stato completamente cambiato e stravolto. Nella versione originale la “strage di Odessa” veniva definita: “un massacro avvenuto il 2 maggio 2014 ad Odessa presso la Casa dei Sindacati, in Ucraina, ad opera di estremisti di destra, neonazisti e nazionalisti filo occidentali ucraini ai danni dei manifestanti sostenitori del precedente governo filo russo”.

Nella nuova versione “post invasione russa del 24 febbraio” c’è scritto: “il rogo di Odessa è un incendio verificatosi a seguito di violenti scontri armati fra fazioni di militanti filo-russi e di sostenitori del nuovo corso politico ucraino”.

Altro dettaglio che fa sorgere molti dubbi su questa vicenda è il numero delle fonti utilizzate che è passato da 23 a 13 eliminando quasi completamente quelle precedenti che però comprendevano rapporti dell’ONU, articoli di testate quali il New York Times e Bloomberg, non certo passabili di simpatie filo-russe. E persino articoli del Kyiv Post.

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