A svelare la manina colpevole dell’emendamento che abolisce il tetto agli stipendi dei supermanager di Stato, ci ha pensato il senatore berlusconiano Marco Perosino.
Tetto agli stipendi dei supermanager, governo corre ai ripari
Dopo il pasticcio dell’emendamento che abolisce il tetto agli stipendi dei supermanager di Stato che, giustamente, ha provocate le ire dell’opinione pubblica in un momento in cui la politica dice alla cittadinanza di prepararsi a grandi sacrifici, il Governo corre ai ripari.
L’ultimo atto della saga diventata farsa, dalle accuse e dallo scaricabarile tra esecutivo e partiti, fonti del governo annunciano la presentazione alla Camera di un nuovo emendamento per sopprimere la deroga al tetto di 240mila euro per le figure di vertice della Pubblica amministrazione e delle Forze dell’ordine, approvata lunedì prima dalle Commissioni del Senato e poi dall’Aula.
Ma chi è il responsabile del blitz in Commissione? I partiti, il governo o entrambi? il Fatto ieri in serata nell’edizione online raccontava così: “Tutti erano a conoscenza del testo riformulato. Da tutti i ministeri chiamavano per avere conferma se questo o quel dirigente fosse stato inserito nella deroga”.
Quindi tutti i partiti e tutti i ministri sapevano cosa stava accadendo. Poi a svelare la manina colpevole definitivamente, ci ha pensato il senatore berlusconiano Marco Perosino con un intervista su La Stampa: l’autore dell’emendamento per eliminare il tetto di 240.000 alle retribuzioni dei dirigenti pubblici è Luciano D’Alfonso, capolista alla Camera del PD in Abruzzo.
Perosino ha poi aggiunto di aver firmato solo per “gentilezza”. Bontà sua…

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