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domenica 6 Giugno 2021
PolisL'arte dello scaricabarile: un'eccellenza italiana

L’arte dello scaricabarile: un’eccellenza italiana

L’antica arte dello scaricabarile si manifesta con l’assunto base: in qualsiasi situazione di difficoltà la colpa è sempre degli altri.

L’arte dello scaricabarile

Ci sono parole che non si sente più pronunciare o che si citano a sproposito. Una di queste è responsabilità.

Concetto dal sapore quasi arcaico, polverizzato tra le pieghe di un tempo che nella sua dimensione pubblica è sempre meno incline ad assumersi pesi e impegni, propenso semmai ad attribuire ad altri la responsabilità di comportamenti per i quali si debba pagare un qualunque dazio.

Se chiedete a una persona qualsiasi un giudizio sullo stato delle cose durante questa emergenza epidemica, vi risponderà senza esitare: male!  Perché? Perché le persone non hanno senso civico. Quali persone? Gli altri.  Gli altri chi?

Il vicino per esempio, che l’altro giorno era per strada. Ma non per colpa sua, doveva comprare qualcosa in farmacia ma è stato trattenuto dalla polizia. Ma non è stata colpa loro, seguivano le direttive del questore. Che si era consultato con il sindaco. Che s’era pronunciato in mancanza di un confronto con la regione. Ma aspettava la circolare del ministero. Che era in disaccordo col premier. Che era amareggiato dal confronto coi Paesi Bassi…

E se questo vi sembra solo un esercizio retorico, spostiamolo sulla cronaca reale.

Camion militari a Bergamo

Il caso zone rosse

Per esempio, tornando indietro di alcune settimane, nel pieno dell’emergenza covid, al famigerato caso delle mancate zone rosse nel bergamasco. Chi avrebbe dovuto prendere la decisione di sigillare il territorio dei comuni di Alzano e Nembro, due focolai dai quali l’epidemia si è diffusa nell’intera provincia bergamasca, favorendo quella che è diventata una vera e propria strage?

Chi avrebbe dovuto prendere tempestivamente le misure per mettere in sicurezza l’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano dove si erano registrati i primi casi?

Avrebbe dovuto farlo la Regione Lombardia, che non lo ha fatto. La zona rossa nei due Comuni fu proposta il 3 marzo dal Consiglio tecnico scientifico del governo ma l’esecutivo prese tempo fino a quando il 9 entrò in vigore il decreto che chiudeva tutta la Lombardia.

E la Regione, che avrebbe potuto anch’essa istituire le zone rosse nei due Comuni, restò anch’essa ferma, intenta soltanto nel polemizzare con i presunti tentennamenti del Governo centrale. E mentre il Premier Conte dichiarava che quella chiusura poteva farlo la Regione Lombardia. l’assessore alla Sanità lombardo Giulio Gallera, replicava dicendo che aspettavano il Governo.

Dopo una nota in classe, normalmente, i bambini di una seconda media son più dignitosi nell’accettare la propria responsabilità.

Ma questo atteggiamento, questa forma mentis, viene da lontano. E’ una sorta di malattia sociale, diffusa ad ogni livello,  detta altrismo, da non confondersi con il benaltrismo, sindrome infantile della politica che tende a spostare le problematiche a ben altra cosa.

 

 

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L’altrismo, precondizione dello scaricabarile

L’altrismo è una condizione mentale, cognitiva, molto diffusa, che in alcuni momenti storici diviene endemica.

Si manifesta con l’assunto base appena visto: in qualsiasi situazione di difficoltà la colpa è degli altri. E’ una cosa che abbiamo visto e vissuto tutti, quotidianamente, in questi anni.

Basta che qualcuno dica una qualsiasi cosa con voce forte e ben modulata, da un pulpito, che sia il bar o un salotto TV fa poca differenza, e gli si da ragione, annuendo e applaudendo, pensando che stia parlando degli altri.

Se l’oratore accusa gli evasori, i furbetti del cartellino, gli imboscati, gli ignoranti, i violenti, si applaude e si urla come allo stadio perché ha ragione, gli altri sono così.

La ricerca del capro espiatorio, del nemico, la via di fuga più semplice, l’azzeramento di ogni complessità è quella cosa che esiste da sempre in determinati contesti storici e culturali, che nel tempo abbiamo codificato coi nomi più adatti alla narrazione del momento.

Oggi utilizziamo la parola populismo. Ma è un format, all’interno del quale le variabili, sempre diverse, hanno tutte la a stessa matrice storica e tendono a incanalarsi sempre verso la stessa conclusione.

Manifestazione fascista

E questo format, a ben vedere, è uno stato prima di tutto cognitivo, di interpretazione della realtà che ci circonda, e non le azioni in se di qualche gruppo o insieme politico\sociale, incosciente della realtà che circonda e spinge ad agire senza avere l’idea chiara delle conseguenze dell’azione sul piano politico reale.

Questo stato di cose è a sua volta un sottoprodotto dell’unica vera emergenza nazionale, di cui non parla nessuno se non come commento a statistiche sempre più desolanti: l’ignoranza.

L’emergenza cognitiva

Un paese ignorante che non sa di esserlo, non nel comune senso scolastico, ma cognitivo, come dicevamo in precedenza, che non ha percezione di se e della realtà che lo circonda, a cascata genera dinamiche scadenti, fallimentari, in tutti gli ambiti, anche economici.

E questo è certificato, dati alla mano, da ormai diverse sessioni, dall’ISTAT (che non è propriamente un osservatorio bolscevico). Il livello d’istruzione d’imprenditori e dipendenti è correlato alle prestazioni delle imprese: più è elevato, più i salari sono alti e, soprattutto, i tassi di sopravvivenza nel periodo di crisi sono elevati.

Non si è investito e sufficienza ed ora il nostro sistema produttivo, comparativamente ignorante e, di conseguenza, con bassi livelli di produttività, dovrà affrontare la più grande crisi economica dal dopoguerra ad oggi, la ripartenza post epidemica, con strumenti spuntati.

Di fronte a questa diagnosi impietosa, i temi della cultura e delle conoscenze restano indietro nell’agone dell’emergenza.

Ma la realtà è ancora peggiore perché i dati si basano sull’idea dell’ignoranza legata all’approccio scolastico. Se lo si somma alle considerazione fatte finora quello che abbiamo davanti ci appare per quello che è, un deserto cognitivo.

 

 

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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