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Israele colpisce Beirut con l’operazione “Tenebre Eterne” subito dopo la tregua. Sadismo lessicale anche nella scelta del nome che annuncia civili uccisi, edifici distrutti: la capitale libanese somiglia sempre più a Gaza.
“Tenebre Eterne”: Beirut sotto attacco
La tregua è durata lo spazio di un comunicato poi, ieri, Beirut è stata colpita da una delle operazioni più violente delle ultime settimane: “Tenebre Eterne”. Non un raid isolato, ma un’azione coordinata che – secondo fonti locali e ospedali della capitale libanese – ha provocato oltre 250 morti e più di 1.100 feriti, con un bilancio destinato a salire.
I bombardamenti hanno interessato quartieri residenziali densamente popolati, inclusi distretti a forte presenza cristiana. Un dato tutt’altro che marginale. Beirut, infatti, non è solo un nodo geopolitico: è una delle poche capitali del Medio Oriente con una significativa componente cristiana, storicamente influente nella vita politica, economica e culturale del Paese. In alcune aree della città, la presenza cristiana resta determinante negli equilibri locali.
Colpire indiscriminatamente questi quartieri significa intervenire in un tessuto urbano complesso, dove la distinzione tra obiettivi militari e civili non è solo difficile: è strutturalmente problematica. Ed è proprio qui che la narrazione operativa mostra le sue crepe.
L’operazione è arrivata poche ore dopo l’annuncio di un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti. Un dettaglio che rende il tempismo più significativo dell’azione stessa. Se la tregua aveva un valore politico, l’attacco ne rappresenta la negazione operativa.
Secondo la versione ufficiale israeliana, gli obiettivi erano legati a infrastrutture riconducibili a Hezbollah. Ma la portata dei bombardamenti e il numero delle vittime civili smentiscono da soli questa versione.
La capitale libanese è diventata una nuova Gaza, in cui ogni distruzione, ogni opzione è valida: una distruzione totale che martirizza qualsiasi cosa respiri nel territorio, consegnandolo al panorama delle macerie.
Ma c’è un elemento che distingue questa operazione dalle precedenti: il nome. “Tenebre Eterne” non è un codice tecnico. È una scelta simbolica forte, con richiami evidenti alla tradizione biblica. L’espressione compare nel Nuovo Testamento come metafora dell’inferno, della dannazione definitiva, dell’esclusione dalla luce.
Un’operazione militare che in una rappresentazione simbolica, assume tratti quasi escatologici.

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