Il Cremlino conferma: il presidente russo tenuto ‘a distanza’ per proteggerlo. Lo staff dell”Eliseo non avrebbe voluto cedere il Dna di Macron alle autorità russe.
Putin e il Dna di Macron
Le immagini del colloquio tra Macron e Putin, separati da un lunghissimo tavolo, erano state commentate da tutti i media con un’interpretazione simbolica che raffigurava la distanza tra i due leader.
La realtà invece è un’altra e si colloca a metà tra la narrazione russofobica dell’occidente e i timori da spystory: il Cremlino ha dato notizia che il presidente francese Emmanuel Macron è stato tenuto a distanza dal leader russo Vladimir Putin durante l’incontro a Mosca perché il capo dell’Eliseo non ha voluto sottoporsi a un tampone anti-Covid russo.
L’agenzia Reuters ha citato fonti dell’entourge di Macron, secondo cui al presidente francese sono state date due opzioni, accettare il molecolare fatto dalle autorità russe oppure rispettare un severo distanziamento sociale.

La stessa fonte ha dichiarato che non era accettaboile che si mettessero le mani sul Dna del presidente.
Il portavoce russo, Dmitri Peskov, ha riferito ai giornalisti che la priorità è proteggere Putin. Da qui la decisione di mantenere il distanziamento, facendo sedere i due leader agli estremi di un tavolo lungo quattro metri. Non si è trattato di una questione politica e non ha avuto conseguenze sui colloqui incentrati sulla crisi ucraina.
La domanda che sorge spontanea è: ma esattamente, cosa ci farebbero i russi col DNA di Macron? Lo clonano, come il naso del dittatore ne “Il dormiglione” di Woody Allen? Preparano la variante O-Macron?!
Le vie della “sicurezza” sono infinite ma, come già detto, l’isteria russofobica occidentale tocca vertici paradossali.
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