I dati ufficiali di quest’estate smentiscono la litania degli imprenditori sugli stagionali che “non si trovano per colpa del reddito di cittadinanza” e di altre categorie imprenditoriali che invocavano più interventi dello Stato.
Record di italiani in vacanza: la crisi non troppo crisi
I numeri parlano chiaro: tra luglio e agosto gli italiani in vacanza nel nostro Paese hanno battuto ogni record: secondo un’indagine di Cna Turismo e Commercio, sono arrivati a 23 milioni in totale contro i 17 del 2020 e i 18 del 2019, l’anno precedente la pandemia.
E non solo. I dati Inps smentiscono gli allarmi sugli stagionali che “non si trovano per colpa del reddito di cittadinanza”.
Nell’estate che ha visto Renzi parlare di sofferenza come grande motivatrice sociale ontro i sussidi, il governatore campano De Luca, i ristoratori e gli operatori turistici lanciare gli allarmi sull’assenza di manodopera, sono stati attivati 142.272 rapporti stagionali. Contro i 78mila dello stesso mese del 2017 e i 90.500 del 2018, prima dell’introduzione del reddito di cittadinanza che secondo i sopra citati avrebbe dissuaso dall’accettare un posto di lavoro.
Dove sono finiti tutti quegli operatori disperati, i proprietari di attività che si incatenavano fuori i ministeri, davanti ai giornalisti, perchè non ce la facevano ad andare avanti? Probabilmente erano in vacanza.

Ovviamente c’è una grande fetta di popolazione in grande difficoltà, e l’autunno alle porte vedrà aumentare ancor di più le criticità con l’ulteriore allargamento delle maglie dei licenziamenti, di cui abbiamo visto i primi effetti proprio in queste settimane, in realtà come la GKN, la Gianetti, Whirlpool.
E la battaglia confindustriale contro sussidi e lavoratori ha subito un accelerata violenta durante la “ripartenza”.
Ma c’è anhe una parte del paese che in queste contradizioni ha imparato a navigare, sfruttando non solo le occasioni, ma anche le debolezze altrui, tra irregolarità diffusa e precarizzazione.
Basti pensare che l’Ispettorato del lavoro ha comunicato gli esiti delle ispezioni di Ferragosto ed è emerso che il 71% di aziende della ristorazione e del turismo sono risultate irregolari.

La realtà è capovolta: l’eccezione è essere in regola. Se controlli parziali evidenziano tali risultati, pensate se l’ispettorato del lavoro avesse organici e mezzi e ci fosse vera volontà politica di aggredire la devastante illegalità imprenditoriale.
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