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mercoledì 11 Maggio 2022
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L’ospedale pediatrico di Mariupol e i media italiani che non verificano le notizie

Propaganda, fake news, immagini “riciclate” da altre città o addirittura da altre guerre. È il caso del bombardamento all’ospedale pediatrico di Mariupol.

L’ospedale pediatrico di Mariupol tra propaganda e fake news

Il conflitto che sta devastando l’Ucraina non si svolge solo con le bombe, con civili in fuga e città distrutte ma anche con la guerra mediatica, fatta di propaganda, fake news, di notizie senza fonti, di immagini “riciclate” da altre città o addirittura da altre guerre.

L’episodio di Mariupol è l’ennesima dimostrazione di quanto la verità sia una delle vittime maggiori in questa guerra, fatta di distruzione, profughi ma anche di immagini riciclate da altre testate, da altri luoghi, da altre guerre, addirittura da film o videogiochi.

Cosa è successo a Mariupol? Secondo fonti ucraine, la Russia ha bombardato durante un cessate il fuoco un ospedale pediatrico. Il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di donne e bambini sepolti vivi e ha chiesto con più forza una no-fly zone, con il premier inglese Boris Johnson a ruota arrivato a promettere maggior sostegno all’Ucraina per difendersi dagli attacchi aerei e a evocare tribunali di guerra per Putin e i suoi orribili crimini.

Dalla parte russa Lavrov ha confermato il bombardamento, sostenendo come l’ospedale fosse diventato una base dell’esercito ucraino.

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A sostegno della veridicità dell’informazione, i media russi hanno diffuso sul web immagini e video che mostravano l’edificio sventrato dalla violenza dell’attacco, con la presenza di alcuni soldati nemici sul posto.

Una testata russa, qualche giorno fa, dunque prima dell’attacco, aveva già parlato dell’ospedale di Mariupol e di come questo fosse stato fatto abbandonare dai civili e per far posto ai soldati ucraini.

Nelle scorse ore il Nyt e il The Guardian hanno parlato genericamente di “attacco” senza confermare la strage.

Ma si arriva a vere e proprie fake news con la foto di una bambina ferita circolata sui social e divenuta virale, che invece si riferisce alla Siria.

Da giorni le autorità russe sostengono che l’esercito ucraino aveva sgomberato l’ospedale trasformandolo in un edificio militare per le sue azioni. L’8 marzo, l’ambasciatore russo alle Nazioni unite ( minuto 4.50) ha detto che “rapporti dai luoghi ci dicono che le forze armate ucraine hanno sgomberato l’ospedale pediatrico facendone una postazione di tiro” (c’è il video, al minuto 4.50)

L’agenzia Reuters fin dal primo momento si è mantenuta cauta, aggiornando di ora in ora la notizia cercando conferme da entrambi i fronti ma non è arrivata a una conclusione certa.

Gli unici che non sembrano avere dubbi sono i media mainstream italiani, ormai arruolati.

Con questo non vogliamo negare l’attacco, ce ne sono stati altri confermati o come nefasti “effetti collaterali”, mutuando l’osceno vocabolario di guerra, in altre località durante questo conflitto, e se anche ci fosse stato un solo ferito sarebbe comunque un orrore da condannare, un crimine. Il punto è la differenza tra cercare la verità, le fonti, e invece gettare in pasto alla narrativa emozionale il primo lancio di agenzia per arrivare primi nella corsa all’informazione emozionale, senza prima fare verifiche.

Purtroppo è impossibile conoscere la verità su questo conflitto, perché giornalisti e reporter di tutto il mondo hanno ormai lasciato quasi tutti le zone di guerra.

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