www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Israele intensifica i bombardamenti nel sud del Libano e punta a spingere Hezbollah oltre il fiume Litani. Decine di morti, migliaia di sfollati e attacchi anche su Beirut. Il Libano chiede l’intervento degli USA mentre la regione scivola verso una nuova escalation.
La nuova offensiva israeliana in Libano
Nel grande teatro della geopolitica mediorientale esistono guerre che attirano i riflettori e guerre che, pur essendo devastanti, scorrono quasi sotto traccia. Il Libano appartiene alla seconda categoria. Da settimane il sud del paese è tornato a essere il terreno di un conflitto che ricorda pericolosamente quello del 2006, quando Israele si scontrò con Hezbollah in una guerra che, almeno sul piano politico e simbolico, Tel Aviv non riuscì a vincere.
L’obiettivo non è nemmeno troppo nascosto: spingere Hezbollah oltre il fiume Litani e ristabilire una zona di sicurezza sotto controllo israeliano nel sud del Libano. Una linea strategica che Israele considera essenziale per ridurre la capacità militare del movimento sciita, ma che nella pratica significa trasformare nuovamente quella regione in un campo di battaglia permanente. Nel frattempo, come sempre accade in Medio Oriente, a pagare il prezzo più alto non sono gli strateghi militari ma i civili.
Il sud del Libano torna fronte di guerra
Dal 2 marzo l’escalation è stata impressionante. In poco più di ventiquattro ore l’aviazione israeliana ha effettuato oltre duecento bombardamenti nel sud del Libano e nella valle della Bekaa. Il bilancio diffuso dal ministero della Salute libanese parla di decine di morti e centinaia di feriti, per la maggior parte civili.
Intanto la popolazione continua a fuggire verso nord. Secondo le stime dell’Unicef gli sfollati sarebbero già decine di migliaia. Le strade che portano a Beirut sono piene di famiglie che lasciano villaggi diventati improvvisamente bersagli militari. Il messaggio israeliano è chiaro: le aree a sud del Litani devono essere evacuate.
Non è una novità. È lo stesso obiettivo dichiarato già durante la guerra del 2006. Allora però Hezbollah riuscì a resistere all’offensiva israeliana, trasformando quella campagna militare in uno dei rari momenti in cui Israele non ottenne un risultato politico netto.
Oggi il governo di Benjamin Netanyahu sembra intenzionato a correggere quella “anomalia storica”. Nel frattempo Hezbollah ha risposto con il lancio di razzi verso il territorio israeliano, inclusa l’area di Tel Aviv. Non è un’offensiva decisiva, ma è sufficiente a ricordare che la capacità di deterrenza del movimento sciita non è scomparsa.
Il Libano, come spesso accade, resta intrappolato tra potenze e milizie che combattono una guerra più grande del paese stesso.
Beirut nel panico e la spirale della paura
La guerra non si limita più al sud del paese. I bombardamenti hanno colpito anche Beirut e la periferia meridionale della capitale, la Dahieh, tradizionale roccaforte di Hezbollah. Attacchi sono stati segnalati anche a Baalbek e nella valle della Bekaa.
Uno degli episodi più controversi riguarda il bombardamento di un hotel nella zona di Hazmieh. Secondo l’esercito israeliano l’obiettivo sarebbe stato un ufficiale iraniano ospitato nella struttura. La logica è semplice: colpire una singola figura ritenuta strategica, anche se questo significa trasformare un albergo in bersaglio militare.
Una precisione chirurgica che, come spesso accade nelle guerre contemporanee, lascia dietro di sé macerie e interrogativi.
Nel frattempo il governo libanese tenta di gestire un paese sempre più spaccato dalla paura. Il primo ministro Nawaf Salam ha invitato la popolazione a non discriminare gli sfollati sciiti provenienti dal sud del Libano, dopo che in alcune zone del paese si sono diffusi timori e tensioni nel dare loro alloggio.
È il rischio più insidioso delle guerre moderne: trasformare un conflitto geopolitico in una frattura sociale interna.
Sul fronte diplomatico Beirut ha chiesto l’intervento degli Stati Uniti per fermare gli attacchi israeliani. Una richiesta che, realisticamente, ha poche possibilità di successo. Washington resta il principale alleato strategico di Israele e difficilmente metterà in discussione le operazioni militari di Tel Aviv.
Nel frattempo Hezbollah alza i toni. Il leader Naim Qassem ha dichiarato che l’organizzazione non ha intenzione di arrendersi e ha definito l’offensiva israeliana una minaccia esistenziale per il Libano.
Secondo dati delle Nazioni Unite, le violazioni del cessate il fuoco del 2024 da parte israeliana sarebbero state oltre diecimila. Un numero che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione diplomatica la fragilità di quella tregua.
Il rischio è che il Libano diventi di nuovo ciò che è stato troppe volte nella sua storia recente: il campo di battaglia di guerre decise altrove.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Totalitarismo democratico: persuasione finita, repressione aperta
- Il nuovo cittadino esemplare: la democrazia senza domande
- Due pesi, una sola fede: l’anti-trumpismo europeo si ferma a Caracas
- Il golpe come politica estera: l’impero USA che non ama sporcarsi le mani
E ti consigliamo
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













