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mercoledì, Agosto 17, 2022

La vera storia della foto della giornalista della CNN ci riporta alla realtà

In queste drammatiche ore del cambio di regime in Afghanistan, con il ritorno al potere dei talebani, hanno destato impressione le foto apparse sui social di Clarissa Ward, giornalista della CNN, coperta con il velo. Lo scatto è stato utilizzato per sottolineare l’immediato cambiamento a Kabul per la presenza dei fondamentalisti. In realtà, le cose non stanno proprio così.

La vera storia della foto della giornalista della CNN

Ci sono due foto che hanno fatto il giro del mondo in meno di 24 ore: sono quelle in cui appare Clarissa Ward, inviata della CNN in Afghanistan, in due diversi collegamenti televisivi. Nella prima immagine la giornalista indossa abiti occidentali mentre nella seconda un’abaya,  la tunica nera utilizzata fra le donne per coprire gran parte del proprio corpo, secondo la dottrina più conservatrice dell’Islam.

La vera storia della foto della giornalista della CNN ci riporta alla realtà

L’accostamento tra le due foto, nel flame sui social, è apparso come un tentativo di segnalare la presa del potere da parte dei talebani attraverso un’immagine simbolica, il cambio repentino dei propri costumi in funzione del nuovo regime.

Ma le cose in realtà sono andate diversamente ed è stata la stessa Clarissa Ward a chiarire, precisando che l’accostamento tra le due immagini è fuorviante e non corrispondente alla realtà.

Su Twitter infatti la giornalista ha spiegato: “Nella prima foto mi trovavo all’interno di una zona protetta. La seconda è stata scattata per le strade di Kabul dopo che era stata occupata dai talebani. Anche in precedenza, in giro per Kabul, ho sempre indossato un velo per i capelli, anche se non li coprivo totalmente e non usavo una abaya. Quindi una differenza esiste, ma non così pronunciata”.

 

 

In pratica la Ward quando effettua i collegamenti in abiti occidentali si trova a Kabul nel quartiere delle ambasciate dove gli unici afghani presenti, per lo più sono piú occidentalizzati di noi,  mentre quando esce e va per la città o nei sobborghi, come nella foto con i pashtun sullo sfondo, si copre con l’abaya.

Cosa che, molti turisti lo sapranno, avviene regolarmente anche in diversi quartieri di Istanbul, Tunisi, persino Sarajevo.

Questo piccolo episodio in realtà ci racconta quello che in questi anni, inascolati, diversi osservatori avevano riportato, ovvero che le conquiste civili dell’Afghanistan liberato, grazie alla presenza occidentale, nella narrazione mainstream, erano, quando timidamente presenti, appannaggio di Kabul e di poche altre grandi aree urbane. Il resto del paese, sostanzialmente, vive ancora nella condizione tribale e semi feudale, in cui il ruolo della donna è terribilmente subalterno.

I diritti civili, nello scacchiede della geopolitica, non esistono. Quando li sentite nominare, al contrario, vuol dire che sono usati come arma d’aggressione.

Il ritorno dei talebani: c'è un Afghanistan che non ci hanno raccontato

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