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mercoledì 18 Maggio 2022
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Dopo un mese di guerra Federico Rampini si accorge che c’è molta “propaganda”

Federico Rampini è uno che buca lo schermo: mette le bretelle rosse, parla come Gianni Agnelli, e riesce ad esporre con finta casualità i propri libri durante i collegamenti dal suo appartamento newyorkese. Ma soprattutto, come la vulgata informativa contemporanea vuole, riesce ad intervenire su tutto: dagli operai del Bangalore in sciopero, agli omicidi degli attivisti in Colombia. Rampini ha una risposta che, molto spesso, appare tutta compresa dentro un’idea di libertà legata a una visione molto garbata e ripulita del concetto di élite.

Federico Rampini si accorge che c’è molta “propaganda”

Lunedì mattina Rampini è stato ospite su La7 a L’aria che tira, programma che in queste settimane ci sta fornendo diverso materiale di” riflessione”, e ha detto che ci sono molte ragioni che lo inducono a non credere a tutte le notizie che provengono dall’Occidente sul conflitto tra Russia e l’Ucraina.

“Mi sembra che ci sia anche un ottimo lavoro della disinformazione ucraina ha detto rampini, che poi ha aggiunto: “Gli ucraini sono molto bravi a spargere le notizie che accentuano le difficoltà di Putin”.

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E chi ci sarebbe dietro questa strategia della disinformazione secondo il giornalista?L’intelligence americana e inglese.

“Ricordiamoci che in ogni guerra c’è anche una guerra della disinformazione. In Occidente, forse, c’è una tendenza a precipitare verso le conclusioni che Putin è in un pantano, che non ce la sta facendo, che ha già perso la guerra”.

“Non è esattamente così – ha spiegato – non solo c’è la Cina che sostiene la Russia ma anche l’India, Il Pakistan. Secondo me la Cina ha già fatto la sua scelta di campo”.

Un esempio di disinformazione secondo Rampini, sarebbe l’ultima notizia circolata:

“Ho accolto con molto scetticismo la notizia che la Russia arruola i diciassettenni. Non sono un esperto militare e non voglio improvvisarmi. Ricordo però, banalmente, che la Russia ha il terzo esercito più grande del mondo dopo quello cinese e indiano”.

“Non è verosimile pensare che i russi siano già a corto di organico, dopo aver schierato circa 200mila uomini sul fronte ucraino.”

La conclusione è stata sulla telefonata della settimana scorsa tra il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e quello cinese Xi Jinping.

“Non è andata bene. Il passaggio chiave è il proverbio che Xi Jinping ha citato: «Spetta a chi ha messo il sonaglio al collo della tigre il compito di toglierlo». Traduzione: voi della Nato siete colpevoli, voi avete creato questo disastro e voi dovete risolverlo”. 

 

 

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Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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