www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
L’audizione di Pam Bondi sugli Epstein Files si trasforma in scontro politico: insulti in Aula, errori nella pubblicazione di milioni di pagine e accuse di insabbiamento. Democratici e libertari attaccano, il Dipartimento di Giustizia perde credibilità.
Pam Bondi, l’Attorney General che urla sugli Epstein Files
Prima donna italoamericana a guidare il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, già protagonista nel team difensivo di Donald Trump durante il primo impeachment, Pam Bondi rappresenta un simbolo di ascesa politica che qualcuno potrebbe celebrare. Peccato che la celebrazione si sia trasformata, in Aula, in uno spettacolo poco edificante (è un eufemismo!).
L’audizione davanti alla House Judiciary Committee, convocata per fare chiarezza sulla gestione degli Epstein Files, è durata oltre cinque ore. Doveva essere un momento di trasparenza. È diventata una rissa parlamentare. La procuratrice generale ha respinto le accuse dei democratici con toni accesi, ha insultato Jamie Raskin – ex professore di diritto costituzionale – definendolo “un avvocato fallito”, e ha persino accusato un parlamentare ebreo di antisemitismo per presunto scarso zelo filoisraeliano. Il tutto mentre, dietro di lei, sedevano alcune delle sopravvissute agli abusi legati a Jeffrey Epstein.
Non solo. Sollecitata a rivolgere loro delle scuse per gli errori nella pubblicazione dei documenti, Bondi ha liquidato la richiesta parlando di “teatrini politici”. Un passaggio che ha contribuito a irrigidire ulteriormente l’atmosfera.
I file, le contraddizioni e le ombre politiche
Il cuore della questione riguarda la gestione dei documenti sul caso Epstein. Nel dicembre scorso il Congresso ha approvato una legge che impone al Dipartimento di Giustizia di pubblicare integralmente i fascicoli relativi al finanziere morto nel 2019, ufficialmente per suicidio, mentre attendeva il processo per traffico sessuale di minori. A gennaio il Dipartimento ha rilasciato oltre tre milioni di pagine.
Le organizzazioni giornalistiche che hanno esaminato il materiale hanno segnalato anomalie significative: nomi delle vittime non adeguatamente protetti, immagini sensibili incluse nei documenti, e oscuramenti ritenuti incoerenti. Il deputato repubblicano libertario Thomas Massie ha evidenziato come il nome del miliardario Les Wexner – ex cliente di Epstein – fosse stato inizialmente coperto in modo irregolare, mentre dati privati delle vittime risultavano esposti. Ha parlato apertamente di un caso “più grande del Watergate”.
Nel frattempo, il Dipartimento di Giustizia aveva dichiarato nel luglio 2025 di non aver trovato prove di una “lista clienti” strutturata. Successivamente, in un’intervista televisiva, Bondi ha lasciato intendere che nuove informazioni potessero emergere, alimentando l’impressione di una gestione comunicativa oscillante. In un clima già carico di sospetti, ogni contraddizione pesa.
Donald Trump, dal canto suo, ha chiesto di perseguire figure democratiche i cui nomi compaiono nei documenti – tra cui l’ex presidente Bill Clinton – mentre i file includono riferimenti anche a personalità legate all’attuale amministrazione, come il Segretario al Commercio Howard Lutnick. Va ricordato che la semplice presenza di un nome nei documenti non implica automaticamente responsabilità penali. Ma in un contesto polarizzato, la distinzione tra citazione e coinvolgimento si perde facilmente.
Il Dipartimento di Giustizia sotto tensione
L’audizione ha messo in luce anche un altro elemento: la trasformazione interna del Dipartimento di Giustizia durante il mandato di Bondi. Dall’inizio del suo incarico, sono stati licenziati procuratori e funzionari dell’FBI coinvolti in indagini legate al 6 gennaio 2021 o a procedimenti riguardanti Trump. Al tempo stesso, alcuni casi contro alleati dell’ex presidente sono stati archiviati.
I democratici parlano di insabbiamento. Bondi respinge l’accusa, sostenendo di aver agito per correggere “abusi del passato”. Il problema, tuttavia, non è solo giuridico. È reputazionale. Il Dipartimento di Giustizia è un’istituzione che vive di credibilità. Ogni percezione di parzialità mina il suo capitale simbolico.
Lo scandalo Epstein resta uno dei più inquietanti degli ultimi decenni. Nel 2008 Epstein aveva patteggiato in Florida, scontando 13 mesi di detenzione grazie a un accordo controverso. Nel 2019 è stato incriminato a livello federale; la sua collaboratrice Ghislaine Maxwell è stata condannata nel 2021 a vent’anni di carcere. Le vittime accertate sono numerose, e la rete di relazioni del finanziere attraversava politica, finanza e accademia.
In questo scenario, l’atteggiamento dell’Attorney General non è un dettaglio. Quando la gestione di milioni di pagine di documenti si intreccia con conflitti politici e accuse personali, la questione supera la polemica. Diventa un test sulla tenuta istituzionale.
Se l’obiettivo era dissipare i dubbi, l’effetto sembra essere stato opposto. E quando un’audizione parlamentare si trasforma in un’arena, il sospetto – giustificato o meno – trova terreno fertile. In politica, come nel diritto, il modo in cui si risponde conta quasi quanto il contenuto della risposta. E in questo caso, le risposte sono state poche, i decibel molti.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Totalitarismo democratico: persuasione finita, repressione aperta
- Il nuovo cittadino esemplare: la democrazia senza domande
- Due pesi, una sola fede: l’anti-trumpismo europeo si ferma a Caracas
- Il golpe come politica estera: l’impero USA che non ama sporcarsi le mani
E ti consigliamo
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













