www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Due scosse devastanti colpiscono il Venezuela: 164 morti, mille feriti, diecimila dispersi. La Guaira è zona disastrata. Nel frattempo il FT rivela un debito pubblico di 240 miliardi. Maduro chiede unità dal carcere. Gli USA promettono aiuti con una mano, mentre con l’altra sono pronti a dare il colpo finale.
Venezuela, il terremoto e il peso di 240 miliardi di dollari
Due scosse in quaranta secondi, entrambe catastrofiche. La prima di magnitudo 7.2, la seconda di 7.5, localizzate in posizioni e profondità diverse a ovest di Caracas. Il Venezuela ha vissuto nella notte uno dei sismi più violenti della propria storia recente, con epicentro a circa ventotto chilometri a nord-ovest di Montalbán, a tredici chilometri di profondità.
Le scosse sono state avvertite fino in Colombia e hanno generato almeno venti repliche di minore intensità. Il bilancio, aggiornato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, parla di 164 morti, oltre mille feriti ricoverati in ospedale e diecimila dispersi. Numeri destinati a crescere.
Lo Stato costiero di La Guaira concentra la devastazione più grave: decine di edifici crollati, operazioni di ricerca in corso sotto le macerie, reti telefoniche interrotte che ostacolano i soccorsi e rendono difficile persino la conta delle vittime. A Caracas, vigili del fuoco e polizia lavorano nelle aree colpite mentre le scene di distruzione si moltiplicano. Il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza e Rodríguez ha definito La Guaira «zona disastrata» senza eufemismi.
Sul piano internazionale le offerte di solidarietà non sono mancate. Gli Stati Uniti hanno annunciato squadre di ricerca e soccorso, risorse mediche e assistenza umanitaria. Trump ha dichiarato gli USA «pronti ad aiutare» e Rodríguez lo ha ringraziato, riferendo di un contatto «permanente» tra i due governi — dettaglio non banale, considerato il quadro politico. Cuba ha mobilitato i propri medici già presenti sul territorio. Colombia, Ecuador, Uruguay, India e Italia hanno espresso disponibilità a collaborare. Il Fondo Monetario Internazionale ha stanziato 200 milioni di dollari per la ricostruzione. Antonio Tajani ha telefonato a Rodríguez per esprimere solidarietà e verificare la situazione degli italiani nella regione: nessuna vittima accertata tra i registrati su Viaggiare Sicuri, ma la comunità italo-venezuelana conta circa 120.000 persone e la mappatura è ancora in corso.
Il debito che il sisma non cancella
Proprio nelle ore in cui il Venezuela contava i morti, il Financial Times pubblicava un’anticipazione destinata a pesare quanto le macerie: nelle prossime settimane il governo venezuelano renderà noto un debito pubblico complessivo di circa 240 miliardi di dollari, cifra ben superiore a qualsiasi stima circolata in precedenza. L’obiettivo dichiarato è avviare quella che potrebbe diventare la più grande ristrutturazione del debito sovrano mai realizzata, con l’ambizione di raggiungere un accordo con i creditori entro la fine dell’anno e riaprire l’accesso ai mercati internazionali dopo quasi un decennio di isolamento finanziario.
È un’operazione che in condizioni normali sarebbe già straordinariamente complessa. In un paese appena colpito da un sisma distruttivo, con infrastrutture compromesse, un sistema ospedaliero sotto pressione e diecimila dispersi ancora da cercare, diventa qualcosa di più difficile da definire con il solo lessico economico.
Il fardello finanziario si somma alla calamità fisica in un momento in cui Nicolás Maduro — detenuto e in attesa di giudizio dopo il sequestro operato dagli Stati Uniti — ha lanciato dal carcere un appello all’unità nazionale per affrontare l’emergenza. Un appello che arriva da una posizione di detenzione e che attraversa un paese contemporaneamente sotto le macerie e sotto il peso di un debito monstre che Washington, in veste di creditore e di potenza che detiene il presidente, non ha alcun incentivo a rendere più gestibile.
La convergenza di questi elementi — il disastro naturale, la ristrutturazione del debito, la detenzione di Maduro, la presenza militare e diplomatica americana nella regione — non è una coincidenza di calendario. È il profilo di un paese in cui la vulnerabilità si è stratificata su più piani contemporaneamente, e in cui ogni crisi ne aggrava un’altra. I 200 milioni stanziati dal FMI rappresentano, rispetto a un debito di 240 miliardi, una cifra simbolica. Il Venezuela ha bisogno di ben altro. E chi potrebbe darglielo ha altri piani.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Fermi ad Hormuz, Trump e la guerra che l’America non riesce più a vincere
- Gaza distrutta, ma l’Europa continua a fare affari con Israele
- Campo largo o campo santo? Il centrosinistra continua a scambiare i sondaggi per un progetto
- Era meglio quando c’erano gli Squallor
E ti consigliamo
- Gli analfoliberali
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













