La crisi dell’impero americano e il momento più oscuro dell’Occidente

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La retorica “aggressore-aggredito” non ha mai spiegato i conflitti globali e oggi è ancor più palese. Dietro le guerre in Ucraina e Iran emergono la crisi del modello americano e l’espansionismo israeliano. L’Europa  a rimorchio, tra ipocrisie e compromessi, è in pieno un crollo morale e politico.

L’Occidente e la retorica dell’aggressore: un dibattito che non spiega più nulla

Se spogliassimo le vicende geopolitiche delle ultime settimane da tutta la sovrastruttura retorica con cui vengono presentate al pubblico, la guerra all’Iran potrebbe essere riassunta così: un Paese è stato attaccato senza una reale giustificazione, in modo improvviso e mentre si fingeva di negoziare, arrivando perfino all’eliminazione del suo leader spirituale. Di fronte a tutto questo, la comunità europea — o quella struttura politica che continua a fregiarsi di questo nome — non solo ha evitato di condannare una palese violazione del diritto internazionale (fino a un certo punto, direbbe Tajani), compiuta da due Stati che sembrano aver smarrito anche il pudore della “forma”, ma ha persino intimato agli iraniani di interrompere la propria difesa e comminato nuove sanzioni.

Eppure per anni il dibattito geopolitico occidentale ha ruotato attorno a una formula tanto semplice quanto rassicurante: aggressore contro aggredito. Uno schema narrativo utile per talk show e editoriali, meno per comprendere la complessità dei conflitti contemporanei.  Il conflitto tra Russia e Ucraina è la “madre di tutte le semplificazioni”. L’argomento morale – pur legittimo sul piano etico – è stato utilizzato come una chiave interpretativa totale, censoria nella sua estremizzazione. Una chiave che, come ci siamo ripetutti fino allo sfinimento,  non spiegava le cause reali della guerra: l’allargamento della NATO, la competizione strategica tra potenze e la ridefinizione degli equilibri economici globali.

Limitarsi a denunciare l’incoerenza di chi usa oggi lo stesso schema per il Medio Oriente – rischia di essere una soddisfazione puramente polemica. Il punto non è dimostrare che la galassia mediatica mainstream è “incoerente” ( e ci limitiamo con le definizioni, poichè ce ne sarebbero di più appropriate), il punto è capire che l’intero impianto del discorso è insufficiente.

Per comprendere davvero il presente bisogna guardare altrove: alla crisi strutturale della potenza americana e al ruolo sempre più aggressivo della politica israeliana nella regione, che tra interessi e una sorta di neomessianesimo, sta trascinando l’intero globo nel caos.

La crisi dell’impero americano

Gli Stati Uniti restano la principale potenza militare ed economica del pianeta. Ma il loro modello di sviluppo mostra crepe evidenti. Il capitalismo americano fatica sempre di più a sostenere la crescita dei profitti delle grandi corporation e a garantire al ceto medio la promessa che ha alimentato per decenni il consenso interno: la prospettiva di un miglioramento continuo delle condizioni di vita.

Questa crisi non è solo economica. È anche politica. Affrontarla richiederebbe politiche redistributive e un ridimensionamento del potere delle grandi lobby economiche. Una scelta che la classe dirigente americana non sembra in grado – o non vuole – compiere.

Il risultato è un cambio di paradigma. Il vecchio liberalismo economico, basato sulla competizione e sull’apertura dei mercati, lascia spazio a un modello più duro: protezionismo, guerre commerciali, controllo delle materie prime e riindustrializzazione forzata.

Le scelte dell’amministrazione Trump vanno lette in questa prospettiva. I dazi, le politiche economiche aggressive e perfino alcune iniziative militari non sono episodi isolati, ma tentativi di compensare con la forza una crisi strutturale del sistema.

Il conflitto in Ucraina si inserisce in questo quadro. L’escalation legata all’allargamento della NATO ha avuto effetti geopolitici significativi: il rafforzamento della dipendenza europea dagli Stati Uniti e la rottura dei legami energetici con la Russia.

Per l’Europa il risultato è stato un aumento dei costi energetici e una perdita di competitività industriale. Per Washington, invece, un rafforzamento della propria influenza politica ed economica sul continente.

Il ruolo di Israele e la deriva morale dell’Occidente

Se la strategia americana appare spesso improvvisata, quella israeliana segue una logica molto più coerente. Israele ha un progetto geopolitico preciso nella regione e lo porta avanti con determinazione, sfruttando la debolezza politica dell’alleato americano. La guerra con l’Iran si inserisce in questa dinamica. Da un lato consente a Tel Aviv di rafforzare la propria posizione militare; dall’altro crea le condizioni per una ridefinizione degli equilibri territoriali in Medio Oriente.

Nel frattempo l’esercito israeliano continua ad espandere la propria presenza in diversi teatri regionali: Libano, Siria, Cisgiordania e Gaza. Le operazioni militari si accompagnano a una logica di annessione territoriale che molti osservatori internazionali considerano parte di un progetto più ampio.

La brutalità delle operazioni militari ha prodotto un effetto devastante anche sul piano morale. L’Occidente, che per decenni ha rivendicato un primato etico fondato sui diritti umani e sul diritto internazionale, appare oggi incapace di prendere una posizione netta.

L’Europa, in particolare, sembra oscillare tra dichiarazioni di principio roboanti e compromessi politici al ribasso. I valori vengono evocati nei comunicati ufficiali, ma raramente tradotti in scelte concrete. Questo scarto tra retorica e realtà alimenta una crisi di credibilità sempre più evidente.

Nel discorso pubblico occidentale sta emergendo una visione radicale del conflitto: il nemico non è più un avversario con cui negoziare, ma una minaccia assoluta da eliminare. In questa logica non esistono mediazioni, ma solo vittoria o distruzione. È una decomposizione morale che sfocia nel nichilismo: una pulsione distruttiva una deriva pericolosa, che trasforma la politica internazionale in una guerra permanente.

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