Stupro di Palermo, la pornografia e l’invettiva regressista di Emma Dante

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

La storia ormai è nota: una diciannovenne a Palermo è stata violentata il 7 luglio da 7 coetanei, i suoi presunti aggressori sono in carcere. Uno di loro ha filmato la scena e dai video si è risaliti ai componenti del branco. L’orribile vicenda sta ovviamente scatenando fiumi di parole: sotto accusa è finita anche la pornografia dilagante tra i giovanissimi, nell’era di internet accessibile per chiunque. Ma non solo…

Stupro di Palermo, la pornografia dilagante ha delle responsabilità?

Prendersela con la pornografia per il terribile episodio di violenza avvenuto a Palermo mi appare stupido come scambiare gli effetti con le cause.

La produzione porno attuale mi sembra, piuttosto, un coacervo di banalità che al cospetto delle fantasie del vero perverso fanno ridere alquanto. Possono preoccupare?

Si, nella misura in cui alcune persone fragili, prive di fantasia e di vera perversione, ci cadono e ne diventano dipendenti. Ma anche in tal caso il problema è semmai a monte, nella debolezza di questi individui.

Più pervasiva mi sembra un’altra pornografia. Quella che regna ovunque. Nell’informazione come nelle stesse relazioni umane. La pornografia dei sentimenti esibiti, della vita in diretta dei social o dei vari reality, l’inciuciare su tutti e tutto, le pagine social dei giornali che ci aggiornano sulla settima giornata della nuova relazione di Alba Parietti o che annunciano la morte di Cutugno con un titolo che ci dice come la sorellina di costui fosse morta con uno gnocco di traverso. Tutto ciò non produce stupratori ma contribuisce a produrre voyeur e scemi.

Stupro di Palermo, l’invettiva regressista di Emma Dante

Un’amica mia, molto femminista e molto libertaria, anni fa sosteneva che l’emancipazione femminile era anche poter dire “mi piace il ca...”.  Magari era un’esagerazione (per me, no), ma mi pare che siamo scivolati nell’opposto.

La regista Emma Dante tuona contro il pene e chiede l’evirazione dell’affare immondo. Scrive agli stupratori su fb: “A che serve quel coso moscio, quel pezzetto di carne che pesa meno di un etto, quella protuberanza fastidiosa che a volte si mette a destra e a volte a sinistra, quel naso brutto senza narici, quella piccola sporgenza imbarazzante, quell’illusione di centro del bacino, centro del maschio, centro del mondo, quel palloncino che si gonfia con la pompetta della libido e diventa arma tagliente, pugnale penetrante, esaltazione dell’io, pene immondo che insozza la poesia di corpi sublimi fatti di vallate e promontorio…”.

Ecco, questa invettiva, che vorrebbe, immagino, colpire il fallocentrismo alla base degli stupri con la forza del paradosso, è a mio avviso un regresso forte.

Il “cazzo” non è mai un crimine come non lo è la “fica”. Criminale è la mente. Criminale è il cuore arido, pietrificato, egotico. I genitali mai. E mi dispiace che una donna di teatro, che ha esordito su testi di Henry Miller – colui che in “Opus Pistorum”, romanzo maledetto amato da Pound, scrive di “sollazzo del cazzo” -, non ci arrivi.

Uomini e donne, non vergognatevi mai di essere tali, sareste complici di un regresso, forse di un orrore che si aggiunge all’orrore.

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Mario Colella
Mario Colella
Garibaldino

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli