Sky sport raffigura plasticamente l’incedere inesorabile delle armi: ogni sportivo è accompagnato dall’abbreviazione della propria nazionalità. Vale per tutti tranne che per i russi. Per loro si lascia uno spazio vuoto.
Sport e guerra
Sky sport raffigura plasticamente l’incedere inesorabile delle armi. Nel notiziario composto da parole sempre esorbitanti i risultati più significativi della giornata compaiono come titoli di sottopancia.
Ogni sportivo, un tennista per esempio, è accompagnato dall’abbreviazione della propria nazionalità. Vale per tutti tranne che per i russi. Per loro si lascia uno spazio vuoto. La Russia non è degna di essere contemplata. Nell’immaginario è stata già cancellata dalle cartine. Forse disintegrata dalle bombe.
Bambino, verso la fine dei 70, il giovedì sera aspettavo con trepidazione il resoconto settimanale sulle coppe europee. In uno studio dall’arredamento spartano Giorgio Martino e Gianfranco De Laurentiis, con parole misurate, viaggiavano con me in stadi esotici. Non lesinavano immagini provenienti dai campi d’oltrecortina.
Le tribune delle varie CSKA, Dinamo, Spartak sparse nell’est socialista, disegnavano scenari a noi poco familiari. Spettatori ordinati, spalti privi di festoni, posti d’onore assediati da mimetiche militari.
Ma i club erano trattati con pari dignità. Lo sport, il Comitato olimpico internazionale, la FIFA, l’UEFA erano enti democratici. Non misuravano la dignità sportiva e umana sul grado di assimilazione ai valori di un determinato blocco.
Riproducevano l’equilibrio portato dall’ONU. Quell’equilibrio capace di allontanare dal futuro la guerra. Nadia Comaneci, Oleg Blochin, il Carl Zeiss Jena contendevano legittimamente ai monumenti sportivi occidentali il risultato finale.
Oggi la barbarie diventa assolutismo polarizzante. Il CIO e con lui le Federazioni sportive internazionali diventano braccia politiche dell’imperialismo. Tanto da cancellare a proprio piacimento intere culture dal decoro sportivo.
Gli interessi privati in seno a organizzazioni dallo spirito politico prevalgono e impongono la propria visione. Tanto da mortificare lo spirito olimpico e cancellare d’imperio l’esistenza dei popoli. Un tempo le Olimpiadi fermavano i conflitti. Oggi li rappresentano e li anticipano.

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