OK, la scelta è sbagliata! Trump e la campagna d’oriente in 6 casini

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Tra minacce, negoziati schizofrenici e guerra permanente, la strategia di Trump verso l’Iran appare un caos controllato solo a parole: escalation, alleati trattati come clienti e Europa scaricata. Risultato: una farsa tragica.

Trump e l’arte del fare (casini)

Se pensavate che il “Parkour” fosse uno sport da ragazzini agili in tuta acetata, non avete ancora visto l’ultima coreografia della Casa Bianca sull’asse Washington-Teheran. La strategia di Donald Trump è cristallina: un complicatissimo gioco a premi dove nemmeno il conduttore conosce le regole, e il primo premio è una pioggia di droni.

Tolgo un Khamenei e mi ritrovo un… Khamenei

Il piano era semplice, quasi banale: eliminare un vertice per far crollare la piramide. Peccato che la gerarchia iraniana sia fatta di matrioske d’acciaio. Trump ha rimosso un pezzo grosso convinto di aver risolto il puzzle, salvo poi scoprire che al posto del defunto è apparso un clone quasi identico, solo con la barba leggermente più grigia e la stessa identica voglia di lanciare aggeggi che esplodono. Morto un Khamenei ti ritrovi un altro Khamenei, più giovane e giustamente pure incazzato. È il primo caso nella storia di “Regime Change” dove il regime non cambia, ma tu hai finito i missili Tomahawk.

Ti bombardo, ma chiamami (forse)

La dialettica è da manuale del perfetto seduttore bipolare. Un giorno dichiara che “gli Ayatollah sono persone fantastiche” e che ha già pronto per loro un resort a sette stelle sul Golfo Persico; il giorno dopo giura di volerli cancellare dalle mappe geografiche. Il problema è che ha cercato di forzarli al tavolo negoziale distruggendo tutto ciò che possiedono, peccato che gli iraniani abbiano attivato il “blocca chiamate” da numeri sconosciuti con prefisso +1. Risultato? Trump dice che vuole trattare, gli iraniani dicono che non sanno di cosa parli, e nel frattempo si scambiano “messaggi” tramite testate balistiche.

La marina fantasma e lo Stretto di Hormuz

Trump ha annunciato con il consueto vigore di aver ridotto l’aviazione e la marina iraniana a un set di modellini della Revell. Peccato che i Pasdaran, evidentemente poco avvezzi a leggere i tweet presidenziali, continuino a navigare e a lanciare droni come se stessero festeggiando il Capodanno. E Hormuz? Prima della guerra era libero (con qualche brivido). Oggi, Trump dichiara che “è libero perché abbiamo vinto“, ma era libero anche un mese fa! Aggiungendo però che se gli europei vogliono passarci devono portarsi la scorta da casa perché lui ha un impegno a Mar-a-Lago. È come se il bagnino dicesse: “Ho ucciso lo squalo, la spiaggia è sicura! Però se entrate in acqua e vi mangiano, sono cavoli vostri”.

Se non fai come dico io ti stacco la luce!

Qui entriamo nel regno della fisica quantistica applicata alla guerra. Trump dichiara che i colloqui sono “produttivi” e che, da uomo di pace e futuro premio Nobel, sospende gli attacchi alle centrali elettriche. Quaranta minuti dopo, Netanyahu, che evidentemente ha il fuso orario tarato su un altro pianeta, ordina una nuova ondata di raid radendo al suolo le infrastrutture energetiche. La risposta di Trump? Invece di irritarsi, rilancia su Truth Social minacciando di “obliterare” ogni singola lampadina dell’Iran se il poliziotto buono (lui) non ottiene ciò che vuole mentre il poliziotto cattivo (Bibi) continua a sparare. Tutto molto logico…

Gli alleati del Golfo “Pagare moneta vedere cammello”

Infine, il capolavoro con gli alleati storici. Dopo aver vantato gli Accordi di Abramo come la fine di ogni conflitto, Trump ha iniziato a bombardare l’Iran senza avvisare i vicini di casa. Sauditi ed emiratini si sono svegliati con i droni iraniani in giardino e hanno chiesto protezione. La risposta di Donald? “Non sono mica la vostra guardia del corpo gratis”. Se vogliono lo scudo antimissile, devono passare alla versione “Premium” dell’alleanza. Ha dato fuoco al palco del concerto e ora cerca di vendere gli estintori agli spettatori delle prime file a prezzo di mercato.

Gli europei: “i cugini scrocconi”

Ma il capolavoro finale è riservato all’Europa. Trump tratta i leader UE come parenti molesti che si presentano a cena senza portare il vino e poi pretendono che gli paghi il taxi.
In questi giorni è stato categorico: “Volete il petrolio che passa da Hormuz? Allora andate lì e riprendetevelo”. Mentre i Paesi europei invocano il diritto internazionale e il cessate il fuoco, che ovviamente non vale per la guerra in Ucraina, Trump risponde su Truth suggerendo loro di “trovare un po’ di coraggio in ritardo” e smetterla di fare i “free-rider” della sicurezza globale. Per lui, l’Europa è un immenso centro commerciale che vuole la sorveglianza armata americana pagando con i buoni sconto.

Biden…

Il povero Joe salutava amici immaginari, inciampava avendo evidenti problemi di deambulazione, senza fare giri di parole era palesemente “rincoglionito”. E Trump? Sembra più rincoglionito di Biden e ce ne voleva…

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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