Quotidiano on-line ®

22.6 C
Rome
venerdì, Luglio 1, 2022

La molestia a Greta Beccaglia da un ‘Robertino’ che ha preso pochi schiaffi dalla madre

L’episodio della molestia a Greta Beccaglia non è un giochino innocente ma una schifezza fatta però da un “Robertino”, il personaggio del vecchio-bambino partorito dalla fantasia di Troisi. Molestia, non stupro, sennò tutto diventa stupro e niente più lo è. Ma molestia, reato. Naturalmente ci si deve porre il problema di andare oltre il sanzionatorio e oltre l’indignato. Cominciare a parlarne come di ridicoli “Robertini” può servire, perché questi sono personaggi che hanno preso pochi schiaffi dalle madri.

La molestia a Greta Beccaglia da un ‘Robertino’

E se si trattasse solo di un Robertino? Si, Robertino é uscito di casa, ha toccato ‘e femmene, ma non ha capito un cazzo di quanto gli aveva detto Gaetano. Che non lo aveva invitato a toccare le sconosciute davanti alle telecamere per farsi bello, cioè: credendo di farsi bello, di aver fatto una bravata impunibile.

No, Gaetano non c’entra niente, anche se prima o poi qualche talebano della correttezza ci penserà e ci toglierà pure quello, perché, come Robertino, non saprà andare oltre l’interpretazione letterale. Gaetano/Massimo è stato il nostro Barthes e ci ha dato l’educazione sentimentale che ci mancava, a noi al sud.

È stato il nostro ’68, vale quanto i Beatles (del resto, in “Non ci resta che piangere” Troisi si vanta di aver scritto Yesterday). Il problema è Robertino. Che, dicevamo, è uscito di casa. Ma senza strumenti e bombardato da altri messaggi, che con Gaetano non hanno a che fare niente.

Magari Robertino ora ha un suo ufficio e una bella segretaria. O è un negoziante di abiti per donna e ha delle giovani commesse, che sfrutta. Un professore universitario che colloquia con una sua studentessa in vista dell’esame. Forse Robertino ha uno studio legale e si bea su internet di aver contribuito al licenziamento di centinaia di persone.

Robertino stava chiuso in casa e faceva del male a sé stesso, ora è in giro e fa lo spaccone, nuoce a chi gli capita sotto e a noi tutti. Lo chiudiamo di nuovo in casa? Serve recluderlo o è una cultura che gira intorno che alimenta questa banalità del male?

https://www.youtube.com/watch?v=E75fjbTHEOA

E a questa cultura vogliamo mettere mano con gli asterischi o per una volta essere seri e smetterla con le cazzate? Forse si deve tornare a Gaetano/Massimo. Pure lui esce di casa, il suo sud, Napoli, per la prima volta.

È timido, impacciato, e lo resterà: la sua operazione è quella di convertire questa timidezza, farne una fragilità proficua, dunque una forza. Mantenendo un pudore. In altre parole, per citare un altro film, di questi giorni, Gaetano va via dalla sua terra ma non si disunisce, porta con sé una ommita’ che è il meglio del nostro meridione. Quel pudore era bellissimo.

Era una forma di rispetto per la, oserei dire, sacralità delle cose, un essere intimamente convinti che non tutto si può fare, un contraltare alla megalomania. L’uomo pudico ammira ciò che desidera con sguardo contemplativo. Si, è un contemplativo. È uno che magari scrive post come questi sui social ma subito dopo se ne pente.

E il suo approccio è l’opposto della volgarità. In realtà, il fine vero di ogni nuovo dispotismo è proprio uccidere nella culla quello sguardo di stupore, in nome della trasparenza, contro ogni mistero. In modo da rendere inutile e privo di ogni carattere eversivo quel “tu devi uscire, tocca ‘e femmene, va a rubba’”.

Perchè ci sono due modi di ammazzare quello sguardo indispensabile. Negarlo e considerarlo addirittura violenza, laddove è tenerezza (la fobia dell’accusa di pedofilia nel bellissimo “L’uomo senza volto”, di Mel Gibson, recuperatelo), oppure promuovere la trasparenza della volgarità, del tutto deve essere mostrato, tutto va esposto in vetrina. Tutto è eguale a tutto, tutto ha un prezzo.

Magari chiudendo l’affare del tifoso con una sanzione più o meno “esemplare” o con una somma di denaro per la giovane cronista, non facciamo che riaffermare questo principio mercificante, non toccando alcun nodo della cultura, del vivere comune, della interiorità delle persone.

Ricomincio da tre – Robertino

 

 

Cartoline da Salò: un anno marchiato dalle stimmate della pandemia

 

Leggi anche

Mario Colella
Mario Colella
Garibaldino

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli