Laura Pausini si rifiuta di cantare “Bella ciao” ed è bufera sui social. La cantante romagnola replica: “Non canto canzoni né di destra né di sinistra. La mia storia di 30 anni parla per me. Non voglio che nessuno mi utilizzi per la propaganda politica”. Vabbè, ce ne faremo una ragione.
Dacci oggi la nostra polemica quotidiana: la Pausini non canta Bella Ciao
Non credo ci sia molta differenza tra i tifosi del Livorno che accolgono l’ingresso dei giocatori intonando Bella ciao e Laura Pausini che al contrario si rifiuta di cantarla. Il livello è il medesimo: tifo da stadio, anche in chi ora la critica. Suvvia, che canti pure ciò che le pare, il repertorio non le manca.
Ma un conto è criticare e un conto preferire – di gran lunga, nel mio caso – i tifosi del Livorno all’interprete romagnola che recalcitra; mi ricorda una minuscola barchetta nel golfo di una città piena di fiori. “Guarda che belli i fiori in quella città che mai mi ha visto e mai nemmeno mi vedrà”, intona Francesco De Gregori in una canzone dedicata a Luigi Tenco, riferendosi al festival in cui lui ha concluso la sua vita e Pausini trovato investitura, “guarda che mare, guarda che barche piccole che vanno a navigare…”
Mentre la musica e il testo di Bella ciao, chiunque la canti, non serve neppure essere intonati o politicamente schierati per dire no alla prepotenza fascista, non equivalendo a un sì per nessuno dei piatti di portata nell’attuale menu elettorale, al cospetto della Pausini sono l’Amerigo Vespucci con tutte le vele spiegate.
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