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Il Ferragosto 2024, tra stanche euforie, sterili polemiche e incognite sul futuro, ci fa apparire sempre più come gli zombie di George Romero.
Ferragosto 2024, una sindrome collettiva
Il Ferragosto 2024 è attraversato da una scia di stanca euforia isterica, una sindrome che sta colpendo vari strati della popolazione, trasversalmente; una coazione a ripetere i soliti comportamenti, le abitudini di sempre nel periodo della festa d’agosto, tra le sterili polemiche politiche, i proclami su extraprofitti e salario minimo, i gossip torinesi sui patimenti delle coppie vip, piuttosto che sui suicidi in cella, e la fuga di Mancini dalla panchina della Nazionale. Orecchie sempre ben aperte verso le breaking news, pronti a dimenticarle un’ora dopo, sordi apparentemente ai richiami degli oscuri presagi che da più parti arrivano.
Come gli zombie di George Romero fuori al grande centro commerciale, accalcati ai vetri per entrare, senza sapere il perché, ma con una memoria semiotica del proprio agire.
Eppure non si coglie alcuna gioia in molte di queste manifestazioni: nella folla che si accalca per gli aperitivi nelle località balneari, nella lotta per accaparrarsi la propria porzioni di spiaggia, misurando il metro di distanza dal vicino, nei ristoranti fotografando il proprio scontrino, nei ragazzi ammassati in improbabili serate in discoteca per ascoltare due pezzi in playback del super ospite pagato a peso d’oro, con il suo tormentone del momento.
La bolla dell’Estate e la guerra
Anche quest’anno si è puntato tutto, emotivamente, sull’estate, come un’enorme bolla in cui isolarsi e stordirsi dal vociare di sottofondo continuo di questi mesi: crisi climatica, crisi energetica, le sanzioni, la guerra.
Il rischio nucleare è stato evocato en passant diverse volte in questi mesi da quando è iniziato il conflitto ucraino, quasi come potesse diventare accidente del discorso, scorrevolezza giornalistica. In un lugubre teatrino degli esperti in blazer blu.
Come ha scritto Ferdinando Pastore, a forza di ammonirci su aggressori e aggrediti, la logica dell’ottusità di guerra avanza implacabile. Perché è anche questo il problema. Il mondo dei mercati è stupido, binario, rigido. La dottrina della concorrenza prevede solo ed esclusivamente sopraffazione. Non può ragionare su altro. Non ha alcun fine se non quello della propria riproduzione.
Considerare il conflitto in Ucraina (ma anche l’eterna crisi in Medio Oriente) come una lotta tra buoni e cattivi può servire alle rispettive propagande, ma non aiuta a trovare vie d’uscita.
Occorre umiltà intellettuale per capire la storia, soprattutto da parte di noi occidentali europei che stiamo transitando da una posizione egemone verso una demograficamente ultraminoritaria e, quindi, necessariamente tollerante e pluralista.
La geopolitica rischia di riservare cattive sorprese a chi legge il mondo con schemi storici ormai dissolti. Purtroppo, soprattutto in Europa, il discorso pubblico ha perduto capacità selettive e chi a scuola indossava il cappello dell’asino oggi pretende di sedersi in cattedra.
La classe politica, ma a ben vedere anche quella intellettuale, mostra ogni giorno di più di non possedere le categorie per interpretare il presente.
Domina la più abietta propaganda, il trasformismo, l’irresponsabilità, l’incapacità di leggere i processi storici in termini dialettici, misurando cioè le aspirazioni politiche dentro il quadro dei rapporti di forza.
Insomma, ci sono enormi incognite sul futuro. Mai come oggi siamo, dantescamente, tra color che son sospesi, attendendo il responso dei fatti nel prossimo autunno.
E allora facciamo finta di nulla, godiamoci il mare, dimenticando tutto. Anche i corpi che galleggiano in fondo a questo stesso mare, ormai a migliaia. D’altronde sono parte dello stesso problema: eccedenza umana .
Buon Ferragosto.

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