Si è in guerra quando diventa nemico, non i governanti o i generali di un altro paese, ma tutto un altro popolo. In Italia e in tutto l’occidente è scoppiata la russofobia.
Di Giorgio Cremaschi.
Russofobia dilagante
Il segnale più profondo del fatto che si è in guerra si ha quando tutto un altro popolo diventa nemico, non i suoi governanti o i suoi generali, ma proprio tutto il popolo.
Le rappresaglie verso i russi, artisti, sportivi, scienziati, sono la manifestazione indecente e anche vile dello spirito guerrafondaio.
La più recente ignobile discriminazione è quella verso gli atleti disabili russi e bielorussi esclusi dalle Paralimpiadi. Visto che Putin bombarda le città, la rappresaglia colpisce ogni russo, magari anche chi è contro la guerra.
Non sono solo sanzioni, è russofobia, cioè il sentimento anti russo che affonda nella notte dei tempi delle guerre europee, quando tutto un popolo era rappresentato come un orso feroce.
Oggi la russofobia viene rispolverata e riadattata, ma serve sempre a preparare la gente comune all’odio della guerra. Chi vuole la pace rinsalda e rafforza le relazioni tra i popoli, chi vuole la guerra investe sull’odio tra di essi.
Così anche Dostoevskij diventa un nemico.
Fermiamo la guerra e fermiamo i guerrafondai che se la prendono coi maestri di musica, gli sciatori, gli studenti i ricercatori.
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