“E noi faremo come la Russia e squilleremo il campanel, falce e martel falce e martel…”

Chissà che rileggendo un po’ di storia, quest’antica filastrocca del ‘falce e martel’ non risuoni nelle orecchie del ministro Valditara e lo induca a studiare meglio certi fenomeni…

Bestemmia del mattino

Di Fausto Anderlini*

E noi faremo come la Russia e squilleremo il campanel, falce e martel falce e martel…

Ogni realtà umana è un impasto di misure percettive concrete: il micro, il meso, il macro. Al di sotto l’abisso, sopra l’infinito. Il residuo dell’anima medioevale,

Per capire cosa accade nella sfera del zio maial e più giù del zio caan bisogna pensare ad allora, a dove e come nasce il socialismo. Fra Ponte Lagoscuro e San Giovanni in Persiceto passando per Pieve, Sant’Agostino, Sala e Poggio Renatico. Andando a ritroso fra il Reno e il Panaro.

Bisogna mettersi nella testa di quei braccianti e di quelle mondine, dei salariati e dei transumanti di allora, e di quei coloni ancorati a vita nel fondo rustico. E immaginare la loro percezione del tempo e dello spazio. In quella bassa idraulica che si estende al di qua delle risorgive, fra l’alto bacino irriguo e i pantani in prossimità del mare.

C’è il luogo di vita, il Comune, che è un piccolo plesso, talvolta una kleine stadt, circondata da borghi rurali e campi appoderati presidiati dagli ululati dei cani. Con qualche funzione urbana e isolate fabbriche legate al ciclo agrario (canapifici, brillatoi, setifici, zuccherifici e prodotti in ferro) dove gli operai sono come marinai a bordo del Potemkin.

Intorno a questa cellula di vita (che poi diventerà anche cellula di partito) uno spazio funzionale ed economico, percorso a piedi o in bicicletta valicando argini, fendendo le nebbie e nugoli di insetti. Uniche dotazioni la vanga, la carriola, le mani.

Il proletario, la forza lavoro pura (l’arbeitsvermogen di Marx), concentrato deambulante di nervi e muscoli è innanzitutto un’ombra (poi un fantasma) che circola nell’umidità.

Nella regione agraria tenuta in mano dai rentier capitalisti alleati allo Stato, braccio secolare e comitato d’affari. Astrazione economica dove si cela il concreto nemico di classe.

Poi c’è il macro-spazio. Che sino a un certo periodo è percepito come le guerre nazionali e vissuto nelle trincee come carne da macello. E poi diventa un suono, un campanello che trilla da lontano. Un ultra-spazio, un ultra-suono messianico. Fare come in Russia. L’attesa dell’armata rossa come una parusia. L’internazionalismo proletario.

Il socialismo delle origini fu l’incontro è l’interpenetrazione di questi tre spazi, come pensiero pratico e nuova religione esistenziale. Il ‘socialismo municipale’ è un sistema chiuso di protezione sociale. Una comunità locale radicata. Che potrebbe sempre degenerare, ma non fino a che punteggia la lotta di classe nella regione agraria e ascolta gli ultra-suoni sulle frequenze del primo stato socialista della storia.

Il comunismo diede una forma a questa interrelazione e praticò lo spazio statale-nazionale, fino allora nemico, come propria missione. Ma tenendo sempre insieme quella correlazione delle origini. La sua teologia. La sua geografia.

E siccome sembra che quella sintesi magica e terribile sia andata persa e ogni tratto della relazione chiuso su sé stesso e capovolto noi siamo qui a bestemmiare, a latrare nei condomini, ad abbaiare alla luna sulle altane. Ma risorgeremo. Come divinità ctonie trapassate nel web. Più brutti e sporchi che mai.

* Grazie a Fausto Anderlini

 

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