Caracciolo non scrive “colpa di Putin” e il club Twitter dei guerrafondai lo riempie di insulti

L’ultimo editoriale di Lucio Caracciolo, pubblicato su La Stampa, genera una bufera su Twitter e la solita accusa di filo-putinismo che ormai non si nega a nessuno.

Il club Twitter dei guerrafondai contro Caracciolo

Da stamattina Lucio Caracciolo è entrato nelle tendenze Italia su Twitter, il motivo? Un tweet del direttore de Linkiesta, Christian Rocca, dai toni molto offensivi verso il direttore di Limes: “Che miserabile editoriale di Caracciolo sulla Stampa. Miserabile per l’ennesima richiesta di abbandonare gli ucraini al loro torturatore. Meglio il Fatto, almeno non fa finta di essere un giornale serio.”

La colpa di Caracciolo è aver scritto un editoriale sulla crisi dell’Europa e la guerra in Ucraina, in cui non si è limitato a scriver e “colpa di Putin”.

Ha scritto Caracciolo: “Le temperature stanno per precipitare e tra un paio di mesi, ha calcolato Vladimir Putin, Zelensky sarà costretto a cedere. O sarà rovesciato. A questo punto molto dipende dalle scelte degli occidentali.” 

E qui per l’esperto la palla va agli Usa: “Nelle ultime settimane da Washington si sono moltiplicati i segnali agli ucraini perché accedessero alla logica del negoziato. Nella valutazione del Pentagono la vittoria totale sul terreno, ovvero la riconquista di Crimea e Donbas, è impossibile. Allo stesso tempo, i vertici Usa hanno stabilito un dialogo permanente con le strutture del Cremlino.”

E Caracciolo arriva alle note dolenti, cioè, l’Europa: “Emergono con sempre maggiore evidenza le faglie in campo euroatlantico. Divisioni che seguono tendenze già attive prima del conflitto, dovute alle diverse culture strategiche e ai divergenti interessi geopolitici dei vari paesi”

“Ci siamo fatti sorprendere dalla guerra. Non avremo scuse se ci faremo sorprendere anche dal dopoguerra. Sappiamo che l’Ucraina non potrà rimettersi in piedi con i suoi soli mezzi. E’ probabile che a fine inverno i danni subìti dal paese in seguito all’aggressione russa superino il trilione di euro. Cinque volte l’attuale prodotto interno lordo. 

La conclusione del direttore di Limes: “Non è rimuovendo la realtà, ovvero che l’Ucraina in stato di destabilizzazione permanente sarebbe un disastro anche per tutti noi, che possiamo sperare di essere all’altezza della sfida che il dopoguerra – sia fra mesi o anni – inevitabilmente ci porrà.”

 

 

Come si può vedere nulla di rivoluzionario o particolarmente esplosivo. Piuttosto un bagno di realtà. Ma tanto è bastato per scatenare la shit-storm del salotto guerrafondaio che è diventato Twitter.

Quelli che leggete sono solo alcuni dei commenti nel thread generato dal direttore de Linkiesta.

Caracciolo non scrive colpa di Putin e il club Twitter dei guerrafondai lo riempie di insulti

Ora, si può concordare o meno con Lucio Caracciolo, si può pensare quel che si vuole, ma, leggere il tenore degli attacchi social verso il direttore di Limes, è  oltre il livello minimo di cognizione della realtà.

Viene comunque da chiedersi: cos’è più miserabile, l’editoriale di chi da decenni analizza e scrive di questioni internazionali come Caracciolo o un tweet del direttore di un giornale che ha fatto dell’assertività antirussa una linea identificativa?

 

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