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venerdì, Gennaio 23, 2026
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L’ipocrisia su Iran e Qatar: trova le differenze

Gli Stati sono considerati ‘canaglia’ quando i loro interessi confliggono con la globalizzazione finanziaria e militare. Altrimenti, anche se dispotici, vanno benissimo. È il caso della diversità di trattamento tra Iran e Qatar.

L’ipocrisia tra Iran e Qatar

La catechesi diritto-umanista non si occupa affatto di diritti umani. Se ne interessa solo se tale narrazione è compatibile con l’espansione commerciale degli Stati Uniti d’America e con loro dei paesi del blocco occidentale.

Gli stati canaglia, impresentabili, incivili, assurgono a tale ruolo quando i loro interessi confliggono con la globalizzazione finanziaria, con il colonialismo predatorio e con l’imperialismo militare. Per questo motivo le vedette in prima linea per le campagne a difesa delle donne e della libertà in generale risultano poco affini alla sensibilità popolare e provocano moti di antipatia e avversione.

L’esempio plastico di questa contraddizione, se così si può chiamare, sta nella differente sensibilità dimostrata per l’Iran e il Qatar.

Il primo paese è da anni bersaglio degli USA quando lo indica tra i principali attori del dispotismo. Per questo motivo l’Iran è vittima di un disumano embargo unilaterale che, ad esempio, non permette alla sanità, tutta pubblica, di assolvere le proprie funzioni. Inoltre in Iran vige un sistema democratico e pluripartitico, certo all’interno delle regole di convivenza indicate dalla Shari’a.

Le donne in Iran possono lavorare, studiare, viaggiare. Sempre tenendo conto del costume tratteggiato dalle legge islamica. A difesa delle donne iraniane lo Spettacolo si è prodigato qualche giorno fa in manifestazioni plateali, di civilissimo sdegno contrito.

Lo stesso sentimento pare assente per il Qatar. Anche nella petrol-monarchia vige la Shari’a, ma non in una democrazia pluripartitica, bensì ordinata da una monarchia assoluta di stampo ereditario.

In Qatar inoltre mancano le minime condizioni di libertà politica per i cittadini con un capillare controllo militarizzato del territorio. Le donne possono studiare, viaggiare e lavorare ma solo previo assenso di un uomo.

Per la costruzione degli stadi dei prossimi mondiali di calcio nell’emirato sono deceduti circa 6.000 operai immigrati alle cui famiglie è stato negato qualsiasi risarcimento. Il lavoro è ricondotto a schemi schiavistici.

Ma in Qatar prospera una enorme base militare dell’aviazione dove indisturbate operano la Royal Air Force Britannica e l’aviazione statunitense. Con circa 10.000 militari stanziati. Per questo non vedremo mai alcuna ciocca di capelli cadere dai volti contriti delle miliardarie resistenti che con grande coraggio affrontano a viso aperto i nemici della civiltà.

Ci vuole molto fegato per denunciare l’oppressione esotica quando poi si ricevono gratificazioni in Patria. E per silenziarsi a comando. Quando una parola potrebbe far storcere la bocca ai magnati filantropi che elargiscono quelle ricompense o che donano magicamente credibilità.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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