Non esiste un “bene politico” morale, esiste la mediazione politica

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I valori (morali) sono ideologie e come tali sono strumenti di dominio e in realtà sono sempre trattabili nella mediazione politica.

La morale e la mediazione politica

La politica non si fa secondo standard morali, ma facendo sintesi tra posizioni (anche distanti).

L’idea che esista un “bene politico” a cui uniformarsi, è una delle più grandi sconfitte del dissenso nella società dell’informazione e dell’intrattenimento.

La morale collettiva è strumento che nasconde interessi materiali. È sempre espressione di potere di qualcuno su un altro/altri, di un ceto su un settore produttivo, di una classe su un’altra, di una nazione su un’altra.

I valori (morali) sono ideologie e come tali sono strumenti di dominio.
Fa notare Deleuze che non a caso Spinoza nell’epoca delle guerre di religione (piena di moralisti) non scrive una “Morale”, ma “Etica”.

La morale è l’insieme delle norme e l’applicazione delle stesse, frutto di conformismo (e moralismi), l’etica è riflessione critica sui due punti precedenti.

Gli antichi (vissuti prima della grande irrigimentazione sociale del ‘500/’600, del colonialismo, dell’Illuminismo, della macchina a vapore e del capitalismo) coltivavano l’etica, non la morale (tolto qualche vecchio trombone già all’epoca).

Seguire un’idea di giusto e avere una visione del mondo non implica cristallizzarla, c’è sempre margine per rivedere ciò che si pensa e battere vie nuove, pensieri eretici, persino pericolosi.

A lungo è stata coltivata la confusione tra Società e Stato, Società e Classe egemone e la creazione di un bene universale che spazia dai programmi di approfondimento culturale, alla musica classica nelle periferie, fino a “dona un euro per il maremoto” e Putin che fa i bagni nel sangue della madre di Bambi è stata finalizzata a questo.

Ogni buona azione, anche in buonafede nasconde un interesse della classe egemone e delle istituzioni, la “borghesizzazione del mondo” attraverso crociata.

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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