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I valori (morali) sono ideologie e come tali sono strumenti di dominio e in realtà sono sempre trattabili nella mediazione politica.
La morale e la mediazione politica
La politica non si fa secondo standard morali, ma facendo sintesi tra posizioni (anche distanti).
L’idea che esista un “bene politico” a cui uniformarsi, è una delle più grandi sconfitte del dissenso nella società dell’informazione e dell’intrattenimento.
La morale collettiva è strumento che nasconde interessi materiali. È sempre espressione di potere di qualcuno su un altro/altri, di un ceto su un settore produttivo, di una classe su un’altra, di una nazione su un’altra.
I valori (morali) sono ideologie e come tali sono strumenti di dominio.
Fa notare Deleuze che non a caso Spinoza nell’epoca delle guerre di religione (piena di moralisti) non scrive una “Morale”, ma “Etica”.
La morale è l’insieme delle norme e l’applicazione delle stesse, frutto di conformismo (e moralismi), l’etica è riflessione critica sui due punti precedenti.
Gli antichi (vissuti prima della grande irrigimentazione sociale del ‘500/’600, del colonialismo, dell’Illuminismo, della macchina a vapore e del capitalismo) coltivavano l’etica, non la morale (tolto qualche vecchio trombone già all’epoca).
Seguire un’idea di giusto e avere una visione del mondo non implica cristallizzarla, c’è sempre margine per rivedere ciò che si pensa e battere vie nuove, pensieri eretici, persino pericolosi.
A lungo è stata coltivata la confusione tra Società e Stato, Società e Classe egemone e la creazione di un bene universale che spazia dai programmi di approfondimento culturale, alla musica classica nelle periferie, fino a “dona un euro per il maremoto” e Putin che fa i bagni nel sangue della madre di Bambi è stata finalizzata a questo.
Ogni buona azione, anche in buonafede nasconde un interesse della classe egemone e delle istituzioni, la “borghesizzazione del mondo” attraverso crociata.

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