Di cosa è morto Giuliano De Seta? Di scuola? Di lavoro? Di errori, superficialità? E Letta che si indigna, con chi ce l’ha? Cosa ha fatto lui per evitare tutto ciò?
Alternanza scuola-lavoro…e poi?
Giuliano De Seta aveva 18 anni e da soli quattro giorni stava effettuando uno stage in una piccola azienda nella zona industriale di Noventa di Piave: è stato travolto da una lastra di acciaio del peso di due tonnellate.
Tornando indietro nei mesi, il 21 gennaio scorso in un’azienda di Lauzacco, in provincia di Udine, Lorenzo Parelli, appena maggiorenne, era stato schiacciato da una putrella. Il 14 febbraio, a Fermo, il sedicenne Giuseppe Lenoci era deceduto in un’azienda termoidraulica, dopo che un furgone su cui si trovava era andato a schiantarsi contro un albero. A maggio, un diciassettenne era rimasto gravemente ustionato in una carrozzeria di Merano, a giugno uno studente sedicenne è caduto da cinque metri di altezza mentre stava installando uno striscione a Rovato, in provincia di Brescia, ferendosi gravemente.
Ma torniamo all’ultimo caso, a Giuliano.
Di cosa è morto Giuliano?
Si potrebbero scrivere mille cose sul ragazzo morto mentre impiegato nell’alternanza scuola-lavoro.
Di cosa è morto? Di scuola? Di lavoro? Di errori, superficialità? E Letta che si indigna, con chi ce l’ha? Cosa ha fatto lui per evitare tutto ciò? Io so solo che oggi tutto è piegato al lavoro, dunque alla tecnica, anche la scuola, che doveva, secondo Pasolini, formare il “buon borghese”, ma quel “buon borghese” doveva avere anche una “cultura umanistica”, un briciolo di pensiero, che oggi non serve, non è più “utile”.
Non si vuol più correre il rischio della cultura, mentre questa diventa orpello, esibizione, festival letterario, selfie con l’autore, stare sul pezzo.
Nulla a che vedere con vita e morte, nulla di rischioso. Sogno fughe dalla scuola (e dal lavoro) per leggere e vivere pericolosamente, eroticamente, vagando, vernacolando, senza esperti, senza separare umanità e scienza, fondando scuole di ozio, di spreco, di essere, più che fare o consumare. Ma io sono vecchio. Sogno che lo sognino altri, più giovani.

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