The Equalizer 3, uno dei peggiori film action dell’anno

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Guardare The Equalizer 3 fino alla fine è un impresa per stomaci forti: il terzo capitolo, e speriamo ultimo, è senza capo ne coda, con momenti che rasentano il ridicolo involontario.

The Equalizer 3, un film in cui non funziona praticamente nulla

The Equalizer 3 è il terzo capitolo dell’adattamento cinematografico di una vecchia serie degli anni 80 “The Equalizer” che in Italia arrivò con il titolo “Un giustiziere a New York”.

Per chi non lo sapesse è la storia di un ex agente della Dia che mette in scena la sua morte, per dedicarsi ad altro e passare le giornate ad oziare. Ma non riuscendo a stare con le mani in mano, e con le pistole nei cassetti, cerca, riuscendoci, di portare giustizia, con metodi un po’ spicci, a chi ha subito torti.

La serie originale non era male, anche se non popolarissima tra il pubblico italiano, e i due precedenti capitoli in versione hollywoodiana sicuramente di ottimo livello con un Denzel Washington che non tradisce mai le attese.

Con queste belle premesse sono andato nel mio solito cinema, con un discreto entusiasmo, e sicuro di vedere un bel film. Le ultime parole famose. Il terzo capitolo, e speriamo ultimo, fa discretamente pena: nel film non funziona praticamente nulla.

La trama rasenta il ridicolo, sembra scritta da un babbuino che passa le giornate a bere Tavernello. Non ha né capo né coda, la trama, il babbuino speriamo di si: racconta l’Italia come una nazione che fa sembrare Juarez un posto sicuro dove passare le vacanze.

La polizia, ed i carabinieri, quando va bene sembrano una manica di deficienti, quando va male sono corrotti. Ci sono delle scene incommentabili: ti siedi al bar ed ordini una cosa e la cameriera, che non ti ha mai visto e conosciuto, cosa fa? Te ne porta un’altra e te la devi pure bere. Manco in Liguria lo fanno!

Ci ho messo un quarto d’ora a capire dove fosse finito il nostro eroe: prende un traghetto, non si capisce dove sbarca. Mischiano mafia, camorra, ci mettono dentro il terrorismo internazionale, la storia si sviluppa in un paesino dove proiettano i film di Sofia Loren sulle facciate delle case, tipo Nuovo Cinema Paradiso, una serie di trame e sotto trame che si intrecciano, si annodano, e non si capisce niente.

Il villan, interpretato da Andrea Scarduzio, è banale ed i personaggi di contorno peggio di lui. Come praticamente tutti i protagonisti del film, lo stesso Robert McCall, che si fa chiamare Roberto, sigh! Ci regala le solite facce e le solite battute ma sembra anche chiedersi: “Ma che ci faccio qui?” Che è la stessa domanda che mi sono fatto io mentre guardavo sta robaccia. Il finale: non lo racconto per non fare spoiler ma per un attimo mi è venuta voglia di gridare: “Ma vaff…”. Ma non si poteva.

Voto? Un bel 5 ma solo perchè c’è Denzel Washington, che ha il merito non di non far precipitare il livello del film. In confronto certi sceneggiati della Rai sembrano dei capolavori. Come sia possibile che Fuqua Wenk e Washington abbiamo partorito un robaccia del genere è un mistero. La fotografia non è male, per trovare qualcosa di positivo, ma è sicuramente il peggior film della trilogia e probabilmente uno dei peggiori film action dell’anno. Per il resto tutto bene.

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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