Fairytale-Skazka, l’allegoria del potere secondo Aleksandr Sokurov

Ci sono Hitler, Stalin, Mussolini e Churchill in Purgatorio… No, non è il classico inizio di una barzelletta vecchio stampo, ma la premessa di Fairytale, la nuova opera del regista russo Aleksandr Sokurov.

Fairytale-Skazka, di Aleksandr Sokurov

Ripetizione, struttura e funzione. Era il 1928 quando il linguista e antropologo Vladimir Propp pubblicò il suo saggio, Morfologia della fiaba, uno studio approfondito su questo specifico genere narrativo, oltre ogni tempo e confine.

Una comparazione che dimostrava quanto al netto del luogo di origine o cultura della narrazione, i racconti non differissero molto per schema e ordine dei personaggi. Propp individuò trentuno stazioni – “funzioni” – , comuni a ogni fiaba. Che fossero dell’Europa Centrale o del Mediterraneo, non faceva differenza: la storia è destinata a ripetersi, suggeriva lo studioso.

Così, quasi un secolo dopo, è difficile non ripensare alle sue conclusioni vedendo FairytaleSkazka, visto in anteprima al Laceno d’Oro International Film Festival 2022, in distribuzione, in Italia, dal 22 dicembre grazie ad Academy Two – di Aleksandr Sokurov.

Che si tratti di draghi, streghe o principesse, piuttosto che di dittatori del ventesimo secolo, per il maestro del cinema russo non fa assolutamente distinzione.

Costretti a vagare in un limbo, costruito ad arte seguendo le illustrazioni di Gustave Doré della Divina Commedia di Dante, Stalin, Mussolini, Hitler e Churchill – condannato con molte riserve insieme ai suoi contemporanei – , trascorrono il loro non tempo di trapassati alle porte del cielo, sperando di poter essere ammessi.

Discutono, si prendono in giro – come Mussolini che non fa che ripetere a Stalin quanto Lenin lo stimasse e non fosse il suo preferito – si moltiplicano in tutte le loro dimensioni pubbliche. Grazie alla moderna tecnologia e all’elaborazione di immagini di archivio, sono le stesse sagome dei personaggi storici ad animarsi in questo film a metà strada tra un A porte chiuse di Jean-Paul Sartre e un saggio politico. Senza via di uscita, condannati a ripercorre e a rianalizzare la storia.

Si chiamano “fratelli” con le loro proiezioni, perché in fin dei conti quello che li accomuna è il loro rapporto con il potere o meglio la fiaba di poter governare senza limiti interi paesi e la narrazione, come affermava Propp: la struttura è la stessa, cambiano solo i contesti. E se il fascismo di Hitler e Mussolini non può che essere condannato completamente, sono gli stessi nazionalsocialisti a ricordare a Stalin di essersi appropriato del comunismo per cucirne una dittatura a sua immagine e somiglianza.

E mentre i personaggi vagano in questa dimensione senza spazio e tempo – “La strada è lunga” si ripetono, come il “Cammina cammina” delle fiabe di ogni età – circondati da architetture in fatiscenza, simboli di un fasto lontano e ormai di irrecuperabile grandezza, ai loro piedi continua a fluire una massa non delineata, persone senza volto né nome, “questo piatto di grano” come lo definì Francesco De Gregori, che poi fa la storia, e il più delle volte ne viene coinvolto, messo in prima linea e schiacciato.

Una folla indistinta che ognuno rivendica per sé, il “mio popolo” che alla fine di tutto, non apparterrà mai a nessuno. Il ritmo incalza e crea una narrazione asfittica e autocelebrativa, in cui ogni capo di stato non fa che ricordare i propri meriti e i propri fantasmi.

In una babele che somma e annulla il tedesco di Hitler, l’inglese di Churchill, l’italiano di Mussolini e il russo di Stalin, Sokurov ci consegna un rapporto completo di quelle che sono le relazioni internazionali e la storia contemporanea dal suo punto di vista: un dialogo incessante in cui nessuna parte è occupata ad ascoltare l’interlocutore, ma soltanto sé stesso, troppo concentrato sui propri interessi personali per poter trovare una via comune, una strada da poter percorrere insieme.

E se giustamente le pagine li hanno condannati alla loro miseria umana e mania di grandezza, il regista non può esimersi dal condannarli per il bianco e nero e la bi dimensionalità ad un’immagine ridicola, suscitandone perfino ilarità.

Fairytale ripercorre le ossessioni e i temi cari ad Aleksandr Sokurov, la storia, la sua rappresentazione e il potere, non mancando di ammonire lo spettatore, avvolto da questa narrazione surreale: la fiaba è destinata a ripetersi o come scriveva in chiusura Elsa Morante nel suo romanzo “E la Storia continua”.

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Bianca Fenizia
Bianca Fenizia
Scrive di letteratura e cinema per Tortuga e cura la redazione del Laceno d'Oro e Matera Film Festival.

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