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lunedì 16 Maggio 2022
TecnèMusicaAll'Auditorium di Roma sei voci per il viaggiatore Massimo Nunzi

All’Auditorium di Roma sei voci per il viaggiatore Massimo Nunzi

Six voices for a voyager è la performance evento che si terrà il 28 febbraio all’Auditorium Parco della Musica di Roma e che vedrà sul palco una band di eccellenze che si sono ritrovate appieno nel percorso multi-stilistico di Massimo Nunzi. Il tema del concerto è l’Universo femminile in molteplici declinazioni.

Massimo Nunzi come nasce questo progetto?

Il progetto si chiama “Love Is All love Is About” e nasce dal mio desiderio di mettere in musica molti anni di esperienze umane e che riguardano figure femminili che in vario modo hanno colpito la mia immaginazione.

Infatti nel concerto si parla di figure femminili non necessariamente legate a rapporti amorosi pregressi come si potrebbe pensare, ma proprio al femminile declinato in tanti tanti modi. C’è la storia di una ragazza che cade preda della tossicodipendenza, c’è la storia di una bambina che viene adottata, c’è la storia di una cantante di jazz ormai in avanti con gli anni che ha dei rimpianti, c’è la storia di una donna che fa una vita normale e per una volta, solo per quella volta, si trasforma in un killer… poi c’è una ragazza che viene abbandonata ad agosto, prima di partire per le vacanze.

Insomma, storie che possono succedere e che abbiamo visto a te direi attorno a noi… peraltro, involontariamente, mi sono reso conto che questi brani fanno tutti quanti parte di colonne sonore di film, opere teatrali, musiche televisive che ruotano attorno alle donne. Sono tutti personaggi femminili. Le parti letterarie sono state scritte da me e da alcuni poeti con cui lavoro abitualmente.

Come hai scelto i musicisti con cui ti accompagni in questo viaggio?

Sono degli straordinari musicisti che conosco e ammiro da molti anni. Ad esempio Fabio Zeppetella è uno dei più grandi chitarristi europei. Ha fatto dischi con i più grandi musicisti del mondo ed è un onore avere lui e il suo meraviglioso inimitabile suono nella mia band.

Poi c’è Domenico Sanna pianista e compositore di grandissimo livello, che suona abitualmente con star americane del jazz di oggi e persegue una sua strada molto originale e fresca. Inoltre è il pianista con cui ho più lavorato in tutte le mie produzioni cinematografiche, di serie TV, e anche jazz.

C’è la cantante Elisabetta Antonini che io seguo da tanti anni e che finalmente ha potuto lavorare con me. Lei sicuramente ha l’approccio migliore che potessi immaginare per portare nel cuore delle persone il suono delle mie melodie.

C’è un fantastico straordinario talento 23 enne, Gabriel Marciano che suona il sassofono e che si sta rivelando come uno dei più importanti artisti della sua generazione, quindi della nuovissima generazione del jazz.

La sicurezza del bassista Giulio Scarpato, che io ho conosciuto attraverso Manlio Maresca e il suo gruppo e la potente propulsione ritmica di Marco Valeri, completano questo gruppo che amo moltissimo.

Il jazz è ancora il tuo linguaggio di riferimento per approcciare la composizione?

Il problema non è tanto il jazz… È che io non so più che cosa sto facendo, perché ormai, dopo tanti anni, e avendo lavorato in tanti campi diversi credo di aver elaborato un linguaggio che è sicuramente molto diverso dal consueto.

Non voglio dire che sia più originale di altri ma sicuramente il mio modo di fare musica è abbastanza imprevedibile e non è rintracciabile come approccio consueto. Utilizzo anche varie lingue come l’estone visto che suoniamo un brano, l’unico non mio e quindi non originale di un grande compositore che si chiama Tonu Korvitz e che comunque in qualche modo è uno dei compositori più interessanti della scena della musica contemporanea.

Lui ama la mia musica e mi ha donato questo meraviglioso pezzo che io ho riarrangiato per il nostro gruppo. Insomma diciamo che alla tua domanda non so come rispondere. So soltanto che faccio questo.

Veniamo da due anni molto complicati, in cui proprio l’arte, la musica, sono state fra le attività più sacrificate. Cosa significa per te tornare su un palco così importante dopo questa tempesta?

Quello del concerto del 28 febbraio è un momento molto importante per me perché io ho avuto il covid e sono stato molto male.  Sono stato quasi per morire con una broncopolmonite bilaterale interstiziale, e devo dire che senza la musica non sarei sopravvissuto. Tutti i giorni, con la febbre, con il fiato cortissimo mi sono sforzato a suonare la tromba, tenendo i polmoni in allenamento.

Piano piano, con il saturimetro, mi rendevo conto che il livello di ossigeno aumentava proporzionalmente a quanto suonavo. Non è che facessi cose particolari facevo note lunghe. E comunque questo mi ha evitato di essere intubato. Mi aspetto tanto da questo gruppo perché è un gruppo speciale, di eccellenze. E so che la gente desidera fortemente provare di nuovo emozioni dirette, con la presenza. E con l’anima che emerge da tutto questo buio.

Hai percezione che sia cambiato qualcosa nel rapporto con la musica e le arti per il pubblico in questo periodo?

Sì c’è stato un cambiamento radicale. Sicuramente la gente esce molto meno perché si è organizzata a casa. Questo sicuramente ha aumentato una sorta di pigrizia che c’era già ma che adesso è diventata quasi la endemica. È faticoso prendere la macchina, andare in un club e sentire un gruppo che suona.

Tuttavia, bisogna anche dire che non c’è nessuna esperienza virtuale che possa dare l’emozione di un concerto dal vivo o di uno spettacolo teatrale o di una band o di un gruppo che danza o qualsiasi cosa di artistico che si possa immaginare. Niente. Per fortuna non sono ancora riusciti a creare qualcosa che possa superare l’emozione del live.

Six voices for a voyager

LUN 28 FEB | 21:00 | AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA- TEATRO STUDIO BORGNA – ROMA

Elisabetta Antonini -voce ed elettronica
Fabio Zeppetella -chitarra
Domenico Sanna -pianoforte
Gabriel Marciano -sassofono contralto
Giulio Scarpato -contrabbasso e basso elettrico
Marco Valeri -batteria
Massimo Nunzi -flicorno, composizioni ed arrangiamenti

 

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Sira De Vanna
Speaker radiofonica, redattrice, storico dell'arte. Caporedattore per Kulturjam.it

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