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È morto a 84 anni Country Joe McDonald, icona della controcultura americana. Da Woodstock alla protesta contro la guerra in Vietnam, fu tra le voci più radicali della New Left. Musicista, attivista e pacifista, non rinnegò mai gli ideali degli anni Sessanta.
RIP Country Joe
“Country Joe era uno di noi… Chinate il capo e alzate il pugno in suo ricordo”, ha scritto Carl Davidson.
Se ne è andato a 84 anni un eroe della controcultura che non si è mai venduto. Figlio di comunisti perseguitati dal maccartismo fu chiamato Joseph in omaggio a Baffone.
Apparteneva alla generazione americana della Nuova Sinistra degli anni Sessanta che entusiasmò Pasolini, critica verso il comunismo autoritario sovietico e verso l’american way of life, solidale con la rivoluzione cubana e i movimenti anticoloniali, che si ritrovò nel movimento per i diritti civili di Martin Luther King, nella democrazia radicale del Manifesto di Port Huron degli SDS, nella disaffezione creativa della beat generation, che attraverso il folk revival aveva ereditato la lezione di Woody Guthrie a cui negli anni ’70 Country Joe dedicò un disco e di Pete Seeger che a sua volta nel ’72 perse il contratto con una major per aver inciso la sua ‘Vietnam song’.
“La prima canzone di protesta che ho scritto riguardava l’omicidio di tre attivisti per i diritti civili – Shwerner, Cheney e Goodman – nel Mississippi. Fu pubblicata nel primo numero di Et Tu (agosto 1964), una rivista che curavo a Los Angeles. Si intitolava ‘Epitaph for Three’”.
“Sono cresciuto in una famiglia radicale e avevo una visione socialista del complesso militare-industriale”.
Nella seconda metà degli anni ’60 fondò a Berkeley, epicentro del Free Speech Movement, i Country Joe & The Fish che con la loro “electric music for mind and body” divennero una delle band fondamentali della scena hippie psichedelica di San Francisco
(Video consigliato: https://youtu.be/fZiWZcsFeBQ?si=Y79okad9GkNq1NBx )
“Abbiamo iniziato a suonare l’elettrico dopo aver ascoltato Highway 61 Revisited di Bob Dylan. Abbiamo iniziato a suonare nelle dancehall. Poi qualcuno della Vanguard ci ha visti.”
Country Joe and The Fish prendevano il nome da una celebre frase dal Libretto rosso di Mao Tze Tung: “un rivoluzionario si muove tra le masse come un pesce nell’acqua”.
Inizialmente pensarono di chiamarsi Country Mao & The Fish, poi optarono per Peppone.
Con la band fu tra i protagonisti del Monterey Pop Festival del 1967 che segnò il culmine della Summer of Love e del flower power ispirato da Allen Ginsberg.
Celebre la sua love story con Janis Joplin che quando si lasciarono gli chiese di dedicarle una canzone.
(Video consigliato https://youtu.be/BaRppv4fgjo?is=T_oi-DBhHKONuQOZ)
” Eravamo più apertamente politicizzati rispetto ad altre band della Bay Area, ma a nessuno piaceva quella fottuta guerra, a nessuno piacevano i razzisti e a nessuno piacevano le leggi sulla droga. Se avevi i capelli lunghi ti beccavi un sacco di merda”.
“Per me era importante far parte dell’Era dell’Acquario. Fino ad allora, nella mia vita, non mi ero mai sentito veramente parte di qualcosa come l’Era dell’Acquario. Eravamo collettivamente qualcosa. Non so come descriverlo, se non che era magico. Era come se, contemporaneamente, accadessero cose incredibili a Parigi, cose a Londra, cose a San Francisco – e BOOM! Tutti concordavano sulla stessa premessa: pace e amore. Fu un momento di pace e amore. Ed è successo davvero. Non so come o perché sia successo. Ma è stata una cosa meravigliosa. È stato così bello essere chiamato hippie! Ho voluto essere un hippie per tutta la vita. Ed eccomi lì – un hippie! E sono ancora un hippie. Pace e amore.” (…)
“L’altro aspetto davvero fantastico dell’essere hippie era che, subito dopo il suo inizio nel 1967, tutti, anche quelli più tradizionali, iniziarono a odiarli. E questo rese il tutto ancora più emozionante. Essere odiati dalla cultura mainstream era una cosa positiva, perché eravamo gli antieroi. Se ci odiavano – tutti questi quadrati, fascisti, nazisti e la gente comune che ci aveva deluso – se ci odiavano solo perché ci divertivamo, allora doveva essere fantastico. Potevamo essere eroi immaginari, e presto la Marvel Comics iniziò a sfornare tutti questi supereroi: la nascita di Spiderman, degli X-Men e di tutta quella roba.”
“Il Dr. Strange era fantastico! Aveva una proiezione astrale del suo spirito. Voglio dire, wow, quanto era figo? E con l’LSD potevi immaginare di avere una proiezione astrale tu stesso. Ed era divertente. Era l’elemento mancante in tutte le altre cose della mia vita. Era puro, puro divertimento. (…) quell’atmosfera di pace e amore, libera dalla politica, dal dogmatismo e da quelle che consideravo stronzate teoriche. Non avevo mai trovato quella libertà prima, in tutte le cose tradizionali che avevo esplorato nell’esercito, al liceo e nella politica di sinistra della mia famiglia. (…) Eravamo stati rifiutati in un modo o nell’altro da quella società, e abbiamo trovato questa nuova identità come hippie, e uno stile di vita che era disdegnato dall’establishment. E abbiamo creato una musica che era disdegnata dall’establishment. Ognuno portava il proprio genere musicale unico e poi hanno iniziato a lottare con la definizione. Era rock della West Coast? Era musica psichedelica? Che diavolo era?”
“L’industria musicale non riusciva a capire cosa diavolo fosse. Poi, molto rapidamente, si resero conto di aver trovato una miniera d’oro e iniziarono a ingaggiare band, a fare album e a pubblicarli. L’industria voleva fare soldi con la musica. Ma noi non abbiamo mai pensato ai soldi, mai. Country Joe and the Fish non ci hanno mai pensato. I Grateful Dead probabilmente non ci hanno mai pensato. Penso che la Bay Area abbia qualcosa che permette alle cose di accadere. La corsa all’oro, i beatnik, il sindacato degli scaricatori di porto. Ogni tanto, qualcosa esplode nella Bay Area e poi la gente inizia ad arrivare.”
Al contrario di tanti che se la fecero sotto, accettò l’invito degli yippies a suonare a Chicago nell’agosto 1968 per le dimostrazioni contro la Convenzione Democratica (tra i pochi altri Phil Ochs e Mc5) e poi fu chiamato a testimoniare al celeberrimo processo ai 7 (che poi erano 8 con Bobby Seale delle Pantere Nere) dalla difesa di Abbie Hoffman e Jerry Rubin.
I-Feel-Like-I’m Fixin’-To-Die
Country Joe è entrato nella leggenda a Woodstock con il suo inno contro la guerra in Vietnam aperto da un potentissimo FUCK.
“Una stazione radio alternativa di Manhattan aveva trasmesso la canzone ogni giorno per un anno, e circa il 90% del pubblico di Woodstock proveniva da quella zona. Così, quando per puro caso sono salito sul palco a Woodstock, tutti hanno cantato insieme. Ho suonato solo perché i Santana erano in ritardo e mi hanno chiesto di intrattenere il pubblico. Nessuno sapeva chi diavolo fossi, ma sono andato lì e ho urlato ‘Gimme an F!’ tutti hanno iniziato a impazzire. Il pubblico ha reagito molto positivamente. È stato un momento socio-politico unico.”
La canzone l’aveva scritta prima: “Era un 7 pollici di protesta che vendemmo ai primi seminari contro la guerra a Berkeley nell’ottobre del ’65”. Poi era uscita nel novembre 1967 in ‘Electric music for mind and body”. “Quelli dell’etichetta Vanguard erano della vecchia scuola, di sinistra – sindacalisti, Pete Seeger, musica folk basata sulla propaganda – e non credo che capissero cosa stessimo facendo. Non credo che, a meno che non si appartenesse alla nostra generazione, si potesse considerare uno scherzo ‘have your boy come home in a box’. Era uno scherzo ironico, perché eravamo noi i ragazzi che sarebbero tornati a casa in una scatola.”
Al Processo per i fatti di Chicago cominciò a cantare ‘I feel like I’m fixin to die‘ per spiegare lo spirito che animava il movimento contro la guerra. Il giudice lo interruppe dicendogli che non era permesso cantare e a quel punto Country Joe rispose recitando tutto il testo.
“Era punk rock prima che il punk rock esistesse”, commentò anni dopo. Quel fuck era “un’espressione della nostra rabbia e frustrazione per la guerra del Vietnam, che ci stava uccidendo, letteralmente uccidendo”.
“Nell’agosto del 1968 suonammo allo Schaefer Beer Festival a Central Park, New York, e il batterista Chicken Hirsh ebbe l’idea di cambiare “Fish” in “fuck”. Fu un enorme successo fin dall’inizio, il pubblico lo adorò perché era tutto ciò che il rock’n’roll avrebbe dovuto essere: irriverente e diretto, e si sposava bene con la canzone, che era estremamente sarcastica.”
La canzone in sé era controversa, ma combinata con “The ‘Fuck’ Cheer” era strabiliante in un’epoca in cui l’establishment fingeva che la parola “fuck” non esistesse.
Ed Sullivan cancellò la prevista apparizione dei Country Joe and the Fish nel suo programma televisivo quando venne a conoscenza del nuovo coro di apertura. Poco dopo Woodstock, McDonald fu arrestato e multato per aver utilizzato il coro durante uno spettacolo a Worcester, nel Massachusetts.
Nonostante il boicottaggio delle radio che non la mandavano in onda per il testo osceno e pacifista (vari dj furono licenziati per acerlo fatto) la canzone finì in classifica per decine di settimane. Trasformava ogni festival rock in una manifestazione contro la guerra. Il film Woodstock con la geniale idea di sottotitolare il testo della canzone per far cantare il pubblico trasformò ogni proiezione nelle sale in un karaoke pacifista.
Datemi una F!
F!
Datemi una U!
U!
Datemi una C!
C!
Datemi una K!
K!
Cos’è che viene fuori?
FUCK!
Cos’è che viene fuori?
FUCK!
Cos’è che viene fuori?
FUCK!
Sù, venite, voi forzuti,
lo zio Sam ha di nuovo bisogno di voi,
s’è ficcato in un terribile casino,
laggiù in Vietnam,
insomma, buttate i libri e pigliatevi un fucile,
ci si divertirà tantissimo!
E un due tre
ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa una sega,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque sei sette
spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!
Forza, Generali, sbrigatevi,
la vostra grande occasione è finalmente arrivata,
sguinzagliatevi e pigliate quei rossi,
c’è un solo comunista buono: quello morto!
E voi lo sapete bene che la Pace potrà essere conquistata
solo quando li avremo spediti tutti a quel paese.
E un due tre
ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa una sega,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque sei sette
spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!
Ah!
Sù, Wall Street, non rallentare,
perché mai? qui c’è guerra a volontà,
c’è un sacco di bei soldi da fare
rifornendo l’esercito degli strumenti del mestiere!
Sperate solo e pregate che, se sganciano la Bomba,
la sgancino sui Vietcong!
E un due tre
ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa una sega,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque sei sette
spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!
Suvvia, mamme di tutto il Paese,
mandate i vostri ragazzi in Vietnam,
suvvia, babbi, non esitate,
spediteli prima che sia troppo tardi:
fate in modo, via, di essere i primi nel vostro palazzo
ad accogliere vostro figlio che torna a casa in una cassa!
E un due tre
ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa una sega,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque sei sette
spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!
( Video consigliato: https://youtu.be/dATyZBEeDJ4?is=NyHtilv5maSzlYqk )
Iconica la copertina con il pugno chiuso e la scritta Resist! disegnata da Jane Fonda nel 1971 quando lo coinvolse nel tour teatrale Free The Army con Donald Sutherland nei locali frequentati dai militari di leva che servì a diffondere la protesta pacifista nelle stesse fila dell’esercito.
La collaborazione si interruppe perchè Country Joe riteneva Jane politicamente ingenua anche se in buona fede. “Avevo l’impressione che lei pensasse di sapere cosa fosse meglio per parlare del movimento dei GI. Stavamo facendo questo sketch, e io suggerii che una delle donne potesse interpretare Lyndon Johnson nello sketch, e lei disse che i GI erano solo ragazzi della classe operaia che non sapevano scrivere, quindi non potevamo essere troppo complicati. Mi sentii insultato da questo perché anch’io ero un ragazzo della classe operaia, quindi lasciai lo spettacolo”.
Country Joe negli anni ’70 proseguì la sua carriera come folksinger e fu tra i primi a occuparsi di temi ecologici. Nel 1975 incise ‘Save the wales‘ che divenne l’inno della lotta di Greenpeace contro la caccia alle balene. Non a caso il mio fratellone cetaceo Pablo Sax lo apprezzava tantissimo
(Video consigliato: https://youtu.be/V3pg8Espqk4?is=wuxW4cZ89dj4FI9D )
Country Joe fin quando il Parkinson non glielo ha impedito è sempre rimasto fedele agli ideali dei sixties, sempre contro le guerre e i crimini dell’Impero, da Johnson a Nixon, da Reagan a Bush.
Era in Cile durante la campagna elettorale di Allende per a scrivere musica per un film politico di registi di sinistra Saul Landau, Raoul Ruiz e Nina Serrano. Molti cileni che aveva conosciuto furono vittime del golpe di Pinochet sostenuto dagli USA: ” È stato orribile perché ho incontrato persone che erano Miristas – del MIR – durante il periodo in cui eravamo in Cile. Conoscevo molte di quelle persone e sapevamo che dovevano fuggire o sarebbero state uccise dalla giunta cilena, letteralmente. Persone che conoscevamo sono state uccise. È stato semplicemente tragico e terribile. Ma ero anche cresciuto con una piena conoscenza della ferocia dell’imperialismo, grazie ai miei genitori socialisti. Quindi lo sapevo, ma ero comunque scioccato.”
Da sempre vicino al movimento dei Veterani delle guerre Usa (ricordate il film ‘Nato il 4 luglio’?) durante la guerra in Iraq collaborò con Cindy Shennah e altri familiari di soldati caduti.
Da convinto pacifista nonviolento ha inciso un “Tribute to Florence Nightingale“: “Riconobbe gli effetti disumanizzanti della guerra sui guerrieri. Parla dell’effetto che la guerra ha sui soldati, spingendoli a bere e a diventare sadici. Arrivò a prendersi cura delle loro ferite fisiche e, in questo, si distinse dal modo in cui i militari li trattavano. Era premurosa e gentile. I vecchi soldati la accusavano di “viziare i bruti”. Si prese cura dei loro ultimi desideri e delle loro ultime volontà prima di morire. Nessuno l’aveva mai fatto prima. Poi notò l’effetto psicologico ed emotivo che la guerra aveva sulle loro personalità e decise di fare qualcosa al riguardo. Con i suoi soldi, costruì piccoli caffè e chiese ai soldati di dare lezioni e di fornire loro materiale di scrittura per scrivere a casa. Lo fece più di 150 anni fa. E oggi viviamo in un mondo di culto del guerriero. Non odiamo e non rispettiamo più i soldati, ma li poniamo su un piedistallo che li disumanizza.”
“Perché rimettersi a suonare psichedelico, oggi? Perché il modo di far musica che abbiamo inventato negli anni ‘60 – la strumentazione elettrica, i grandi impianti di amplificazione, l’enfasi drammatica posta sulla performance – ha influenzato tutto quel che è venuto dopo: il punk, il grunge, il thrash, la trance. E poi era arrivato il momento di far risentire la nostra voce pacifista, con quel che sta succedendo nel mondo (…) Gli anni ’60 sono stati un capitolo fondamentale, un punto di svolta nella storia dell’uomo. E ci siamo anche divertiti un mondo: per apprezzarli veramente dovevi aver vissuto prima i ’50! Spirava un senso di ottimismo, l’idea che tutto si potesse fare, un magico senso di comunione e di cameratismo internazionale tra i giovani di tutto il mondo. Come tutte le epoche hanno avuto il loro lato scuro: ma il seme del male dell’età dell’Acquario non era certo paragonabile a quello che si annidava nell’establishment e in Richard Nixon! (…) il partito democratico di oggi è composto da milionari che non hanno abbracciato nessuno degli ideali per cui abbiamo lottato negli anni ’60”.

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