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giovedì 12 Maggio 2022
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Il tramonto europeo della Juventus e del calcio italiano

Il tramonto di Juventus-Villarreal ci consegna un verdetto incontrovertibile: tutte le squadre italiane eliminate dalla coppa continentale più prestigiosa. È bastata la settima del campionato spagnolo per far fuori due dei nostri migliori team.

Il tramonto europeo della Juventus

Il tramonto di Juventus-Villarreal ci consegna un verdetto incontrovertibile: tutte le squadre italiane eliminate dalla coppa continentale più prestigiosa. È bastata la settima del campionato spagnolo per far fuori due dei nostri migliori team.

Scommetto un solo euro sul bel tempo che probabilmente c’era ieri sera sopra Torino, giusto per regalarmi, alla maniera di Sandro Ciotti: “il terreno è perfettamente agibile, la ventilazione è inapprezzabile, gli spalti gremiti (quasi) al limite della capienza”.

Pronti-via, le due compagini si sono schierate vis a vis, specularmente, un 442 puro quello degli spagnoli, un 442 spurio quello degli zebrati. Spurio perché Rabiot non mostrava granchè gana di supportare il presunto compagno di fascia De Sciglio. Che, poveretto, alla fine decideva di mettersi in proprio: un paio di discese interessanti fino a quando, intorno al ventesimo, un virile tackle di Aurier che ha preso tanta palla ma anche tanta gamba, non lo ha ricondotto a più miti consigli, cosicchè il De Sciglio ha considerato che tutto sommato per oggi può bastare, che non è aria, che magari ci si riprovo un altro giorno.

In quei venti minuti si è sbattuto tanto Vlahovic, sfiorando gol, combattendo e mazzolando il giusto (che non fa mai male e che a ben considerare è stato ingaggiato proprio per quello) ha centrato porta, traversa e anche il portiere poi si è smosciato pure lui, complice un giganteggiante (ma esagero) Albiol.

Il merito dei gialli è stato resistere quella mezz’ora, invero neanche troppo messi alle corde e con la guardia da tenere neanche troppo alta.

Poi l’incontro si è incanalato su un reciproco attendismo. Nel nulla assoluto degli accadimenti di campo, qualcuno cercava di capire senza troppo riuscirci, quale fosse il risultato utile a qualificarsi, dato che i gol fuori casa adesso valgono quanto quelli fatti a domicilio: vallaccapì, la matematica!

La Juventus ha conservato l’inerzia di quel modulo a linee strette ma basse: da tempo Allegri ha rinunciato a pressing e difesa alta. Sai com’è, conosce i suoi polli e quella di far correre all’indietro Rugani e De Ligt gli sembra un’idea condivisa dai più, balorda alquanto. Dal torpore sembrava cercare di riaversi il solo Cuadrado, ieri da capitano con qualche giocata di qualità, con qualche tentativo di sgroppata: ma egli è un troppo spensierato bohémienne per essere in grado di prendere sotto braccio la squadra.

E poi, a dirla tutta, da quella parte ha da badare a Trigueros che è un peperino niente male: sfacciatamente, ad un certo punto lo uccella con un tunnel e – non contento – si concede il lusso di sbirillarlo in velocità un paio di volte.

Nel bel mezzo le due squadre si controllano, sterilmente: Parejo è dinamico ma amletico, vorrebbe ma non osa. Arthur dice di se di essere un regista, ma non si registra da parte sua un solo passaggio in verticale, un suggerimento, una imbucata. Sarà che ancora studia da regista, ma passa la palla solo in orizzontale quando non all’indietro.

Un po’ come quel mio compaesano che raccontava di essere un pornoattore ma chi lo conosceva bene, perlopiù compagni di spogliatoio, giuravano che – ad una attenta valutazione – non potesse vantare l’abbastante bagaglio tecnico per quel tipo di professione. Il popolino, che si sa, è malevole e ozioso, ancora si chiede – pruriginoso – a quale tipo di ruolo interpretativo quel giovane ambisse.

Tornando alla gara, non c’è molto da rilevare fino al 78’, quando uno smarrito Rugani toccava ma manco tanto Coquelin che non vedeva l’ora – appunto – di essere toccato. A quel punto, che Allegri decidesse di cambiare modulo e trasformare il 442 in 3-4-1-2 (la gazzetta lo chiama 4-3-1-2, hanno sicuramente ragione loro) gli veniva d’obbligo, se non altro per far divertire i cultori di metodi e sistemi, inserendo il redivivo Dybala.

Il 2 a 0 e il 3-0 arrivano di conseguenza, con De Ligt fermo sul ponte della nave che sta per inabissarsi, ma che nel dubbio tocca la palla con un braccio, tanto per cambiare.

L’esito infausto: italiane tutte fuori, come dicevamo pocanzi.

Una mia, modestissima tesi per spiegare la debacle complessiva, io ce la avrei pure, per il nulla che ai più può interessare: le egemonie nel calcio, nel nostro calcio, nel calcio moderno insomma, non fanno bene: che le impone, alla lunga non trova avversari al suo livello che le allenino a livelli di difficoltà crescente; chi le subisce finisce per svilirsi e sottostimarsi, accetta suo malgrado e meccanicamente il dato di fatto di essere inferiore e nel suo complesso d’inferiorità pasce e prolifica l’abitudine alla sconfitta.

Dieci anni di Juventus ammazza-campionati hanno probabilmente portato a questo, non a caso nessuna nostra compagine in quello stesso lasso di tempo, ha vinto uno straccio di competizione europea, per infima che sia. Quello che poi sta capitando anche al PSG, per esempio.

Il fatto che la Juventus sia comunque nell’ultimo decennio approdata ad un paio di finali di Champions smentisce la tesi solo un po’: a questa personalissima tesi pare sfuggire il solo Bayern, ma quelli sono crucchi e avvezzi ad una praticità e concretezza senza pari: sanno di essere forti, sanno di essere una società sana, sanno che non va sottostimato alcun avversario.

Le altre partite: l’Atletico Madrid ha vinto fuori casa con un ManUtd di nuovo in fase di rifondazione, idem Chelsea e Benfica con l’Ajax. I lancieri hanno giocato fortissimo, sfiorando di continuo il gol qualificazione. Ma é squadra leggera, leggiadra e per nulla scaltra. Ovvio, non è certo l’Ajax di Cruijff, che appunto aveva in campo Cruijff: checchè se ne dica, per quanto si voglia puntare sui giovani, poi in campo un marpione che capisca prima di tutti che aria tira, che tiri fuori dal cilindro un coniglio, serve sempre e fa la differenza. Per dire, nelle ultime release dei lancieri avevano nel motore un De Jong o un Eriksen, mica cotiche.

Ultima annotazione: il gol fuori casa che vale come quello in casa ha forse sparigliato le carte: con la nuova regola quasi tutti i ritorni diventano abbordabili e ribaltabili.

Il rovescio della medaglia è che più difficilmente accadrà di assistere a eliminazioni clamorose: una grande squadra può certamente sbagliare una partita, che ne sbagli due consecutivamente é complicato e avrebbe persino una parvenza di miracolosità per gli eventuali beneficiari.

Bilancio negativo, quindi per le nostre compagini e non mi aspetto tanto meglio per le coppe meno blasonate nei turni a venire, dati i precedenti: francamente, il livello medio delle altre sembra al momento non raggiungibile dalle nostre. Tutto da buttare via? Manco per sogno, una buona notizia c’è: la primavera è alle porte, che la si lasci entrare.

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Filippo De Fazio
Lavora "indegnamente" per la forza armata dell’aria da sempre (ma sono solo problemi loro). Lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi, popolano di lignaggio, ha un’insana tendenza ad annoiare e ad annoiarsi.

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