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martedì, Luglio 5, 2022

Solo i più distratti scoprono ora che Simone Inzaghi è un grande allenatore

L’Italia si sta accorgendo di Simone Inzaghi che senza Lukaku e Hakimi, non sta facendo rimpiangere Conte. Ha fatto esplodere Calhanoglu e riportato l’Inter agli ottavi di Champions.

Simone Inzaghi è un grande allenatore

Nel calcio vale sempre il presente, è vero, ma la storia personale dei suoi protagonisti qualche indicazione l’ha sempre data, chiara, anche per interpretare il futuro.

Simone Inzaghi è un signor allenatore e rimaniamo sopresi che in tanti sembrino accorgersene solo ora. Evidentemente c’è chi ancora sovrastima le capacità di Lotito e Tare, dando per scontati i risultati degli ultimi anni; oppure sottostimi i traguardi di Inzaghi in biancoceleste: in quattro stagioni ha vinto due supercoppe italiane e una Coppa Italia.

In Europa è arrivato agli ottavi di Champions e ai quarti di finale di Europa League, quest’ultimi perduti in un suicidio collettivo nella partita di ritorno contro il Salisburgo quando in sei minuti incassò tre gol.

Tutto questo allenando una formazione allestita con pochissimi soldi investiti. Ora son bravi tutti a dire che Milinkovic-Savic, Luis Alberto e compagnia sono grandi giocatori, ma quando sono arrivati cosa si diceva? Assoluti carneadi.

Proprio lo spagnolo è il caso che da valore al suo lavoro. Con Inzaghi lo spagnolo è arrivato a valere cinquanta milioni di euro e ad essere uomo mercato. Oggi con Sarri sta in panchina oppure vaga spaesato per il campo.

Foto da Transfermarkt

È un allenatore abituato a fare la spesa di necessità virtù, l’esatto contrario di Antonio Conte, l’uomo che non entrerebbe mai in un risporante con soli 10 euro. Invece Simone ci entra e riesce anche a mangiare qualcosa di buono.

Basti pensare che  i giocatori più costosi della campagna acquisti della sua ultima stagione alla Lazio sono stati Muriqi, Akpa Akpro e Fares. L’anno prima Lazzari e Vavro.  Gli andò meglio la stagione precedente, grazie alla ricca cessione di Felipe Anderson al West Ham: arrivarono Correa, Acerbi e Berisha. E ricordiamo poi l’arrivo in sordina di Lucas Leiva, salutato senza rimpianti dal Liverpool perchè considerato ormai vecchio.

Eppure dai suoi nuovi acquisti Inzaghi ha estratto il meglio e all’Inter quest’anno sta accadendo lo stesso. Non è questo uno dei punti forti di un grande allenatore?

Nel biennio contiano erano arrivati Lukaku, Hakimi, Barella, Kolarov, Vidal, Sanchez, Sensi, Young, Moses, Lazaro. Il giocattolo Suning si rompe e il buon Simone si ritrova a sostituire pezzi da 90 come Lukaku e Hakimi con il vecchio Dzeko, e l’incognita Dumfries. Poi c’è l’addio di Eriksen fermato dalle note e drammatiche vicende di salute, sostituito con il parametro zero Chalanoglu in fuga dai cugini rossoneri.

Proprio il turco, specularmente al caso Luis Alberto, da la misura del lavoro di Inzaghi: sono pochi i tifosi rossoneri che si sono disperati per il suo addio a costo zero. L’idea  era quella di un nuovo pacco rifilato ai cugini, al costo di 6 milioni annui. E invece Calanhoglu è esploso e sembra un altro giocatore: corre, incide, determina.

In definitiva, aggiungendo anche l’altalenante Correa alla batteria di regali estivi, non è nulla di neanche lontanamente paragonabile allo shopping precedente. Risultato?

Ha un punto in più in classifica rispetto all’Inter di Conte a questo punto della stagione. E ha riportato i nerazzurri agli ottavi di Champions con un turno di anticipo.

L’Inter è la squadra che ha segnato più gol in Serie A: 39. È la squadra col più alto numero di tiri in porta: 100, la seconda è il Napoli con 83. È la squadra con più cross, la seconda per numero di corner. Le uniche sconfitte arrivare quest’anno, contro il Real e proprio contro la sua Lazio, sono arrivate al termine di partite tenute in pugno largamente e buttate via per episodi.

I nerazzurri danno l’idea di dominare per larghi tratti di tutti i match giocati. Solida e paziente nel comandare la manovra, lucida e creativa nel momento di colpire.

La filastrocca inzaghiana che ha esaltato i supporters nerazzurri è quella per il secondo gol realizzato nella trasferta di Roma contro Mourinho che al 24′, dopo una serie di 20 tocchi in un minuto esatto di possesso palla, porta al raddoppio con la firma del grande ex: Dumfries, Dzeko, Barella, Skriniar, Calhanoglu, Bastoni, D’Ambrosio, Barella, D’Ambrosio, Brozovic, Calhanoglu, Correa, Perisic, Correa, Perisic, Calhanoglu, Correa, Bastoni, Calhanoglu, Dzeko.

Lo spartito inzaghiano era noto ma forse non tutti volevano ascoltarlo. Ora la musica la sentono tutti. Se poi sarà un piacere fino a se stesso lo scopriremo in primavera ma parlare di sorpresa ormai è fuori luogo.

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Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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