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domenica 22 Maggio 2022
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L’Interista esistenzialista: il Milan ha perso, l’Inter ha vinto, non è banale come sembra

Il derby di Coppa Italia finisce 3-0 ma ci si può ugualmente chiedere perchè il Milan ha perso e perchè l’Inter ha vinto? Si, e arriva una conclusione lapalissiana.

Perchè il Milan ha perso la partita?

Il Milan ha perso a causa di contingenze temporali: non era certo il momento giusto per il Milan affrontare una semifinale contro un avversario molto forte. Non lo era perché la flessione tecnica e tattica in essere, erano raccontati da una striscia di risultati deludenti alquanto: nelle ultime cinque partite di campionato erano arrivati i pareggi a reti bianche con Torino e Bologna, le vittorie di misura con Empoli e Cagliari e l’unica vittoria con più di un gol di scarto con il derelitto Genoa.

Il tutto condito con la miseria di quattro gol segnati in tutto. Paradossalmente, se la partita di ritorno avesse avuto luogo giusto un paio di settimane dopo quella d’andata, l’esito sarebbe stato probabilmente diverso, con un’Inter in piena buriana, stretta nel mini-ciclo di ferro tra Liverpool, Lazio, Juventus (Supercoppa italiana) Atalanta, Napoli e lo stesso Milan.

L’ha persa perché già al terzo minuto è andata sotto. Il gol di Lautaro ha mandato in vacca quello che poteva essere il programma di Pioli: condurre la partita a ritmi bassi per soffocare la foga dell’Inter nell’urgenza di segnare subito e aspettare con pazienza l’errore dell’avversario.

Conscio che sarebbe bastato un solo gol per far pendere l’ago della bilancia dalla propria parte, non aveva certo troppo senso attaccare forte col rischio di sbilanciarsi e prestare il fianco alle veloci ripartenze dell’Inter.

Invece quel gol ha giocoforza invertito l’inerzia della partita: il Milan ha dovuto cominciare a far di conto con il tempo a disposizione e di conseguenza ha preso corpo, nei suoi interpreti, quel certo crescente nervosismo dato dall’incapacità di raggiungere la porta avversaria con pericolosità. A frustrazione si è aggiunta frustrazione e nel tentativo di ribaltarla, ha dovuto subire le ripartenze dell’avversario.

Ha perso perché quella impotenza era tutta nella faccia grifagna di Giroud, stretto in mezzo a Skrinijar e Bastoni e De Vrij che non hanno replicato l’errore di qualche mese fa, quando gli hanno lasciarono lo spazio per stoppare il pallone e comodamente sparare in rete.

Ha perso perché Theo non ha avuto troppo campo per le sue accelerazioni e perché l’unico attaccante più in forma di tutti, Leao, ha sprintato solo fino al sessantesimo, poi non ne ha avuto più.

Ha perso perché Mariani ha valutato bene sul gol di Bennacer la passeggiata di Kalulu davanti ad Handanovic che offusca in parte la visuale della traiettoria da parte del portiere. Ma soprattutto, perde la partita perché prende tre gol e non ne segna nessuno: lapalissiano.

Perchè l’Inter ha vinto la partita?

Ha vinto per le stesse contingenze temporali che sono toccate al Milan, ma nella coniugazione positiva: ha affrontato l’avversario nelle condizioni fisiche e mentali ottimali.

Il pregresso degli incontri disputati alla vigilia della semifinale di coppa Italia lo avevano detto chiaramente: partendo dalla vittoria sofferta ma esaltante a Torino contro la Juventus son arrivate, in sequenza, vittorie di forza e convincenti sul piano del gioco con il sempre coriaceo Verona e con lo Spezia, il tutto condito da sei gol all’attivo contro uno solo al passivo.

Al di là dei risultati è saltato all’occhio come soprattutto la condizione fisica fosse tornata a livelli ottimali.

Ha vinto perché Lautaro già al terzo minuto ha sparigliato le carte, mandando in affanno quelli del Milan che probabilmente contavano di replicare il canovaccio della partita di ritorno di campionato: cioè soffrire finchè si potesse e poi vincerla non si sa come, con un paio di giocate dall’esito benevole.

Ha vinto perché Inzaghi sa leggere le partite e così pensa bene che di mettere come quinto di centrocampo Darmian al posto di Dumfries. Per forza: da quella parte ci sono due schegge come Leao ed Hernandez.

Darmian non avrà la corsa dell’olandese né la sua resistenza sui novanta minuti ma è più esperto e portato naturalmente ad un approccio più difensivo, più conservativo. Di sicuro ha piedi più sensibili: il cross controllato a mezza altezza con cui innesca il destro al fulmicotone del Toro è un vero e proprio babà.

In più, a dispetto della sua faccia da bravo ragazzo, nell’intimo non è certo una pasta da ostia e quindi mena quando può, ma con intelligenza, senza farlo troppo vedere, giusto un pochettino, un cicinin, quel tanto che. Quelle poche volte che va in crisi non c’è problema perché su quel versante ci stanno Barella e Skriniar a dargli bordone.

E poi si tratta di resistere una sessantina di minuti e il buon Leao ci pensa da solo ad annullarsi. Ma non ditelo a Pioli, che ci fa la cortesia di tenerlo in campo fino all’ottantesimo minuto.

L’Inter ha vinto la partita perché ad un certo punto Correa vede lo smarcamento del Toro e lo serve sulla corsa tra le due cariatidi Tomori e Kalulu, tocco sotto e la palla di soqquatto rotola in rete. Come al solito, se Lautaro non deve pensarci troppo realizza sempre conclusioni pressochè letali. Il problema nasce quando ci deve pensare, ma vabbè.

L’Inter ha vinto la partita perché ha in campo Perisic, che è un superuomo, lo si sappia. Quando sembra che l’economia della partita voglia svilupparsi dalla parte opposta della fascia che lui presidia, lui non si rassegna e va a battere zolle fuori giurisdizione.

Così poi non ci si meraviglia troppo di vederlo spalmato sulla linea di porta (non quella avversaria ma proprio la sua) ad abortire un gol già fatto per tap-in di un esterrefatto Kessie, che ancora oggi si aggira intorno alla porta per capire quello che è successo. Vince perché il Milan si gioca la carta Brahim Diaz e la cosa ad un certo punto preoccupa pure, perché i rossoneri cominciano a giocare meglio e una certa pressione a De Vrij e company la mettono pure.

Ma è cos’e niente, perché lo spagnolo dovrebbe – oltre a crear gioco – buttare un occhio quando occorre a Brozovic. Ma a Broz non lo ha avvisato e ad un certo punto questo saluta la compagnia e lanciato da Vidal (che a dispetto delle critiche feroci di certi tifosi ce la mette sempre tutta e anche di più) va a cercare fortuna sotto la porta milanista. E la trova, sotto forma di Gosens entrato a rimpiazzare Perisic (pure i superman devono riposare, talora) che deve solo appoggiarla in rete.

L’inter ha vinto la partita perché, nella sostanza, è più forte del Milan. Perché ha giocato meglio. Perché ha fatto tre gol a fronte di zero, e qui richiamiamo in presenza il generale Lapalisse.

Ha vinto perché aveva più voglia, più fame, più gamba di chiunque non solo del Milan ma dell’arbitro, degli affranti commentatori di Mediaset, dell’ex arbitro Cesari che non sapeva più a che santo votarsi per perorare la causa rossonera sul gol annullato a Bennacer.

A margine, l’intervista che Pioli lascia sgarbatamente a metà, convinto che lo stesso Cesari gli stia dando torto sulla fatidica decisione arbitrale: un allenatore sull’orlo di una crisi di nervi.

 

 

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Lavora "indegnamente" per la forza armata dell’aria da sempre (ma sono solo problemi loro). Lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi, popolano di lignaggio, ha un’insana tendenza ad annoiare e ad annoiarsi.

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