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giovedì, Agosto 18, 2022

La guerra stanca di Mourinho

Il primo bilancio di Jose Mourinho alla Roma oscilla tra luci ed ombre ma, più che per i risultati, tutto sommato positivi, lo Special One sembra aver perso il tocco magico con i calciatori.

Mourinho è ancora lo Special One?

Nel calcio si giudica il momento ed è facile essere smentiti. Corriamo questo rischio con Josè Mourinho, allenatore a cui vogliamo bene e non lo diciamo con una vena di sarcasmo, perché è stato un innovatore, un vincente ed un vero uomo di sport, nella sua accezione più nobile.

Ad oggi il bilancio di Mourinho alla Roma è negativo. Non tanto per la classifica, finisse oggi il campionato sarebbe quarto posto, ed ha la qualificazione praticamente certa in Conference League, ma perché al momento non s’intravede quel salto di qualità mentale che fa andare una squadra oltre gli ostacoli.

Risultati altalenanti, poca fortuna con gli arbitri (vedi Juventus e Milan), ma anche una gestione del gruppo che lascia qualche perplessità e non da l’impressione di poter essere l’elemento che fa crescere società e gruppo.

Non riesce a catalizzare su di lui l’attenzione dei media, che lo trattano come un un normal one, e i giocatori non crescono sotto la sua guida. Al contrario di Conte che invece fa crescere giocatori ed ambiente.

Gli ultimi anni di Mourinho sono esoneri tanti e trofei pochi. Roma era per lui l’occasione per rilanciarsi e per la Roma società il segnale di un progetto che punta in alto. Sulla carta un matrimonio perfetto, sulla carta.

La realtà dice altro ma se non possiamo imputare molto alla società, che ha fatto quello che si poteva in un momento di crisi acuta nel mondo del pallone, non possiamo non sottolineare gli errori di José.

Oltre che tatticamente, dove non si vede niente di Special, il suo bilancio da manager è da matita blu. Dire pubblicamente che 12/13 elementi non sono da Roma, e forse manco da Latina, ottiene il risultato di spaccare la squadra e creano un danno economico al club, non dimentichiamo quotato in Borsa.

Dopo le parole di Mourinho quanto può valere Kumbulla sul mercato? Onestamente siamo rimasti basiti dalla sua uscita. Un conto è far presente al club che ci sono criticità, tutti gli allenatori lo fanno, un conto è dire queste cose pubblicamente.

È un errore talmente grossolano che non riusciamo a capire perché l’abbia fatto. Non trasmette sicurezza, quella spavalderia che mandava il tilt la critica nei suoi due anni a Milano. Un comunicatore eccezionale, battuta pronta, intelligenza vivace ed anche un phisique du role che non guastava.

La guerra stanca di Mourinho

Una tale personalità da convincere Eto’o a giocare praticamente terzino. Riusciva a trasformare Mcdonald Mariga in un centrocampista di livello, ogni giocatore tirava fuori anche quello che non aveva.

Tatticamente era essenziale, andarsi a vedere Inter vs Siena. I nerazzurri sotto 2-3 al minuto 88 e la partita finì 4-3 con 4 punte di ruolo in campo e Samuel schierato centravanti. Una quotidiana lotta contro i nemici esterni, il famoso rumore dei nemici. Rumoreche nella sponda giallorossa del Tevere non si sente.

Mourinho sembra la parodia di se stesso, ha perso il tocco magico e gli sono rimasti i difetti da sempre. A Josè non fate fare la campagna acquisti. A Milano sbaglió completamente la prima e nella seconda voleva Deco e Carvalho e gli presero Sneijder e Lucio. Il vate di Setubal dovrebbe portare qualche trofeo a casa, mission di ogni allenatore, far crescere la rosa in qualità e mentalità e dare l’impronta organizzativa da top club alla Roma.

Perché si vince prima dietro la scrivania e poi in campo. L’impressione è che il club non si sia mourinhizzato ma che lui si sia romanizzato con i problemi atavici che ha il club giallorosso. È nell’ordine delle cose che tutto abbia una fine, è nell’ordine delle cose che un allenatore abbia una parabola discendente, e Mourinho non è uno che ha vinto per caso.

La cosa che dovrebbe fare è rinnovarsi, cercare altre strade, perché le formule di Milano e Madrid non funzionano più. È il consiglio che ci permettiamo di dargli per tornare lo Special One che abbiamo amato e di cui il calcio ha bisogno.

Se non ci riuscirà resterà comunque uno dei più grandi allenatori del calcio moderno. Quel Mou è per sempre.

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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