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martedì, Luglio 5, 2022

ITA e i predatori dell’Alitalia perduta

ITA decolla e, parafrasando una vecchia battuta di Giulio Andreotti, al mondo ci sono due generi di pazzi: quelli che si credono Napoleone e quelli che vogliono risanare Alitalia.

ITA e l’Alitalia perduta

La storia di Alitalia finisce qui, con 10000 licenziamenti e un massacro sociale unico. Per i più “fortunati” poche migliaia di lavoratori, la prospettiva è il passaggio alla nuova compagnia, ITA, fuori dal contratto nazionale del lavoro, in una sorta di nuovo caporalato di Stato, con salari dimezzati e senza diritti.  Una nuova compagnia ridotta all’osso e dald estino già segnato.

Questa è la fine ignominiosa dell’Alitalia, ereditata da Draghi che assieme alla UE le ha dato il colpo di grazia dopo che è scandalosamente fallita la privatizzazione.

Il progetto della vecchia compagnia affidato ai privati, i soliti noti, crollato miseramente,  ha mostrato tutta la pochezza e l’incapacità della classe imprenditoriale italiana e la rapacità delle multinazionali.

Il potere economico e politico ha avuto una capacità di produrre fake news pari a quella di combinare disastri. Ora però sono solo i lavoratori che pagano.

ITA e i predatori dell'Alitalia perduta

Un disastro privato, benedetto dallo Stato

Il caso Alitalia rappresenta l’ennesimo eclatante fallimento di una delle più grandi imprese italiane dopo il caso Cirio, il caso Parmalat e, più recentemente, quello dell’Ilva di Taranto.

Diverse sono però le motivazioni alla base delle crisi societarie.

Le clamorose vicende Cirio, Parmalat ed Ilva sono imputabili a politiche di crescita sbagliate. A fronte di una redditività operativa insufficiente a sostenere l’indebitamento, si è ricorso all’emissione di titoli di debito.

Questo solo per la parte della gestione economica, senza addentrarci poi nel ginepraio politico e giudiziario.

La vicenda Alitalia invece è stata determinata da una gestione negligente, da un lato non ha saputo tenere sotto controllo i centri di costo fondamentali, dall’altro ha scelto un modello industriale errato.

E meno male che erano state affidate ai competenti…

Le decisioni di Draghi e UE su Alitalia sono un pericolo per tutti i lavoratori

Finché Alitalia va, lasciala andare, finché Alitalia va, tu non tremare

Il modello predominante è stato quello classico del capitalismo all’italiana: privatizzare gli utili e socializzare le perdite. In pratica: gli utili tra gli azionisti, le perdite ai contribuenti.

Alitalia nella sua storia ha ricevuto ampio sostegno economico dallo Stato da cui, spesso, è direttamente dipeso il mantenimento in vita della società.

  • Tra il 1974 e il 2016 la compagnia ha accumulato perdite per 9 miliardi.
  • Dal 1974 a oggi lo Stato ha speso per Alitalia 10,6 miliardi.
  • Di questi 10,6 miliardi, quasi la metà sono stati spesi dopo la privatizzazione del 2008.

Interventi statali hanno accompagnato o addirittura anticipato ogni annata in cui la compagnia ha registrato utili.

Come andrà a finire stavolta? Ne riparliamo tra un paio di anni.

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