In questi giorni, le difficoltà finanziarie in cui versa il più grande gruppo cinese del settore immobiliare, il gruppo China Evergrande (Ceg) – 73,5 miliardi di dollari Usa di fatturato – sono state paragonate alla vicenda Lehman Brothers, il cui fallimento il 15 settembre 2008, il più grande mai registrato nel settore bancario, portò alla più grave crisi finanziaria globale di sempre.
Ma per Evergrande non si prospetta un fallimento. E neppure un salvataggio: ciò che sta accadendo in Cina è il risultato di un cambiamento di politica e di regole avviati, scientemente, da Xi Jinping e dal Partito Comunista Cinese. Con un preciso obiettivo: limitare la speculazione finanziaria e le bolle tipiche di un mercato capitalista cresciuto troppo e troppo in fretta.
La demolizione controllata di Evergrande
Di Carlo Formenti *
Il ciclone dei debiti Evergrande fa tremare il modello cinese, titolava il Corriere della sera qualche giorno fa. Ma già nel testo dell’articolo si capisce che il titolo è ad effetto (funzionale alla linea pro guerra fredda del quotidiano della borghesia) e rispecchia solo in parte i contenuti del pezzo, dal quale, chi abbia un minimo di conoscenze sull’evoluzione del socialismo in stile cinese, può facilmente evincere che, a rischio, è piuttosto il modello che i media occidentali hanno costruito nel corso degli ultimi decenni, cioè quello di una Cina avviata alla piena restaurazione del capitalismo.
Ebbene la vicenda del colosso immobiliare Evergrande, come le recenti disavventure del magnate di Alibaba Jack Ma e altri eventi consimili, testimonia piuttosto della svolta impressa da Xi Jinping verso un recupero di controllo dello stato partito sulle grandi imprese private cui erano state lasciate le briglie sul collo per evitare di fare la fine dell’URSS, collassata anche per l’incapacità di garantire un mercato dei beni di consumo in grado di soddisfare le esigenze di una classe media in crescita (in Cina i settori strategici e le banche. tuttavia, sono sempre rimaste sotto controllo statale).

Ora è venuto il momento di tagliare le unghie agli speculatori e sequestrarne i profitti per ridurre le disuguaglianze.
L’ombra di Mao si erge sempre più chiaramente dietro il profilo di Xi Jinping, e questo preoccupa l’Occidente assai più della concorrenza delle megaimprese cinesi a quelle di casa nostra.

* Carlo Formenti, sociologo, giornalista e scrittore, è autore di numerosi saggi su temi politici e sociali, fra i quali: Incantati dalla Rete (2000), Mercanti di futuro (2002), Cybersoviet (2008), Felici e sfruttati (2011) e Utopie letali (2013).
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