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lunedì, Luglio 4, 2022

La società che aspira al consumo come status produce depilazione laser non rivolta

L’ostentazionee di ricchezza, l’abuso della propria posizione, in una società che aspira al consumo come status, produce emulazione e non rifiuto.

Il consumo come status genera Fedez non Guevara

Negli scritti di Umberto Eco degli anni Sessanta ricorre una riflessione sulle classi subalterne si è rivelata del tutto infondata.

Secondo il semiologo, la società dei consumi avrebbe dovuto provocare una reazione di critica se non di rivolta, perché incapace di soddisfare i desideri che essa stessa induce.

Le immagini di benessere, di soddisfazione materiale e di integrazione nel consumismo avrebbero dovuto in altri termini provocare indignazione, rabbia e rifiuto, dunque protesta e lotta di classe.

Oggi queste considerazioni ci paiono molto ingenue. Alla prova dei fatti la percezione di diseguaglianza non provoca alcuna protesta, non la protesta immaginata da Eco contro i detentori del capitale.

Ne sono una prova le immagini sempre più frequenti dei miliardari in yacht, seduti placidi in case paradisiache o addirittura immortalati in viaggi spaziali privati che valgono più del salario dell’intera esistenza di diverse migliaia di operai e lavoratori.

Effetto Covid ricchi e poveri mai così distanti

La ricchezza esagerata non produce una reale e concreta risposta politica, non suscita il sacrosanto odio di classe, non provoca voglia di redistribuzione o di aspirazione a una civiltà diversa, più umana e giusta.

Produce semmai antipolitica, rancore verso lo stato, colpevole di non coltivare i talenti, di non fare abbastanza, di imporre troppe tasse. Provoca inoltre razzismo verso altre minoranze e non di rado crea addirittura un desiderio di imitazione. Non si spiegherebbe altrimenti il successo di due fenomeni opinabili come quelli di Fedez e Ferragni.

Mentre piccole minoranze di sguarniti parla di dittatura sanitaria, l’immaginario neoliberale si radica sempre più nelle masse. Pasolini lo chiamava il nuovo fascismo, ben peggiore del fascismo storico perché radicato nella democrazia.

Il nemico comune per chiunque invece aspiri al socialismo, all’eguaglianza e alla giustizia sociale dovrebbe essere proprio questo nuovo fascismo e non altro.

 

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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