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giovedì 12 Maggio 2022
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L’Interista esistenzialista: il motore ingolfato

Una bella Fiorentina ingolfa il motore (già ingolfato di suo) dell’Inter e porta a casa un pari e patta.

Il motore ingolfato

Bella come bella lo era stato il Genoa. E poi anche il Torino. L’Inter è una squadra che fa belle le altre squadre, a quanto pare, ma non è una buona notizia.

L’Inter di oggi non ha nulla a che vedere con quella del girone d’andata, quando non si premurava di far fare belle figure ad altri, anzi. La partita: la Fiorentina si è presentata sul prato di San Siro con un pretenzioso (ma alla fine proficuo) 433.

Italiano, che non è un fesso, ha preferito Saponara a Sottil come laterale destro, considerando le sue doti più “conservative”: e infatti dei tre davanti è quello che più si è speso nel raddoppio di marcatura sull’unico uomo che l’Inter ha – al momento – capace di strappare e saltare l’uomo creando superiorità numerica a centrocampo: Ivan Perisic.

Ci Ha visto lungo l’allenatore della Fiore: in effetti nell’unica sgroppata del Croato è arrivato il gol del pareggio. È stato appunto il proporre quel modulo di gioco che ha lasciato subito intendere che non sarebbe stata esattamente una passeggiata, passare sopra i toscani.

Mica per altro: metti tre attaccanti a fare pressing alto su una difesa in cui non c’è gente con fosforo e tecnica, finisce che avevi ragione e che stai facendo bene. Va detto: se ne tre difensori del 352 dell’Inter uno è D’Ambrosio e non De Vrij, (che è il vero regista difensivo), va da sé che il controllo di palla in quella fetta di campo si avvilisce mica poco.

Se poi non hai un ricucitore di gioco subito a ridosso di questi, un chilometraro inesauribile come Brozovic finisce che la palla di rotolamenti ne fa davvero pochi. E infatti il giro palla è stato lento e farraginoso, l’uscita pulita quasi mai è stata completata, di verticalizzazioni manco a parlarne. Perché diciamola tutta, un sostituto di Broz mica lo trovi facilmente: stavolta si provato Chalanoglu vertice basso con i risultati che tutti abbiamo visto.

Il turco studia da regista, ha l’ultimo passaggio del rifinitore, calcia bene, è spesso pericoloso sui tiri piazzati ma non è un maratoneta, non sa mandare a spasso due marcatori come fa Broz, soffre la distanza dagli attaccanti.

Diventa inutile, nei fatti. Inzaghi ha archiviato l’esperimento Barella, probabilmente perché quella certa visione di gioco, quel saper dettare i tempi del passaggio non ce li ha, amen; in più pare vittima dello scazzo più estremo: sbuffa, si lamenta, cristona verso i compagni, si crede (e forse lo è) un incompreso.

Diciamo anche che, a parziale discolpa di Inzaghi, sono state le contingenze costringerlo a fare certi esperimenti: normalmente quelli li fai quando o non hai più niente da perdere o sei talmente avanti coi punti da permetterti di osare e nel contempo di poter contare sulla massima freschezza fisica e la disponibilità mentale dei tuoi.

Situazioni, insomma, che al momento nel team non insistono: di più, la squadra sembra svagata (come purtroppo da molto succede, almeno dall’indomani dell’infausto derby di ritorno), poco convinta dei suoi mezzi, a volte persino impaurita.

Anche fisicamente, malgrado gli arrembaggi finali visti contro Torino e Genoa lascino intendere il contrario, siamo in grossa difficoltà: il Bastoni arrembante è un lontano ricordo, i movimenti di smarcamento di Lautaro inesistenti, persino Dzeko sembra diventato incapace di tenere tra i piedi una palla. In più, mentre fino alla partita con il Genoa potevamo recriminare per le tante occasioni da gol sprecate, adesso anche il computo numerico dei tiri in porta langue.

Le contingenze hanno quindi indirizzato la partita, che è stata molto aperta. La Fiore – come detto – ha anestetizzato il centrocampo e l’uscita dal pressing, i tre centrocampisti hanno messo in mezzo senza problemi Barella e Vidal, Chalanoglu invece si è messo in mezzo da solo.

Stretta com’era, (che bravo Duncan da play basso: ma è il Duncan che giocava da noi?) si immaginava che prima o poi uno tra Dumfries e Perisic sarebbe scappato ma immagino che il canovaccio tattico di Italiano avesse previsto quel rischi. E in effetti il gol del nostro pareggio ha visto protagonisti proprio i nostri quinti.

Ma è stato un baleno nel buio, quel particolare espediente tattico non si è praticamente mai ripetuto. Avvilente l’apporto alla storia della partita dei nostri attaccanti: tra titolari e riserve si ricorda solo la grande occasione capitata a Sanchez, deviata quasi sulla linea di porta, prima e dopo questo accadimento, il nulla.

La partita è quindi tramontata senza ulteriori sussulti, se non per un potenzialmente mortifero contropiede della Fiorentina che a momenti portava a casa il bottino pieno: Handa ci ha fatto un mezzo miracolo, ed è tanta roba viste le sue ultime performance.

Sui social si sprecano le critiche a squadra e allenatore, quest’ultimo quasi mai finora messo in discussione: assolutamente lecite ma non sempre condivisibili. Qualcuno invoca un cambio di modulo, accusando Inzaghi di un ingiustificato integralismo.

Mi sembra francamente un’esagerazione, vuoi che lo staff tecnico non provi e riprovi durante la settimana più soluzioni tattiche? Vuoi che non si studino e comparino tra loro le caratteristiche tecniche in relazione all’impiego sul campo e i test atletici? E’ che noi tifosi abbiamo un’idea molto naif del calcio, per la quale pensiamo che basti disporre delle pedine sulla scacchiera per far sì che tutto funzioni a meraviglia.

Qualcun altro si chiedeva se non era piuttosto il caso, nella malaparata, di affidarsi al lanci lunghi, e con quelli cercare direttamente gli avanti: vagli a spiegare che non c’è più Lukaku, che con una spallata buttava giù due difensori.

Oggi ci sarebbe Dzeko a raccogliere quelle rimesse, che pesa la metà del belga, che protegge efficacemente la palla quando gliela si dà sui piedi, non sulla testa. Come si evince, e non andrebbe nemmeno spiegato, sarebbero palloni ingovernabili per il serbo, figuriamoci per il suo compagno di reparto Lautaro, che è alto un metro e settantaquattro.

Tirando le somme, credo che, a meno di harakiri dei nostri competitori, per l’Inter il progetto scudetto si possa ritenere ormai accantonata. Non massacratemi, non è per vittimismo o disfattismo e, per carità, mi rendo conto che la matematica dica altro, ma messi da parte i sinistri auspici dati dall’andamento disastroso da gennaio in avanti, qui non si tratta più di rincorrere una sola squadra, bensì due.

Il Milan sembra aver trovato una sua identità di gioco, appoggiandosi mani e piedi su una difesa affidabile e, avendo imparato a soffrire, porta a casa vittorie risicate con giocate singole. Poi è coadiuvata anche da una bella dose di fortuna: quella serve sempre (ma un po’ te a devi anche propiziare).

Ha al momento sei punti sopra, sette se si conta l’esito degli scontri diretti e nel caso si finisca il campionato a pari punti. Il Napoli è altalenante, ieri ha vinto contro un’Udinese che meritava almeno il pareggio, ma ha l’attaccante più forte della serie A, uno che segna in tutti i modi: quando sono in difficoltà, buttano palloni in area e prima o poi Osimhen uno verso la porta lo indirizza.

Diciamo la verità: stando coì le questioni, oggi come oggi dobbiamo guardarci dietro più che davanti. Tornando ai social: è curioso come tutti i tifosi siano concordi sul fatto che la pausa nazionali possa e potrà aiutarci a superare il momento difficile: sperare non costa niente, certo.

E chi sono io per ricordare ad altrui che le riprese dopo le pause, all’Inter non portano granchè bene? E infatti non lo dirò. Ah, la prossima partita prevede la trasferta in quel di Torino…

 

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Filippo De Fazio
Lavora "indegnamente" per la forza armata dell’aria da sempre (ma sono solo problemi loro). Lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi, popolano di lignaggio, ha un’insana tendenza ad annoiare e ad annoiarsi.

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