Inchiesta Prisma, Ziliani: chi minimizza o nega rimuove la realtà

L’udienza preliminare dell’Inchiesta Prisma-Juventus che vede 12 indagati per i quali è stata fatta richiesta di rinvio a giudizio – dall’ex presidente Agnelli a Nedved, da Arrivabene a Paratici, è ormai imminente. Lunedì 27 marzo tutti i soggetti chiamati in causa si troveranno davanti al gup Marco Picco. Le accuse mosse dalla Procura di Torino, che indaga sui conti del club bianconero dal 2018-19 al 2020-21, vanno dalle false comunicazioni sociali all’ostacolo alla vigilanza, dall’aggiotaggio alle false fatturazioni. A scandire il conto alla rovescia la nuova integrazione degli atti.

Come al solito è Paolo Ziliani, giornalista che per anni, puntualmente, ha anticipato quello che sta accadendo in questi giorni, con i suoi articoli, i suoi tweet e suoi libri, a fare il punto della situazione in un lungo thread su Twitter che vi riportiamo.

Inchiesta Prisma, inevitabile la stangata

Di Paolo Ziliani*

A pochi giorni dall’udienza preliminare del processo penale per l’Inchiesta Prisma, alcune cose di cui nessuno parla. La prima: in quanto a gravità di reato le manovre stipendi stanno alle plusvalenze fittizie (quelle del -15) come il Real Madrid sta al Ponferradina.

Se poi consideriamo che nel processo sportivo che si terrà a fine aprile-inizio maggio oltre alle manovre stipendi verranno giudicati anche gli illeciti commessi nel filone “club amici” (le succursali), il quadro accusatorio per la Juventus si fa ancor più pesante.

La Corte d’Appello ha già spiegato che la bussola della giustizia sportiva è l’articolo 4, quello sulla lealtà sportiva. Ebbene, le manovre stipendi sono la rappresentazione plastica della demolizione fatta dalla Juve di tutto ciò che attiene alla lealtà sportiva.

Ci sono le prove provate di tutto: falsi in bilancio, documenti non depositati in Lega, scritture private occultate, stipendi non pagati, truffe all’Erario, ricorso a false fatture, IVA evasa, ammissioni di tesserati e non, intercettazioni confessorie, sequestri

C’è soprattutto la decapitazione del CdA fatta da Exor per togliere dalla circolazione Agnelli, Paratici e gli alti dirigenti dell’area amministrativa ritenuti dalla stessa proprietà insalvabili: Agnelli e Paratici possono considerarsi fin da ora radiati dal calcio.

Le carte della Procura di Torino bastano e avanzano per privare la Juventus dello scudetto 2020, mandarla in B (se non in C), vedere i 23 tesserati del 2019-20 e i 17 del 2020-21 squalificati per un mese; alcuni per due avendo aderito a due manovre, come pure Dybala.

Le ammende in arrivo saranno pesantissime: il codice di giustizia sportiva prevede una multa da 1 a 3 volte l’ammontare delle somme oggetto di illecito. Solo la carta Ronaldo pesa per 20 milioni, ma qui si parla di illeciti commessi per centinaia di milioni.

Le carte dell’inchiesta Prisma sono da tempo nelle mani dell’UEFA che ha già contezza del mancato rispetto del FPF da parte della Juventus. Ciò significa esclusione dalle coppe, che sarà di più anni considerando antisportività e mancata abiura al progetto Superlega.

Ancora: le inevitabili sanzioni che pioveranno sul capo dei “club amici”, a cominciare da Atalanta, Udinese e Sassuolo (ma la lista è lunga), complicherà le cose alla Juventus che dovrà per forza di cose avere una pena di molto superiore a quella delle succursali.

Chi minimizza la portata del processo “manovre stipendi”, sia penale che sportivo, e la portata delle sue conseguenze, non ha letto le carte e nega e rimuove una realtà che è invece evidente: c’è rischio galera e c’è rischio radiazione, altro che retrocessione.

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